TIMOR EST: La violenza colpisce le più alte cariche dello stato

LISBONA, 13 febbraio 2008 (IPS) – Furono momenti di speranza e di gioia quando Timor Est ottenne finalmente l’indipendenza nel maggio 2002, dopo 450 anni di governo portoghese e un quarto di secolo di occupazione indonesiana, che sterminò un terzo della popolazione. Da allora però la violenza non è diminuita, e lunedì scorso è toccato al presidente José Ramos-Horta cadere nella rete del terrore.

Jose Ramos-Horta Credit:Agencia Brasil

Jose Ramos-Horta
Credit:Agencia Brasil

Anche il leggendario leader della resistenza armata contro Giakarta, José Alexandre “Xanana” Gusmao, ha subito un'aggressione, rimanendo tuttavia illeso. Oggi Gusmao è primo ministro di questo giovane paese, che occupa la parte orientale dell’isola di Timor, a sudest dell’Indonesia e a nord dell’Australia.

L’ex maggiore Alfredo Reinado e un gruppo di soldati a lui fedeli hanno sferrato un attacco contro l’abitazione di Ramos-Horta a Dili, capitale di Timor Est. Il presidente, vincitore del premio Nobel per la pace nel 1996, è il politico più popolare del paese. È stato trasportato con un aereo in un ospedale australiano, dove si trova ora in condizioni gravi, ma stabili.

Reinado è tra le vittime della sparatoria, insieme alle guardie del presidente.

Contemporaneamente, un gruppo armato guidato dal luogotenente Gastao Salsinha, secondo in comando di Reinado quando era capo del regime di polizia militare, ha teso un’imboscata a Gusmao su una strada rurale, ma il primo ministro è riuscito a fuggire.

Gusmao deve il suo prestigio ai tempi in cui era alla guida di un gruppo di guerriglieri di non più di 200 membri, che ha tenacemente resistito ai 22mila soldati indonesiani che avevano occupato la parte orientale dell’isola nel 1975, un anno dopo il colpo di stato in Portogallo che pose fine alla dittatura durata dal 1926 al 1974, smantellando il vasto impero coloniale portoghese.

La feroce occupazione indonesiana si concluse nel 1999, quando una forza di pace delle Nazioni Unite, guidata dall’Australia e appoggiata dal Portogallo, costrinse l’esercito di Giakarta alla ritirata, lasciando dietro di sé un tragico tributo di morti, circa 210mila, su una popolazione che nel 1975 contava 660mila abitanti.

Il leggendario “Comandante Xanana”, soprannominato il “Che Guevara dell’Asia”, in memoria del rivoluzionario argentino Ernesto “Che” Guevara, fu sostenuto da Ramos- Horta, instancabilmente impegnato sul fronte internazionale, con un’alleanza rivelatasi fondamentale nella lotta per l’indipendenza.

In una recente visita a Lisbona, Ramos-Horta aveva dichiarato che il genocidio, il più grande del XX secolo per proporzioni, e rispetto agli ultimi conflitti tra gruppi timoresi, “ha lasciato vecchie ferite con profonde cicatrici, e altre che sono state riaperte nell’ultimo scontro (del 2006)”. Nella sua ultima intervista con l’IPS, a gennaio, durante una visita ufficiale in Portogallo, Ramos-Horta avvertiva: “le difficoltà sono enormi e la povertà dilaga”.

Per la stabilità democratica, “servono molti anni, a volte la popolazione dimentica che siamo solo al quinto anno di indipendenza”, aveva detto in quell’occasione il leader di Timor Est.

Alla fine di aprile, inizio di maggio del 2006, era scoppiata una crisi perché il maggiore Reinado aveva disertato l’esercito con 20 soldati e ufficiali di polizia, battendosi contro truppe fedeli all’allora primo ministro Mari Alkatiri, capo del Fronte rivoluzionario per l’indipendenza di Timor Est (FRETILIN), al governo dopo l’indipendenza.

La violenza raggiunse il suo picco nel giugno 2006, quando sembrò che la lunga lotta per la libertà fosse diventata una disputa cieca per il potere, con gli interessi di australiani e portoghesi sullo sfondo.

