PAKISTAN: Vogliamo gestire e controllare l’esercito

KARACHI, 11 ottobre 2007 (IPS) – Nei 60 anni di vita del Pakistan, 40 sono stati sotto il controllo diretto o indiretto dell’esercito. Ogni nuova fase di proclamazione della legge marziale ha dato all’esercito sempre più potere e influenza. E anche nella fase attuale – cominciata con il capo delle forze armate Pervez Musharraf, che ha preso il potere nel 1999 – il ciclo si ripete.

Benazir Bhutto: candidata al terzo mandato come primo ministro del Pakistan Wikipedia

Benazir Bhutto: candidata al terzo mandato come primo ministro del Pakistan
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Tutte le speranze di ripristinare un governo civile vengono ora riposte su Benazir Bhutto, due volte primo ministro del paese, che proprio in questi giorni sta pensando di tornare in Pakistan dopo otto anni di auto-esilio a Londra e Dubai. La figlia di Zulfiqar Ali Bhutto – ex premier giustiziato dal dittatore militare che lo destituì nel 1977 – ha promesso che l’esercito verrà rimandato in caserma.

Il ritorno di Bhutto, aiutato dalla “Ordinanza di Riconciliazione nazionale” firmata venerdì scorso dal Presidente Musharraf, prevede per lei e altri leader politici l’amnistia da ogni accusa di corruzione relativa al periodo in cui erano in carica. Ma contro l’ordinanza è stato presentato ricorso in tribunale.

In un’intervista via e-mail con la corrispondente dell’IPS Karen Yap Lih Huey, Bhutto ha delineato un piano tattico – ammesso che riesca a tornare in Pakistan e che il suo partito, il Pakistan People s Party (PPP), vinca le elezioni – per porre l’esercito sotto il controllo civile. Una cosa che nessun governante eletto è mai riuscito a fare. Neanche Bhutto, durante i suoi due mandati come primo ministro (da dicembre 1988 ad agosto 1990, e da luglio 1993 ad agosto 1996).

IPS: L’esercito controlla ogni cosa, dalla difesa al mondo degli affari, e si dice che al suo interno vi siano sostenitori dell’estremismo e del terrorismo. Come riuscirà a gestire e a controllare l’esercito?

Benazir Bhutto (BB): Il primo passo sarà separare le cariche del comandante dell’esercito e del presidente. È una negazione della democrazia che il capo di stato maggiore delle forze armate in servizio sia anche il presidente del paese. L’impegno scritto di Musharraf alla Corte suprema di togliersi l’uniforme dopo la sua rielezione, e con la nomina del suo successore a capo dell’esercito, è un altro passo in questa direzione. Vorremmo che l’esercito venisse rimandato in caserma. Stiamo anche puntando al ripristino dell’equilibrio di poteri tra presidente e parlamento.

Il modo migliore per gestire e controllare l’esercito è farlo lavorare entro i confini della costituzione e sotto il controllo dell’autorità civile e politica. Credo che con il ripristino della costituzione e con la transizione alla democrazia, l’esercito dovrà lavorare entro i confini della costituzione. In questo modo pensiamo che sarà possibile gestirlo e controllarlo.

IPS: Chi la critica sostiene che lei non ha la minima idea di come si possa sentire un soldato, schiacciato tra il giuramento militare e la propria coscienza mentre uccide un fratello musulmano. Qual è il suo commento in proposito?

BB: Capisco a quale conflitto si riferisce. Un soldato professionista viene addestrato per eseguire gli ordini del comando. Qualsiasi comandante valido saprebbe come dare un fondamento morale all’ordine di comando che dà alle sue truppe. L’espressione ‘uccidere un fratello musulmano’ viene fraintesa rispetto in relazione alla lotta contro il terrorismo nelle aree tribali. Il tipo di conflitto a cui lei si riferisce è ipotetico.

IPS: Quale sarebbe a suo parere l'ideale emendamento alla costituzione, nel caso di un suo ritorno al potere?

BB: Se ci riuscirò, vorrei prima di tutto sbarazzarmi dei poteri del presidente di sciogliere il parlamento eletto a sua discrezione. Questi poteri nelle mani di un individuo al di sopra di un parlamento eletto sono antidemocratici, e sono una negazione della democrazia. Vorrei poi abolire il divieto imposto dall’esercito su chi è già stato due volte primo ministro di potersi ricandidare per un terzo mandato come premier. Ovviamente, anche una legislazione sulle responsabilità di tutte le istituzioni a tutti i livelli è in cima all’agenda.

IPS: Ha accennato al pacchetto di accordi con Musharraf: equilibrio di poteri, riforme per elezioni giuste, togliere il divieto su chi è già stato eletto due volte primo ministro. Quando pensa che avverrà tutto questo?

