RABAT, 25 settembre 2007 (IPS) – Le elezioni parlamentari di questo mese in Marocco hanno visto scendere il numero delle donne da 35 a 34, su un totale di 325 membri. Con 30 rappresentanti donne elette col sistema delle quote, i risultati sembrerebbero indicare che per le donne è una sfida far sentire la loro presenza nella Camera bassa – nonostante il sistema elettorale proporzionale.
I 30 seggi assegnati alle donne vengono occupati da candidate provenienti dalle liste nazionali. Per gli altri 295 seggi si utilizzano invece le liste locali, che comprendono uomini e donne, e gli scranni vengono assegnati in base alla percentuale di voto dei rispettivi partiti (il sistema permette anche ai candidati indipendenti di presentarsi).
Il sistema rappresentativo proporzionale viene scelto in genere per favorire una maggiore rappresentatività politica femminile, rispetto al sistema dei collegi elettorali; e questo per diverse ragioni. Spesso, si riesce ad affrontare il problema della discriminazione di genere in modo più efficace nei partiti politici, che non a livello dei collegi.
Ma secondo Mohamed Regragui – giornalista politico del settimanale Al Ayam paper – la difficoltà di aumentare la rappresentatività delle donne in questo paese dell’Africa settentrionale risiederebbe proprio nei partiti politici, e non a caso le donne continuano ad essere in minoranza negli organismi decisionali di questi gruppi. Molti marocchini hanno una visione tradizionale della condizione femminile.
Un altro articolo più ottimistico indica invece che il numero delle donne in corsa quest’anno è aumentato da 266 (il dato delle elezioni del 2002) a 299. In totale, circa 6.700 candidati si sono sfidati alle elezioni del 7 settembre – ed erano presenti 33 partiti politici.
Una delle quattro donne elette alla Camera dei Rappresentanti su una lista locale, Latifa Jbabdi, ha espresso un giudizio positivo sull’esito del voto.
“Benché ancora debole, il numero delle donne elette può rappresentare una forza. Ciò che conta sono i dibattiti, la qualità delle iniziative in parlamento, e la capacità di convincere”, ha detto all’IPS. Jbabdi rappresenta l’Unione socialista delle forze popolari. L’ex prigioniera politica è anche membro del comitato esecutivo del partito, ed è nota per il suo sostegno alle cause delle donne in Marocco. Moustafa Zaari, opinionista del quotidiano Assabah Arabic, ha espresso un giudizio analogo: “Ciò che caratterizza questa nuova ondata di donne elette è la qualità delle rappresentanti stesse. Sono giovani, istruite, funzionari di alto livello nelle amministrazioni, e accademiche. Per questo hanno la capacità di dibattere. È una ricchezza per il paese”.
Oltre a Kbabdi, anche Yasmina Badou, del Partito Istiqlal (indipendenza), è stata eletta dalle liste locali, insieme a Fatna Khiel del Movimento popolare, e a Fatiha Lyadi, un’indipendente.
Nel precedente governo, Badou era segretaria di stato per la famiglia, la solidarietà e l’azione sociale, mentre Lyadi era a capo dell’informazione nel Ministero delle comunicazioni.
I 30 seggi speciali destinati alle donne sono stati divisi tra il Partito Giustizia e Sviluppo (sette seggi), Istiqlal (sei), Movimento Popolare (cinque), Movimento Nazionale degli Indipendenti (cinque seggi), Unione Socialista delle Forze Popolari (quattro), e Partito del Progresso e Socialismo (tre seggi).
Il Partito Istiqlal, di tendenza conservatrice, e membro della coalizione al governo nella precedente amministrazione, ha ottenuto il maggior numero di seggi alle elezioni (52), seguito dal Partito per la Giustizia e lo sviluppo (Parti pour la Justice et le Développement, PJD), un raggruppamento islamico moderato che si pensava avrebbe ottenuto il maggior numero di voti. Il PJD è emerso con 46 seggi.
Il numero complessivo dei seggi in mano alle donne sarebbe stato maggiore se si fosse presentata l’Union Constitutionnelle (UC), dal momento che nel comitato esecutivo di questo gruppo ci sono più di dieci donne, che avrebbero occupato una buona posizione nella lista locale del partito. Ma una disputa interna al partito ha portato all’annullamento della lista UC da parte del Ministero dell’Interno.
Secondo Fatima Bekkari, del Partito democratico nazionale, “la campagna è stata… una esperienza ricca per quanto riguarda il contatto con la gente. Anche se questa (campagna) non ha portato a nessun risultato specifico, vedo un futuro roseo, e spero che mia figlia potrà raccogliere i frutti della nostra lotta”.
Dopo la nomina dell’assemblea legislativa, le donne elette devono ora preoccuparsi di guadagnare posizioni nel gabinetto. Il precedente governo aveva solo tre donne in un consiglio di circa 30 ministri.
La scorsa settimana, re Mohamed VI ha nominato il leader di Istiqlal, Abbas el Fassi, nuovo primo ministro del Marocco. Il monarca ha un ampio potere nel paese, di cui è anche capo militare e religioso.
El Fassi sta per prendere in mano un paese che lotta contro la povertà e l’analfabetismo – il 14,3 per cento della popolazione vive con meno di due dollari al giorno, secondo il Rapporto Onu 2006 sullo sviluppo umano – ed è a rischio di terrorismo islamico.
All’inizio di quest’anno, Casablanca, capitale finanziaria del Marocco, ha subito gli attacchi kamikaze di sette attentatori suicidi; e la rete terroristica di Al Qaeda ha annunciato di aver puntato l’obiettivo sul Nord Africa. Il Marocco è considerato un alleato degli Stati Uniti nella regione.
El Fassi sta poi per cominciare il suo incarico in un momento di forte sfiducia dell’opinione pubblica sull’efficacia del governo.
Come già riportato dall’IPS, molti marocchini guardano con scetticismo ai propri legislatori ('POLITICS-MOROCCO: Quotas Overpowered by Machismo' su www.ipsnews.net).
E questo si è visto nella scarsa partecipazione alle ultime elezioni: solo il 37 per cento dei circa 15 milioni di abitanti registrati hanno effettivamente votato: un record negativo senza precedenti.

