POLITICA: Futuro incerto per il trattato sul diritto all’acqua

Nazioni Unite, 3 settembre 2007 (IPS) – La proposta di un trattato internazionale che dichiari l’acqua un diritto umano fondamentale, ha ricevuto pareri contrastanti da parte di esperti, ambientalisti e politici.

“Chi pensa che una convenzione globale sull’acqua come diritto umano risolverà il problema idrico mondiale, si illude”, ha detto all’IPS il professor Asit K. Biswas, presidente del Centro del Terzo Mondo per la gestione delle acque con sede in Messico.

L’esperto ha spiegato che malgrado il cibo sia stato dichiarato da decenni un diritto umano, centinaia di milioni di persone soffrono ancora la fame.

Inoltre, “Chiunque abbia anche solo indirettamente seguito le discussioni all’Onu sui diritti umani sa che la probabilità di far approvare e riconoscere nel prossimo futuro una convenzione sull’acqua come diritto umano è quasi nulla”, ha detto Biswas, vincitore del Premio internazionale dell’acqua 2006, prestigioso riconoscimento conferito dall’Istituto internazionale dell’acqua di Stoccolma.

Secondo Biswas, il problema principale oggi non è la carenza di acqua, ma la sua cattiva gestione. “Seppure venisse miracolosamente approvata e riconosciuta una convenzione sull’acqua come diritto umano, questa riuscirà solo parzialmente ad ottimizzare l’accesso all’acqua. Non è questa la soluzione desiderata, potrebbe al massimo assicurare un piccolo aiuto”, ha aggiunto.

La campagna globale per un nuovo trattato sull’acqua è stata portata avanti da Mikhail Gorbachev, ex presidente della oramai defunta Unione Sovietica, oggi leader dell’organizzazione ambientalista non governativa Croce Verde internazionale.

Mentre il mondo affronta nuove minacce dovute alla carenza d’acqua, Gorbachev sostiene che i “gravi conflitti” idrici possono essere risolti solo da una convenzione internazionale che governi l’acqua come diritto umano fondamentale per tutte le popolazioni mondiali.

Poiché qualunque proposta per una convenzione internazionale deve essere sostenuta da uno stato membro dell’Onu, Gorbachev riferisce di avere scritto a circa 40 paesi chiedendo il loro appoggio al trattato proposto.

Presentando il diciassettesimo meeting annuale di metà settembre per la Settimana mondiale dell’acqua, il direttore esecutivo dell’Istituto internazionale dell’acqua di Stoccolma, Anders Berntell, avverte che 1,4 miliardi di persone vivono oggi in regioni nelle quali esiste una reale carenza fisica di acqua, e 1,1 miliardi vivono in regioni dove la preoccupazione per l’acqua è dovuta al suo eccessivo consumo.

“Ovviamente, in futuro queste cifre aumenteranno per la crescita della popolazione, l’intensificarsi dell’agricoltura e il cambiamento climatico”, ha dichiarato l’esperto durante un incontro con oltre 2.000 professionisti, tecnici, scienziati e politici.

Sunita Narain, direttrice del nuovo Centro per la scienza e l’ambiente con sede a New Delhi, ha detto di provare sentimenti contrastanti circa la proposta di un trattato internazionale sull’acqua.

“Sono convinta che l’acqua sia un diritto umano fondamentale, ma una convenzione internazionale delle Nazioni Unite sul tema non mi sembra una buona idea”, ha detto Narain all’IPS. “La ragione è che nel dibattito Onu i diritti umani sono stati talmente politicizzati e abusati che spesso si trasformano in un’arma che minaccia il lavoro dei singoli paesi”, ha aggiunto.

Narain ritiene che la questione dei diritti umani non sia mai stata trattata correttamente e onestamente alle Nazioni Unite.

“Se davvero ci si preoccupasse dei diritti umani, allora si ammetterebbe che gli Stati Uniti ne sono i principali trasgressori, invece nessuno può contraddire gli Stati Uniti; quindi si dichiara che conta esclusivamente la good governance e i diritti umani vengono usati selettivamente come un’arma, ma solo quando conviene”, afferma Narain, vincitrice del Premio internazionale dell’acqua 2005.

