QUITO, 10 marzo 2008 (IPS) – Tre inviati del presidente francese Nicolas Sarkozy, arrivati in Ecuador a ottobre del 2007, il primo marzo avrebbero ricevuto una telefonata dal Commissario colombiano per la pace Luis Carlos Restrepo, nella quale sarebbero stati avvertiti di non recarsi all’incontro con il leader della guerriglia Raúl Reyes, per l’elevato rischio in corso.
Secondo una fonte diplomatica francese che preferisce rimanere anonima, gli inviati di Sarkozy in Ecuador, giunti nel paese con il consenso del presidente colombiano Álvaro Uribe, stavano trattando con Reyes il rilascio dell’ex candidata alla presidenza colombiana, Ingrid Betancourt, ostaggio dei guerriglieri da sei anni.
La fonte ha detto all’IPS che i tre delegati francesi si trovavano in una cittadina vicina al campo delle FARC (Forze rivoluzionarie armate della Colombia), bombardata dall’esercito colombiano nelle prime ore di sabato primo marzo. Durante l’incursione avvenuta a tre chilometri dal confine colombiano, sono stati uccisi Reyes – portavoce internazionale del gruppo di ribelli – e oltre una ventina di sovversivi.
Mentre gli inviati si recavano all’incontro con Reyes, quando di fatto il portavoce era già morto, arrivava una telefonata di Restrepo, che li avvertiva di non raggiungere il punto di contatto, per loro stessa tutela.
L’annuncio ufficiale dell’assassinio di Reyes ha provocato forte disappunto nelle fila del governo francese; il ministro degli esteri Bernard Kouchner ha dichiarato alla stampa: “La morte dell’uomo con cui stavamo negoziando è una pessima notizia”.
Il leader ribelle era il contatto della Francia per il caso di Betancourt, la cittadina franco-colombiana il cui rilascio rappresenta una priorità per il governo di Sarkozy.
Il mese scorso, un altro inviato di Sarkozy aveva incontrato Restrepo, il quale aveva promesso il suo appoggio ai negoziati per il rilascio della sofferente Betancourt.
Lunedì scorso, il presidente dell’Ecuador Rafael Correa, aveva riferito che la liberazione unilaterale di 12 ostaggi, compresa Betancourt, prevista in Ecuador per questo mese, era stata fermata dall’incursione aerea sul campo delle FARC, proprio quando “i negoziati erano in una fase piuttosto avanzata”.
Lamentando come l’attacco avesse sospeso il rilascio degli ostaggi, il presidente ecuadoriano ha dichiarato: “Non dimentichiamo che la liberazione è uno dei motivi dell’incursione aerea e dell’attacco voluto dai nemici della pace”.
La lista degli ostaggi da liberare questo mese includeva gli ufficiali e sottoufficiali dell’esercito colombiano Juan Carlos Bermeo, Raimundo Malagón, Arbey Delgado, e Pablo Moncayo, i funzionari di polizia Luis Mendieta, Edgar Duarte e Julián Guevara, e un poliziotto ecuadoriano, Marcelino Arreaga.
Il governo di Uribe ha ammesso l’incursione dell’esercito colombiano in territorio ecuadoriano, ma ha accusato Ecuador e Venezuela di rapporti illeciti con le FARC. Come prova, ha fornito documenti che, secondo funzionari colombiani, sarebbero stati trovati sui computer portatili nel campo di Reyes.
Il ministro della sicurezza ecuadoriano Gustavo Larrea ha dichiarato di avere incontrato Reyes a gennaio, “fuori da Ecuador e Colombia”, riferendo di aver discusso con lui solo il rilascio degli ostaggi come parte di una mediazione voluta da diversi governi.
Francia, Svizzera e Spagna appartengono a un gruppo di paesi che stanno lavorando ai negoziati tra governo colombiano e FARC, per lo scambio umanitario di ostaggi con guerriglieri detenuti.
Grazie alla mediazione del presidente venezuelano Hugo Chávez, a gennaio e febbraio le FARC avevano rilasciato unilateralmente sei ostaggi.
In un comunicato di martedì scorso, il segretariato delle FARC riferiva che Reyes “è stato ucciso mentre portava avanti una missione per tentare, attraverso il presidente Chávez, e con il presidente Sarkozy, una soluzione al caso di Ingrid Betancourt e in favore dello scambio umanitario”.
Le FARC hanno inoltre ringraziato i presidenti “Hugo Chávez, Nicolás Sarkozy, Rafael Correa, Daniel Ortega (del Nicaragua), Cristina Fernández (dell’Argentina), Evo Morales (della Bolivia) e tutti i governi che vogliono la pace, oltre alle famiglie dei prigionieri (ostaggi), e alla grande maggioranza di coloro che sostengono lo scambio”.
