BRUXELLES, 28 settembre 2007 (IPS) – Alti funzionari della Banca Mondiale hanno chiesto all’Unione Europea la possibilità di estendere il termine di fine anno stabilito per gli accordi di libero commercio con l’Africa.
Peter Mandelson, Commissario europeo per il commercio, ha più volte avvertito i paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP), con la minaccia di imposte esorbitanti sulle loro esportazioni all’Ue se non firmeranno gli Accordi di partnership economica (EPA) entro il 31 dicembre.
Malgrado sostengano di favorire azioni che incoraggino il commercio tra Europa e Africa, gli economisti della Banca Mondiale costituita da 185 paesi chiedono una proroga ritenuta necessaria a definire il tipo di accordo per la liberalizzazione totale del mercato promosso dalla Commissione Europea.
Questo punto è stato sollevato durante le recenti discussioni tra la Banca e funzionari dell’Ue.
Un importante rappresentante della Banca presso la sua sede centrale di Washington, ha detto che mentre l’idea degli EPA era da diversi anni nell'agenda delle relazioni Ue con l’Africa, le consultazioni finalizzate alla effettiva realizzazione risalgono solo agli ultimi due anni.
”È un periodo piuttosto breve per raggiungere un certo grado di sicurezza”, ha rivelato all’IPS una fonte che chiede l’anonimato.
Secondo la fonte, vi è scarsa chiarezza su alcune delle questioni chiave dei negoziati, compreso il livello di assistenza che sarà concesso ai paesi ACP perché riescano ad avvalersi delle nuove opportunità commerciali.
A maggio, i governi e la Commissione dell’Ue si sono impegnati promettendo 2 miliardi di euro (2,75 milioni di dollari) in “aiuti per il commercio” annuali entro il 2010.
”Non è chiaro per gli africani e onestamente non è del tutto chiaro neanche a noi quanta parte degli aiuti per il commercio sarà un supplemento (rispetto a fondi precedentemente assegnati agli aiuti allo sviluppo)”, ha detto la fonte.
Alcuni economisti della Banca ritengono inoltre che l’Ue non dovrebbe fare pressione sugli africani perché accettino velocemente le clausole relative a questioni di investimento e concorrenza previste dagli EPA.
Tali questioni sono state rimosse dalle consultazioni di Doha sul commercio mondiale dopo il pressing dei paesi in via di sviluppo, preoccupati perché un tale accordo avrebbe limitato la loro facoltà di proteggere le aziende nazionali dalle grandi multinazionali. Diplomatici africani e attivisti contro la povertà hanno accusato l’Ue di utilizzare le consultazioni sugli EPA per inserire nuovamente tali questioni nell’agenda commerciale internazionale. La Banca sostiene di non essere contraria al principio di avere degli accordi relativi all’investimento, ma ritiene che la Commissione dovrebbe ascoltare le preoccupazioni sollevate dall’Africa. “Sarebbe meglio rimandare tali questioni a quando gli africani saranno pronti”, aggiunge la fonte.
Sotto la minacciosa scadenza del 31 dicembre, un’idea discussa dai diplomatici africani è che entro quella data si potrebbe concludere un accordo commerciale snellito. Un tale accordo – descritto nei circuiti diplomatici come “accordo quadro” (framework agreement) – farebbe riferimento esclusivamente al commercio di beni, rimandando ad altra data questioni più scottanti, come la liberalizzazione dei servizi.
I funzionari Ue considerano sacrosanta la scadenza di fine anno, poiché una deroga alle regole riconosciute dall’Organizzazione mondiale per il commercio circa le preferenze commerciali accordate dall’Ue nelle importazioni dai paesi ACP scadrà all’inizio del 2008.
Un accordo limitato al commercio dei beni dovrebbe bastare per essere conforme ai requisiti dell’OMC.
Ciononostante, secondo i diplomatici africani esistono importanti differenze tra i loro governi e l’Ue su alcune delle questioni chiave relative al commercio dei beni. Gli africani hanno proposto che il periodo di transizione nel quale ridurre e in molti casi eliminare le imposte che gravano sulle importazioni dall’Europa dovrebbe durare fino a 25 anni, ma i funzionari Ue lo considerano un periodo troppo esteso.
”Sarà difficile definire un accordo quadro nel breve tempo rimanente”, ha spiegato un diplomatico.
Gli attivisti contro la povertà hanno evidenziato il danno che potrebbe avere sull’agricoltura africana un’invasione di importazioni dall’Europa libere da imposte, nell'ambito della giornata internazionale di azione contro gli EPA, indetta il 27 settembre.
Bassiaka Dao, presidente della Federazione degli agricoltori del Burkina Faso, ha detto che questa forma di libero commercio potrebbe compromettere la capacità del suo paese di alimentare la popolazione. ”Gli EPA rappresentano un rischio per la nostra sovranità alimentare”, ha detto. “Un accordo sul libero commercio con l’Ue non solo avrà un impatto sulle nostre relazioni commerciali, ma limiterà anche lo spazio politico nazionale sul campo delle politiche di sostegno alla nostra agricoltura. Per questo che diciamo no agli EPA nella loro forma attuale”.
Il settore caseario del Burkina Faso, paese che vive tradizionalmente di pastorizia, ha già sofferto a causa dell’aumento delle importazioni dall’Europa di latte in polvere totalmente scremato. È stato dimostrato che lo yogurt fatto con il latte in polvere importato è più economico del 10-15 per cento rispetto ai prodotti locali.
Gli allevatori di polli del Ghana, nel frattempo, hanno avvertito del disastro che li attende se il paese firmerà gli accordi. La quantità di polli esportati dagli europei nel paese nel 2004 supera le 40.000 tonnellate, misura destinata a crescere negli anni a venire.
”L’uso della forza sui paesi ACP da parte dell’Ue non è accettabile”, ha detto Tetteh Hormeku della Third World Network di Accra, Ghana. “E non ha nessuno senso. Gli EPA imposti certamente non rifletteranno gli interessi e i criteri commerciali dell’Ue, e falliranno in quegli obiettivi di sviluppo che avrebbero dovuto soddisfare”.

