BRUXELLES, 14 gennaio 2008 (IPS) – Una delle critiche più comuni alla condotta dell’Unione Europea verso i paesi poveri è quella di dare con una mano e prendere con l’altra. Pur essendo il primo donatore al mondo in termini di aiuti allo sviluppo, l’Ue persegue politiche commerciali, agricole e di pesca che secondo molti attivisti contro la povertà perpetuano – e acuiscono – le disuguaglianze globali.

Louis Michel
Accade che, malgrado il buon risultato determinato dagli aiuti, l’Unione riesca comunque a mettere in pericolo il sostentamento dei piccoli agricoltori o pescatori, affondando i loro mercati con esportazioni generosamente sovvenzionate, o aiutando le imbarcazioni europee a sfruttare oltre il dovuto le scorte di pescato in acque straniere.
Proteste di questa natura si sono regolarmente fatte sentire nel 2007, mentre l’esecutivo del’Ue, la Commissione Europea, cercava di negoziare una serie di accordi di libero scambio, o accordi di partnership economica (EPA), con i paesi di Africa, Caraibi e Pacifico (ACP). Se sono circa 80 i paesi ACP coinvolti in queste consultazioni, solo 35 hanno firmato gli accordi prima della scadenza del 31 dicembre, stipulata dalla Commissione. I firmatari hanno promesso di aprire almeno l’80 per cento dei loro mercati a merci provenienti dall’Europa.
Poco prima di assumere l’incarico come commissario Ue per lo sviluppo nel 2004, Louis Michel sosteneva la necessità che l’Unione garantisse maggiore “coerenza” tra le sue diverse politiche che hanno un impatto sui paesi poveri. Ma quali sono i progressi fatti da allora?
Michel, ex ministro degli esteri belga, ha parlato con il corrispondente dell’IPS a Bruxelles, David Cronin.
IPS: In un recente rapporto, la Commissione Europea ha espresso la sua valutazione positiva sull’evoluzione rispetto alla maggiore coerenza tra sviluppo e altre politiche. Secondo quel rapporto, i funzionari dell’Ue non specificamente coinvolti nelle questioni di sviluppo tendono a non essere adeguatamente informati al riguardo. Pensa che la situazione possa migliorare?
LM: I funzionari sanno già che quando hanno a che fare con un dossier o propongono una misura che avrà un impatto sui paesi in via di sviluppo, devono fornire dettagli del loro lavoro ai nostri servizi per lo sviluppo.
Abbiamo fatto progressi notevoli. C’è altro da fare? Innanzitutto, la questione riguarda i sussidi agricoli. Entro il 2011, il 90 per cento dei sussidi dati all’agricoltura non avranno alcun legame con la produzione diretta, con l’effetto di una riduzione drastica.
Ritengo che il modo migliore per assicurare coerenza politica sia affermare per principio che il lavoro per lo sviluppo dell’Ue non sia svolto esclusivamente dal commissario o dai ministri per lo sviluppo. Tutti i ministri che controllano direttamente o indirettamente una politica legata allo sviluppo hanno il proprio ruolo. Spero che si terranno incontri tra i ministri di commercio, finanze, istruzione sull’utilizzo di potenziali ancora inespressi.
IPS: Non è un’esagerazione dichiarare che oggi regni l’armonia nella relazione tra le politiche dell’Ue su commercio e sviluppo?
LM: Il progresso è stato notevole. Quando stavamo negoziando gli accordi di partnership economica, abbiamo detto ai nostri partner (ACP): “Non dovete liberalizzare il 20 per cento del vostro mercato, avrete 15 anni per farlo, e così potrete proteggere i prodotti più sensibili”.
Se non pensa che abbiamo fatto abbastanza, guardi di quanto abbiamo ridotto i sussidi agricoli, o pensi all’ingresso dello zucchero proveniente da fuori l’Ue nei nostri mercati. Sono passi significativi, non gesti di carità.
IPS: Tuttavia, il nuovo trattato di Lisbona contiene una clausola in cui l’Unione si impegna ad abolire tutte le barriere delle aziende europee all’estero. Dalle relazioni preparate dalla Commissione, è chiaro che per barriere commerciali si intendono rigide regoli ambientali e di sicurezza nei paesi in via di sviluppo, anche se quelle regole potrebbero essere nell’interesse a lungo termine di questi paesi.
LM: Non capisco di cosa stia parlando.
