BRUXELLES, 10 ottobre 2007 (IPS) – L’apertura degli scambi commerciali tra Unione Europea e Africa rischia di violare i diritti umani fondamentali, sostengono alcuni attivisti.
In base a una serie di accordi di libero scambio – gli Accordi di partnership economica (EPA) -, ai governi di Africa, Caraibi e Pacifico (ACP) si chiede di rimuovere la maggior parte delle tariffe previste sulle importazioni provenienti dall’Europa.
Ma secondo la Federazione internazionale dei diritti umani (FIDH), gli EPA – la cui firma è prevista entro la fine dell’anno – potrebbero violare il diritto internazionale e ostacolare lo sviluppo dell’Africa.
La Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli del 1981 afferma che tutti i paesi del continente hanno diritto al loro sviluppo economico.
In un nuovo studio, FIDH sostiene che privare i paesi ACP – molti dei quali con strutture di bilancio già precarie – dei profitti vitali che provengono dalle imposte sul commercio potrebbe infrangere tale diritto. La spesa per sanità e educazione potrebbe risentirne.
Le bozze degli accordi presentate dalla Commissione Europea, ramo esecutivo dell’UE, prevedono anche la liberalizzazione dei servizi. La FIDH teme che questo possa mettere in pericolo l’accesso all’acqua, un diritto che dovrebbe essere garantito per tutti, secondo il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966.
Le precedenti esperienze di privatizzazione dell’acqua hanno comportato enormi danni per i poveri, sottolinea FIDH. Alla fine degli anni ’90, quando la gestione dell’acqua e del sistema fognario di Cochabamba, Brasile, è stato venduto a delle imprese straniere, il prezzo dell’acqua, fino ad allora trascurabile, è balzato al 20 per cento del reddito mensile familiare. Gli attivisti sostengono inoltre che i piccoli agricoltori, dovendo lottare per competere con i prodotti a basso costo importati dall’Europa, rischiano di non riuscire a nutrire le loro famiglie, e avere un sostentamento decente. Ciò minerebbe il diritto di libertà dalla fame, riconosciuto dalla Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948.
“Gli EPA rischiano di lasciar fuori i produttori locali in molti casi”, ha spiegato il portavoce della FIDH Olivier De Schutter. “Una prospettiva estremamente pericolosa e inquietante”.
Gli attivisti contro la povertà hanno condannato le minacce lanciate dai funzionari UE di ridurre gli aiuti ai paesi ACP se questi non dovessero firmare gli accordi di libero scambio.
”La Commissione Europea sta usando le maniere forti per spingere i paesi africani a firmare accordi commerciali che comprometteranno il diritto al cibo”, ha commentato Bibiane Mbaye, di ActionAid. “Il diritto al cibo è un diritto umano, ed è un obbligo vincolante ben consolidato nel diritto internazionale”.
La FoodFirst Information and Action Network (FIAN) ha da poco condotto uno studio sull’impatto delle importazioni di pollame e di pomodori sugli agricoltori del Ghana.
È emerso che i coltivatori di pomodori del paese hanno perso una fetta considerevole del mercato a causa delle importazioni di concentrato di pomodoro, che sono salite da 3.000 tonnellate nel 1998 a circa 25.000 tonnellate nel 2003. Per gli agricoltori della regione di Koluedor è stato sempre più difficile vendere i pomodori a una quantità e a un prezzo sufficienti per nutrire in modo adeguato le loro famiglie.
Al momento, il Ghana applica una tariffa del 20 per cento sulle importazioni di concentrato di pomodoro, che rischia però di essere ridotta con la firma degli EPA.
Peter Mandelson, commissario europeo per il commercio, ha scritto di recente agli attivisti contro la povertà, nell’intento di confutare le loro argomentazioni chiave contro gli EPA.
“Sentiamo spesso dire che gli EPA non sono giusti, che apriranno i mercati ACP al commercio dell’UE a spese dell’attività economica e della crescita locali”, ha scritto. “Questo non è vero. Gli EPA non implicheranno il libero scambio tra UE e ACP dal 1 gennaio del prossimo anno o comunque entro breve. Ci assicureremo che non verranno applicati sussidi sull’esportazione di nessuna merce su cui i paesi ACP rimuoveranno le tariffe, così che non dovranno competere con i prodotti UE sovvenzionati”.
Alexandra Burmann, dell’organizzazione tedesca Pane per il mondo (Brot für die Welt), rifiuta le rassicurazioni di Mandelson. A suo parere, pur adottando delle misure per eliminare i sussidi ufficiali sulle esportazioni, l’UE continua a mantenere gli aiuti “nazionali” su larga scala, utilizzati in gran parte per sostenere prodotti alimentari che vengono poi venduti all’estero.
L’attivista ha poi osservato che mentre l’UE può invocare delle misure per tutelare gli agricoltori o i lavoratori dell’industria da forti aumenti delle importazioni, non intende concedere diritti analoghi ai paesi ACP. Alcune bozze degli EPA redatte dai funzionari della Commissione contengono delle misure di tutela che per i paesi ACP sarebbe “molto complicato” utilizzare, e che avrebbero una durata limitata.
”I paesi ACP chiedono di avere gli stessi diritti dell’UE”, ha spiegato all’IPS. “Ma anche questo è stato negato loro. È davvero scandaloso”. Secondo Bassiaka Dao, presidente della Confédération Paysanne du Faso (CPF), un’organizzazione di agricoltori del Burkina Faso, “negli ultimi 15 anni, le importazioni dall’Europa all’Africa occidentale sono aumentate dell’84 per cento, e i nostri paesi hanno speso fino al 57 per cento dei loro profitti per importare prodotti che potevano essere coltivati localmente. Un accordo di libero scambio reciproco peggiorerebbe la situazione, limitando al tempo stesso la capacità dei nostri governi di proteggere l’agricoltura”.