“Penso anche che le Nazioni Unite abbiano sostanzialmente offeso il processo dei diritti umani, quindi non mi piacerebbe che fossero coinvolte nella discussione per l’acqua, elemento così disperatamente necessario”, ha aggiunto.

Secondo Narain “nella nostra parte del mondo, i governi riconoscono l’acqua come un diritto umano”.

“Eppure, quando l’Onu lo sancirà come diritto umano, tutti faranno un passo indietro”; prosegue Narain, che è anche direttrice della Society for Environmental Communications in India. “La discussione verrà politicizzata e farà deragliare il processo; per questo la ritengo una mossa dai buoni propositi, ma di scarsa sostanza”, ha aggiunto.

Il dr. Ger Bergkamp, responsabile del programma per l’acqua alla IUCN – World Conservation Union, ha detto all’IPS che l’idea di una convenzione sul diritto all’acqua “sembra a prima vista interessante”.

“Tutti credono che la gente dovrebbe vivere dignitosamente e avere accesso all’acqua e ai servizi igienici”, chiede Bergkamp.

Molto è stato fatto negli ultimi anni per portare all’attenzione il diritto all’acqua, e questo impegno è dimostrato dal cambiamento delle leggi o dalle priorità dei donatori in alcuni paesi, ha proseguito.

“Come tale, la promozione del concetto ha contribuito a favorirne la realizzazione a livello nazionale, ma oggi un’altra convenzione internazionale potrebbe davvero accelerare il processo?”.

Bergkamp sottolinea che i trattati esistenti sui diritti umani assicurano già un ampio corredo di argomenti a sostegno del diritto all’acqua.

Secondo Bergkamp, “sviluppare un ulteriore trattato potrebbe costituire una distrazione, se l’obiettivo è adottare e tradurre delle idee in azione pratica”.

“Una convenzione potrebbe aggiungere qualcosa solo se fosse molto specifica nel suo intento e nelle clausole”, ha dichiarato, “ma è molto difficile da realizzare”. Se il testo della convenzione è vasto e generico, ha aggiunto, “potrebbero passare decenni senza alcun progresso sul campo, (e) guidati unicamente dal processo della convenzione”.

Il dr. Marius Claassen, responsabile delle risorse idriche presso il Consiglio per la ricerca scientifica e industriale con sede a Pretoria, considera ammirevole qualunque sforzo di fornire acqua e servizi idrici ai poveri e ai più deboli. “Quello che ci chiediamo è se scrivere una convenzione che sancisca l’acqua come diritto umano sia davvero un passo avanti che ne determinerà l’effettivo esito”, ha detto Claassen all’IPS, “e se farà davvero la differenza nella vita delle persone”.

Secondo Claassen, tutto dipende da alcuni fattori chiave: il processo di preparazione della convenzione deve essere inclusivo, credibile, e trasparente; il trattato deve fondarsi su principi concordati e chiari negli obiettivi, così da autorizzare l’azione; infine, il trattato dovrebbe essere efficace nella realizzazione.

Biswas del Third World Centre for Water Management si oppone all’idea dell’acqua come fattore determinante nei conflitti futuri. “Non immagino una guerra tra due paesi a causa della effettiva carenza idrica. Se due paesi vanno in guerra, l’acqua può rappresentare la quindicesima ragione, niente di più. In tutta la storia dell’umanità, nessun paese è mai andato in guerra per l’acqua”, ha aggiunto.

Secondo l’esperto, chiunque creda che le tensioni possano diminuire grazie a principi solidi sulla gestione dei fiumi attraverso i confini, non sa cosa accade nel mondo reale, “oppure ha consulenti mediocri”.

Circa dieci anni fa, l’Assemblea Generale dell’Onu ha approvato una simile risoluzione, con tre soli voti contrari. Tuttavia, il trattato non è stato ratificato da circa metà dei paesi necessari per attuare la convenzione.

Di fatto, negli ultimi cinque anni, non un solo paese l’ha riconosciuta, quindi la possibilità che questa convenzione venga resa operativa è quasi nulla, ha ribadito Biswas.