In quel mese, i conflitti divennero sempre più sanguinari, e 40 persone furono assassinate. Reinado, assediato dall’esercito locale e dalle forze australiane, portoghesi e malesi, si trincerò nella foresta con Salsinha e circa 20 fedelissimi. Sono riemersi nelle prime ore di lunedì mattina, per tentare di assassinare i due uomini considerati i “padri della nazione”.

Le motivazioni della rivolta di Reinado e Salsinha si rifanno alle presunte discriminazioni etniche contro i loromunus, popolazione della parte occidentale dell’isola, da parte dei lorosae, abitanti dell’est. I primi lamentano una discriminazione da parte di questi ultimi, che controllano forze armate e polizia.

La chiave per comprendere gli attentati di lunedì contro il primo ministro e il presidente risiede tuttavia nella profonda crisi politico-militare scoppiata il 27 aprile 2006, alimentata dalla disgregazione delle forze di polizia nazionale e dalle profonde divisioni nelle forze armate, costituite da ex-guerriglieri combattenti nell’esercito indonesiano.

A fine aprile e a maggio di quell’anno, la protesta esplose oltre i confini delle caserme, e dilagò sulle strade di Dili e Baucau, la seconda città del paese, provocando il panico.

La polizia svanì e nessuno poté fermare i civili loromunus, che incendiarono le abitazioni dei lorosae, molti dei quali fuggirono da Dili e si rifugiarono nelle montagne.

Lunedì, la tensione a Timor Est era palpabile. Ciononostante, secondo i comunicati dei corrispondenti portoghesi nell’ex colonia, la situazione sembrava tranquilla.

È stata “una vigliacca aggressione al presidente della repubblica, al primo ministro e alle istituzioni del paese”, ha detto Gusmao, dichiarando lo stato di assedio per un periodo iniziale di 48 ore.

Il ministro degli esteri di Timor Est, Zacarias da Costa, ha riferito del trasferimento d Ramos-Horta in Australia dopo un intervento a Dili, in cui era stato rimosso uno dei due proiettili che gli avevano perforato lo stomaco.

Nel frattempo, il luogotenente Carlos Correia della Guardia nazionale repubblicana (GNR) portoghese, brigata “Bravo”, ha confermato che Reinado era morto, senza dire esattamente il numero delle vittime durante il combattimento.

Allo stesso tempo, sono comparse le prime critiche alle forze di pace delle Nazioni Unite di stanza a Timor Est, accusate di non aver agito tempestivamente.

”Le forze dell’Onu hanno bloccato le strade, ma non sono corse immediatamente in aiuto di Ramos-Horta, rimasto nella sua camera da letto per oltre un’ora in attesa di soccorso”, ha detto Joao Carrascalao, leader dell’Unione democratica Timorese (UDT) e fra i più influenti politici del paese, all’agenzia di stampa portoghese Lusa.

Carrascalao ha dichiarato che “l’UNPOL (polizia dell’Onu) è arrivata sulla scena rimanendo a 300 metri di distanza, senza soccorrere in alcun modo Ramos-Horta; solo la GNR è andata in suo aiuto”, una omissione considerata “grave”.

Secondo i corrispondenti portoghesi, fino a mezzogiorno – ora europea – di lunedì, l’Onu ha solo chiesto alle famiglie di Timor Est di rimanere a casa e ha limitato i movimenti della popolazione al minimo, mettendo contemporaneamente le sue forze in “massima allerta”.

L’ex primo ministro Alkatiri, oggi ufficialmente a capo dell’opposizione FRETILIN, malgrado i suoi contrasti con Ramos-Horta e Gusmao, si è unito al coro delle critiche alle Nazioni Unite, chiedendo alla missione Onu a Timor Est di rispondere degli attacchi al presidente e al primo ministro.

Nella breve vita del primo nuovo paese nato nel ventunesimo scolo, e secondo in assoluto dopo Montenegro nella ex Jugoslavia, l’equilibrio politico di Timor continua a camminare sulla corda tesa delle contraddizioni.