COMMERCIO-AFRICA: Lotta di potere nei negoziati sbilanciati sugli EPA

BRUXELLES, 24 settembre 2007 (IPS) – I paesi africani hanno dovuto ridursi ad “elemosinare” nei negoziati sui loro futuri legami economici con l’Unione europea (Ue), in quello che è diventato un esercizio di vero e proprio “assalto alla democrazia”, secondo i sindacati e gli analisti politici sia del Nord che del Sud.

Nelle ultime settimane, si sono intensificati i colloqui tra capi dell’Unione, Commissione europea (CE) e rappresentanti dei governi di Africa, Caraibi e Pacifico (ACP). La Commissione vorrebbe far firmare ai paesi ACP gli accordi di apertura del mercato, o “Accordi di partnership economica” (EPA), entro la fine di quest’anno.

Secondo Timothy Kondo, dal gruppo sindacale Alternatives to Neoliberalism in Southern Africa (ANSA), la Commissione non avrebbe preso seriamente in considerazione le preoccupazioni dei paesi poveri nei colloqui, ma si sarebbe piuttosto concentrata sul tentativo di limitare gli ostacoli affrontati dalle imprese occidentali desiderose di fare affari all’estero.

”L’atteggiamento dell’Ue deve cambiare”, ha detto Kondo all’IPS. “I nostri governi in Africa non hanno negoziato nel vero senso della parola. Non sono stati coinvolti in ciò che noi sindacalisti chiamiamo contrattazione collettiva, ma sono invece rimasti implicati in una sorta di ‘supplica collettiva’”.

”Non lo dico per biasimare i nostri governi. Non si deve biasimare il più debole. Il livello di sviluppo di Europa e Africa non è lo stesso. Ma l’attenzione degli EPA è stata puntata sulla rimozione delle barriere al commercio tra partner che non sono uguali”, ha proseguito Kondo.

Kondo ha preso parte alla conferenza del 18 settembre sugli EPA, organizzata dai membri di sinistra del Parlamento europeo.

L’attivista ha lamentato che i suggerimenti avanzati dai governi ACP durante i negoziati sono stati respinti dai funzionari Ue.

I paesi ACP hanno a lungo sostenuto, ad esempio, che i negoziati non dovevano occuparsi di temi quali la concorrenza e gli investimenti del governo. Eppure, la bozza degli EPA stilata dalla Commissione nei mesi scorsi conteneva provvedimenti su questi temi, prevalentemente legati all’accesso delle imprese straniere ai mercati ACP.

Secondo Marc Maes, attivista del gruppo belga per la lotta alla povertà 11.11.11., la maggior parte delle sei configurazioni regionali ACP con cui l’Ue sta negoziando hanno rifiutato di accettare le proposte di bozza della Commissione. “L’Africa occidentale è stata molto chiara su questo punto”, ha osservato.

Ciononostante, la Commissione ha deciso di lasciare le sue proposte sul tavolo. “I testi che la Commissione ha presentato riflettono la visione della Commissione sul commercio globale”, ha detto Maes. “Non rispecchiano gli interessi e i bisogni dei paesi ACP”.

La Commissione ha minacciato di imporre tariffe punitive sui i limiti imposti alle esportazioni ACP verso l’Europa, se i loro governi non firmeranno gli EPA entro il 31 dicembre.

All’inizio di settembre, il commissario europeo Peter Mandelson aveva detto ai parlamentari dell’Unione che, se non si fosse rispettata la scadenza del 31 dicembre, non avrebbe neanche preso in considerazione la proposta di un trattamento preferenziale per i paesi ACP rispetto al sistema tariffario generale Ue.

La parlamentare europea del Partito dei verdi britannico Caroline Lucas ha raccontato di aver fatto l’abitudine alle “maniere molto brusche” di Mandelson sin dai suoi esordi nella politica britannica, quando era il più stretto confidente dell’ex Primo ministro Tony Blair. “Ma sono rimasta ugualmente colpita dal tono aggressivo e prepotente che ha adottato (nell’elaborare alternative agli EPA), ha commentato.

Rivolgendosi alla commissione per il commercio internazionale del Parlamento europeo, l’undici settembre scorso Mandelson ha definito “irresponsabile” da parte degli attivisti contro la povertà pretendere di non imporre tariffe sui paesi ACP se questi non firmeranno gli EPA entro la fine dell’anno. In questa eventualità, Mandelson ha detto di non avere “altra scelta in termini legali” che imporre delle tariffe, secondo le norme previste dall’Organizzazione mondiale del commercio (OMC). La deroga sulle norme dell’OMC relative agli attuali accordi commerciali Ue-ACP scade il primo gennaio 2008.

”Non ho la bacchetta magica per poter fare marcia indietro”, ha detto Mandelson.

Mamadou Cissokho, presidente della Rete di organizzazioni contadine e produttori dell’Africa occidentale (ROPPA), ha osservato che i governi ACP “non stanno negoziando; stanno solo cercando di reagire alle proposte imposte su di noi dall’Europa”. “I documenti dell’Unione europea sono stati presi come base per i negoziati”, ha detto. “E tutti gli incontri di negoziati sono stati finanziati dall’Ue”.

Ha poi sottolineato che l’Ue spende 130 miliardi di dollari l’anno in sussidi agricoli, benché gli agricoltori rappresentino appena il 4 per cento della popolazione dell’Unione. Nonostante gli enormi vantaggi concorrenziali di cui godono gli agricoltori europei, la Commissione ha sollecitato i governi ACP a ridurre, e in molti casi eliminare, le tariffe applicate sulle importazioni alimentari dall’Europa.

Una simile liberalizzazione degli scambi avrà profonde ripercussioni sui piccoli agricoltori africani e “minaccerà” la capacità del continente di alimentarsi da sé, secondo Cissokho. “L’apertura dei mercati volente o nolente significa che i tradizionali metodi di produzione che abbiamo in Africa non verranno garantiti, né mantenuti”, ha spiegato.

Secondo il parlamentare europeo Vittorio Agnoletto, la Commissione sta cercando di “sostenere che Davide e Golia sono uguali”, nei negoziati sugli EPA.

”Francamente, è tutta una farsa”, ha aggiunto”. “In questo caso, Golia – cioè l’Ue – sta facendo un gioco sporco perché non sta eliminando i sussidi agricoli diretti alle sue esportazioni”.

Agnoletto si dice anche preoccupato dell'intenzione della Commissione di richiedere agli ACP una 'robusta' protezione dei diritti di proprietà intellettuale. In questo modo, ha sostenuto, questi paesi non potrebbero eludere i brevetti sulle medicine importando farmaci generici più economici per il trattamento dell’Aids e altre malattie gravi. In Africa, circa 30 milioni di persone sono positive all’Hiv.

Secondo Alexandra Strickner, dell’Istituto per le politiche agricole e commerciali (AITP) in Austria, c’è stato uno scarso dibattito sia in Europa che nei paesi in via di sviluppo sulle possibili implicazioni degli EPA. È essenziale, ha detto, che i parlamenti abbiano un ruolo formale nel vagliare gli accordi.

“Mandelson sta dicendo che vorrebbe attuare immediatamente gli EPA, senza alcun processo di ratificazione nei paesi ACP o in Europa”, ha spiegato. “Si tratta di un vero e proprio assalto alla democrazia”.