IPS: Prima di Natale ho parlato con Rob Davies, vice ministro del commercio in Sud Africa, e mi ha detto che il Sud Africa ha rifiutato di firmare gli accordi perché l’Ue voleva includere una clausola suella “nazione favorita” (secondo cui su qualunque preferenza commerciale ci si fosse accordati in futuro con qualunque altra grande economia mondiale, sarebbe stata automaticamente estesa all’Ue). Secondo Davies, vincolare il Sud Africa a tali requisiti avrebbe leso la sua sovranità nazionale.
LM: Ovviamente è una questione di sovranità nazionale, ma è anche una questione di sovranità per l’Europa.
La Commissione Europea e i nostri stati membri garantiscono il 56 per cento di tutti gli aiuti allo sviluppo nel mondo. È difficile sostenere che l’Europa possa permettere ai suoi partner commerciali di trattare gli avversari economici meglio di come tratta noi. Siamo generosi, ma non stupidi.
IPS: Ho parlato con attivisti di organizzazioni non governative (Ong) in Africa i quali sostengono che l’Ue abbia usato il fatto di essere uno dei più grandi donatori, come arma per esercitare pressione su paesi in via di sviluppo.
LM: Pressione per cosa?
IPS: Per firmare gli EPA.
LM: Il primo gennaio 2008 è passato; c’è stata qualche catastrofe? Non so a cosa si riferiscano le Ong.
È vero che paesi come il Senegal erano contrari agli EPA e non li hanno firmati. Ma il Senegal è un paese a minor livello di sviluppo (Least Developed Country). (Secondo un’iniziativa nota come Everything But Arms), ha accesso completo, assoluto e illimitato ai nostri mercati. Può portare in Europa i suoi prodotti senza alcuna quota o tassa. E può prendere merci dall’Europa con una tassa di importazione. Non capisco quale fosse il problema per il Senegal.
IPS: Spostandoci su un altro argomento: Jean Ziegler, special rapporteur delle Nazioni Unite sul diritto all’alimentazione, è preoccupato perché i biocombustibili potrebbero crescere e sostituire i raccolti da usare per dare cibo agli affamati. Cosa pensa del suo appello ai governi di imporre una moratoria internazionale per fissare i confini dell’incremento nell’utilizzo dei biocombustibili?
LM: Sono d’accordo con lui.
IPS: Però l’Ue ha un obiettivo secondo il quale i biocombustibili rappresenteranno un decimo dei suoi combustibili da trasporto entro il 2010.
LM: I rischi di cui ha parlato il signor Ziegler sono reali. È bene mettere in guardia sulle illusioni nutrite a proposito dei biocombustibili.
L’uso di foreste per la produzione di biocombustibili è chiaramente pericoloso. L’utilizzo di terra coltivabile per produrre le risorse necessarie per i biocombustibili potrebbe andare a discapito della produzione agricola.
IPS: Ne ha parlato con Mariann Fischer Boel (Commissario Ue per l’agricoltura)?
LM: Conosce già il mio punto di vista. Avremo un incontro a Bruxelles con esperti sui biocombustibili e la produzione di olio di palma. Questo punto merita una riflessione.
IPS: Secondo alcune ricerche, le scorte di alcune specie di pesce in Africa occidentale sono diminuite del 50 per cento negli ultimi 30 anni. Del calo sono stati accusati gli accordi di pesca che l’Ue firma con i paesi africani. Nel 2008, entreranno in vigore una nuova serie di cosiddetti accordi di partnership per la pesca con l’Africa. Le cose cambieranno?
LM: Le risorse concesse secondo gli accordi di partnership per la pesca sono spesso superiori a quelle degli aiuti allo sviluppo. Per esempio, nel caso della Mauritania sono cinque volte superiori rispetto alla 'envelope' finanziaria per lo sviluppo.
Sulle scorte di pesce, è chiaro che avremmo bisogno di una valutazione scientifica. La Commissione lo sta prendendo in considerazione.
IPS: Infine, qual è il suo punto di vista sui tumulti seguiti alle elezioni in Kenya? L’Ue può esercitare una qualche funzione in quel paese?
LM: L’Ue lascerà risolvere agli africani i loro problemi, quando possibile. Non ci saranno interferenze, potrebbe essere controproducente.
Per il Presidente (Mwai) Kibaki, è necessario accettare la mediazione di Mr (John) Kufuor (presidente del Ghana e leader dell’Unione Africana) e condividere il potere con l’opposizione.
Avrò una conversazione telefonica con Mr Kufuor e sto cercando di parlare con i gruppi di Mr Kibaki e del candidato sconfitto, Raila Odinga. Non posso dire altro al momento.