In una dichiarazione alla stampa, l’ex-marito di Betancourt, il diplomatico francese Fabrice Delloye, ha definito “disgustoso” e “ignobile” il comportamento di Uribe, che avrebbe “pesantemente sabotato” qualunque possibilità di liberazione degli ostaggi.
Secondo Delloye, durante la visita del mese scorso in Francia, Uribe avrebbe chiesto a Sarkozy di riprendere, insieme a Svizzera e Spagna, i negoziati con Reyes, unico rappresentante delle FARC autorizzato a discutere lo scambio umanitario ostaggi-prigionieri.
Il presidente ha inoltre ricordato come la settimana scorsa a Panama, il Commissario per la pace Restrepo avesse nuovamente incoraggiato gli inviati francesi a incontrare Reyes.
”Il presidente Uribe era da tempo a conoscenza del luogo in cui si trovava Raúl Reyes, e sapeva anche che il presidente Correa, attraverso il ministro Larrea, aveva stretti legami umanitari con Reyes per una risoluzione del problema degli ostaggi”, ha detto Delloye.
I negoziati tra gli inviati francesi e Reyes duravano da diversi anni, ma più di una volta erano stati interrotti a causa dell’intervento del governo colombiano, come ha riportato l'IPS in passato.
Fonti diplomatiche con informazioni dirette sui negoziati hanno detto all’IPS che a giugno 2003 due funzionari del ministero degli esteri francese avrebbero incontrato Reyes per avere la prova che Betancourt fosse ancora in vita, poiché la famiglia non riceveva “prove di vita” dal maggio 2002.
L’interesse della Francia era di avere notizie sulla salute di Betancourt, e a loro volta le FARC erano interessate a ristabilire un contatto con la comunità internazionale.
Un alto funzionario del ministero degli esteri francese avrebbe dovuto partecipare all’incontro. Contemporaneamente, Delloye riceveva un video di Betancourt registrato all’inizio di giugno del 2003.
Grazie a intercettazioni telefoniche, il governo di Uribe sarebbe venuto a conoscenza dell’incontro in programma e lo avrebbe fermato, sostengono molte delle fonti interpellate da IPS. Il video è stato infine trasmesso ad agosto di quell’anno da un canale della televisione colombiana.
Pur avendo dichiarato di non sapere nulla dei negoziati con Reyes, l’ambasciatore francese in Ecuador, Serge Pinot, ha detto all’IPS che Parigi avrebbe continuato a fare il possibile e avrebbe preso “i contatti necessari a tutti i livelli” per garantire il rilascio di Betancourt.
Una fonte diplomatica di Bogotà che ha chiesto l’anonimato, sostiene che in quell’occasione, dietro il blocco delle operazioni, ci fossero “i servizi speciali Usa, che lavoravano insieme all’intelligence militare colombiana e al presidente Uribe”.
L’obiettivo, ha riferito, era bloccare ogni sforzo delle FARC nei negoziati.
Un altro incidente significativo è del gennaio 2004, quando il mediatore delle FARC Simón Trinidad fu arrestato in Ecuador con un’operazione congiunta dell’intelligence Colombia-Usa, in cooperazione con le forze di polizia ecuadoriane.
Secondo un comunicato successivo all’arresto, la missione di Trinidad era individuare un luogo idoneo all’incontro tra l’allora Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan e il suo rappresentante personale in Colombia, James LeMoyne.
In una dichiarazione, le FARC riferirono che l’arresto di Trinidad avrebbe annullato un incontro con i rappresentanti del governo francese, per una soluzione definitiva del problema degli ostaggi.
A dicembre 2004, Rodrigo Granda, noto come il “ministro degli esteri” delle FARC, fu sequestrato dalle forze di sicurezza colombiane, con “la possibile partecipazione di alti funzionari e agenti del governo venezuelano”, come aveva dichiarato lo stesso leader in un’intervista dal carcere pubblicata dal sito web del gruppo sovversivo.
La cattura di Granda aveva bloccato le operazioni locali e internazionali per lo scambio umanitario ostaggi-prigionieri, come ha dichiarato a febbraio il marito di Betancourt, Juan Carlos Lecompte.
Secondo Lecompte, Uribe sapeva che Granda, il quale viveva in Venezuela, rappresentava il contatto per le famiglie degli ostaggi e per gli enti internazionali che lavorano allo scambio, come Nazioni Unite, Croce Rossa, e i governi francese e svizzero.
”Granda aveva contatti con la Svizzera e stavano organizzando o avviando la procedura per un accordo umanitario con le FARC. Uribe l’ha scoperto e ha fatto arrestare Granda”, ha detto Lecompte alla rete colombiana Caracol TV.

