BOSTON, 27 settembre 2007 (IPS) – Mike German è un ex agente del Federal Bureau of Investigation Usa (CIA), che negli anni ’90 riuscì a infiltrarsi nei gruppi terroristici dei “supremazisti bianchi” coinvolti in attività violente, tra cui un’organizzazione di Los Angeles con obiettivi razziali che lanciava bombe per intimidire e colpire persone di colore, e un gruppo militante neo-nazista dello stato di Washington.

Mike German
German ha lasciato l’FBI nel 2004, dopo aver diffuso pubblicamente le prove che la divisione dell’FBI di Tampa aveva effettuato registrazioni illegali di un gruppo indagato. I superiori di German cercarono di nascondere le prove di quell’operazione, anziché punirla.
German, esperto di terrorismo autodidatta che lavora con la Global Security, un istituto di ricerca di Washington, e con la American Civil Liberties Union, è adesso un aperto critico dell’agenzia investigativa americana e della sua intera operazione di sicurezza nazionale, che considera un programma top secret anomalo e inaffidabile.
”Ho guardato dietro quella porta, e ciò che ho visto è un caos infernale”, ha detto.
Nel suo libro “Thinking like a Terrorist – Insights of a Former FBI Undercover Agent” (“Pensare come un terrorista – Riflessioni di un ex agente dell’FBI sotto copertura”), German sostiene che i metodi illegali utilizzati dall’FBI nella sua guerra contro il terrorismo, come la tortura e le “lettere di sicurezza nazionale”, rappresentano una grave minaccia per la democrazia e la libertà, e per la vera sicurezza, negli Usa.
La corrispondente dell'IPS Adrianne Appel ha intervistato German a Boston.
IPS: Per 16 anni è stato un agente speciale, e ha spiato gli americani – come può dire adesso di temere che l’FBI stia minacciando la democrazia americana?
MG: Può sembrare strano che un ex agente dell’FBI possa essere un libertario civile. Ma le mie azioni, seppure segrete, non erano confidenziali. Lavoravo alla divisione giustizia criminale dell’FBI.
Mi affidavo a tecniche legali, costituzionalmente corrette, per raccogliere prove contro noti criminali. Puntavo solo sui membri di un gruppo che si sapevano essere coinvolti. Alla fine della giornata, sapevo che mi sarei ritrovato in un’aula di tribunale e sarei stato controinterrogato, e che il giudice e la giuria avrebbero esaminato la mia condotta.
Nella divisione Sicurezza nazionale dell’FBI non c’è mai stato lo stesso controllo attento.
IPS: Perché i suoi superiori hanno deciso di farla infiltrare in questi gruppi?
MG: Sono bianco, capelli biondi e occhi azzurri. Ecco perché! Non ho ricevuto nessuna formazione. Sono stato molto fortunato. Spesso mi ritrovavo in situazioni che potevano diventare molto pericolose. Ogni volta siamo stati portati nel gruppo da un testimone che conosceva le loro attività.
IPS: Qual è la differenza tra i gruppi terroristici nazionali e i terroristi internazionali, in termini di motivazioni e di obiettivi?
MG: Non c’è nessuna differenza. Usano le stesse strategie e gli stessi metodi. In sostanza, l’idea di un gruppo terrorista è quella di rappresentare una comunità ferita. Non hanno l’autorità per farlo, ma lo sperano. Il loro scopo è portare il governo o un’autorità a vendicarsi contro la comunità che dicono di rappresentare. La speranza dei terroristi è che i membri di quella comunità a un certo punto siano costretti a rivolgersi a loro per chiedere aiuto.
Per contrastare una simile strategia, si suppone che il governo non arrivi mai a riconoscere il gruppo.
IPS: Anche al Qaeda e i gruppi neo-nazisti usano gli stessi metodi organizzativi?
MG: Se parliamo con i cosiddetti esperti di terrorismo oggi, ci raccontano della ingegnosa rete di al Qaeda, una rete fatta di cellule disparate. Ma questa tecnica organizzativa è stata presa dai supremazisti bianchi. Nel 1992, il Ku Klux Klan pubblicò un documento, “Resistenza senza leader”, che fu ripreso dai supremazisti bianchi, e adesso da al Qaeda.
IPS: Ci sono prove dell’efficacia dei metodi utilizzati dal governo Usa per combattere il terrorismo?
MG: Il Dipartimento di Stato Usa mostra che il numero di attacchi terroristici ha raggiunto un picco storico nel 2003, arrivando a triplicarsi nel 2004. Sei anni dopo l’inizio della guerra globale contro il terrorismo avviata dal presidente [George W.] Bush, non siamo più al sicuro di quanto non fossimo nel 2001, nonostante le enormi somme di fondi spesi, e la perdita delle nostre libertà civili.
E c’è meno sicurezza, quando rinunci alla tua libertà.
IPS: Come dovremmo combattere il terrorismo?
MG: Dovremmo puntare sull’attività criminale, non sull’ideologia. I terroristi sono davvero pochissimi. Questi gruppi si dividono il lavoro tra loro, e le persone che redigono i materiali del gruppo non sono le stesse che costruiscono le bombe. Perciò gran parte dei nostri sforzi sono diretti verso persone che dicono cose che a noi non piacciono. Ma se dai loro la possibilità di dire ciò che pensano, saranno più soddisfatti e meno violenti.
IPS: Come studioso dell’FBI e della raccolta di informazioni segrete negli Usa, cosa può dirci delle Lettere di sicurezza nazionale, le richieste riservate di informazioni su molti cittadini medi americani?
MG: Sono state notificate almeno 143.000 Lettere di sicurezza nazionale. Quando l’Ispettore generale del Dipartimento della Giustizia ha fatto un’ispezione, ha scoperto più abusi nell’uso delle lettere di quanto l’FBI avesse riferito. Alcune persone cui sono state notificate le lettere non le hanno capite, e hanno dato molte più informazioni di quanto l’FBI avesse richiesto; e l’FBI ha registrato tutti i dati. Questo dimostra la corruzione che può esserci dietro la segretezza.
L’Ispettore generale ha indagato su quante di quelle lettere avessero di fatto portato a procedimenti legali, e la risposta è 200 – di cui solo uno legato al terrorismo.
IPS: Ci sono atti di intimidazione anche all’interno dell’FBI?
MG: Io insegno in un corso sul terrorismo, studiamo i manifesti terroristi. I funzionari del governo che seguono il mio corso vengono da me e mi dicono: “Ho paura a leggere queste cose, perché mi metteranno in una lista”. E queste sono persone che fanno parte del gruppo di intelligence.
IPS: Lei sembra pensare che l’FBI possa essere corrotta. Cosa è necessario che accada?
MG: Abbiamo bisogno di un sistema trasparente e affidabile. Corruzione e incompetenza sono aumentate nella divisione della Sicurezza nazionale. Fino ad oggi, manca una reale conoscenza delle logiche terroriste.