BB: Penso che avverrà in modo graduale. Alcuni passi sono già stati fatti, come gli accordi per togliere l’uniforme militare e l’amnistia contro i procedimenti legali nei confronti delle cariche pubbliche, contro cui le accuse non sono state dimostrate da nessun tribunale negli ultimi dieci anni. Il processo si consoliderà poco a poco e le elezioni generali sono previste per l’inizio del prossimo anno.

IPS: Cosa si intende esattamente per “divisione dei poteri”? Dovrebbe comprendere anche l’esercito, anche se Musharraf ha potere su di esso?

BB: Preferirei non chiamarla divisione dei poteri, perché questa questione si porrà solo dopo le elezioni generali del parlamento nazionale. Quale partito politico formerà il governo verrà stabilito soltanto dopo le elezioni generali. Perciò credo non abbia senso parlare di divisione dei poteri prima delle elezioni nazionali, e prima di accertare la volontà del popolo.

Sotto il governo democratico del PPP, l’esercito dovrà rimanere in caserma e fare il suo lavoro difendendo i confini del paese, in quanto questo è il suo dovere costituzionale. Non vogliamo che l’esercito divida i poteri con l’autorità civile e politica. L’esercito dovrà rimanere subordinato all’autorità civile.

IPS: L’auto-esilio per otto anni deve averla cambiata come persona (come madre e moglie) e come politico professionista?

BB: Mi ha cambiata molto. Mio marito è rimasto in carcere in Pakistan per otto anni senza nessuna condanna, e ho dovuto crescere i miei figli da sola in esilio, oltre a dovermi occupare di mia madre malata. È stata un’esperienza personale dolorosa. Anche essere rimasta lontana dal mio popolo per tutti questi anni è stata un’esperienza dolorosa. In quanto figura politica, avrei sempre voluto rimanere vicina al mio popolo. Otto anni di esilio mi hanno privato di questa possibilità.

IPS: Come governerebbe il paese adesso, rispetto ai suoi precedenti mandati? A quali questioni darebbe priorità?

BB: I temi più importanti per la popolazione sono disoccupazione, povertà e illegalità. Occupazione, energia e ambiente sono i veri temi, e il mio governo comincerà dedicandosi a questi problemi che colpiscono il popolo.

IPS: Le cose sono certamente cambiate negli ultimi anni – l'11 settembre, e la crescita dell’inflazione e del terrorismo – nel paese. Come pensa di fronteggiare un compito tanto arduo dopo essere stata inattiva per otto anni?

BB: Il governo militare si è affidato esclusivamente all’uso della forza, nel gestire l’estremismo nelle aree tribali. Noi crediamo che oltre all’uso della forza, dovremo anche adottare delle misure politiche, e migliorare le condizioni socioeconomiche dei popoli delle aree tribali. Anche la povertà e l’isolamento sociale danno origine alla militanza. Affronteremo le questioni della povertà e dell’isolamento sociale. Per questo il mio partito ha già presentato una petizione costituzionale alla Corte suprema, che chiede l’estensione del Political Party Act, la legge fondamentale sui partiti, alle aree tribali. Vogliamo portare i popoli delle aree tribali sulla grande scena nazionale, come uno strumento per combattere la militanza e l’estremismo.

IPS: Si diceva che stesse cercando di concludere un accordo con l’esercito.

BB: Non sto concludendo nessun accordo con l’esercito. Sto cercando una transizione alla democrazia in cui il parlamento sia sovrano, e l’esercito si attenga ai suoi doveri previsti nella costituzione.

IPS: Secondo gli osservatori, il matrimonio di potere tra lei e Musharraf non durerà, a causa degli interessi in conflitto, ai diversi stili di gestione e personalità. Cosa ne pensa?

BB: Il tempo lo dirà. La costituzione definisce in modo chiaro i ruoli del capo di stato e del capo di governo.

IPS: Cosa pensa della nomina del generale Ashfaque Kiani come prossimo comandante dell’esercito? È uno stretto alleato di Musharraf. Questo la infastidisce?

BB: Ho sentito che il generale Kiani è un soldato professionista, e penso che non si dedicherà ad altro che a fare il soldato. Potrà essere uno stretto alleato del generale Musharraf, ma questo non mi disturba.

IPS: Il Pakistan ha preso fondi dagli Stati Uniti per la guerra al terrore. C’è un crescente sentimento anti-Usa tra i pakistani, perché i leader del paese continuano a essere diretti dal governo Usa. Lei pensa che il paese abbia ancora bisogno di aiuti per combattere il terrorismo? Lei come avrebbe agito?

BB: Il terrorismo è un flagello internazionale, e per essere combattuto ha bisogno di uno sforzo collettivo della comunità internazionale. Sì, abbiamo bisogno dell’aiuto internazionale nella lotta al terrorismo e alla militanza. Il mio governo collaborerà con la comunità internazionale nella lotta al terrorismo.