ROMA, 25 giugno 2007 (IPS) – Da Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan sceglieva Evelyn Herfkens per coordinare la Campagna del Millennio per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo dell'Onu (MDG's).

Evelyne Herfkens
Sabina Zaccaro
Ex ministro olandese per lo sviluppo internazionale e direttrice esecutiva della Banca Mondiale, Herfkens ha partecipato alla Conferenza Internazionale di valutazione di medio termine sullo stato di attuazione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio tenutasi a Roma la settimana scorsa.
IPS: Qual è la sua diagnosi sui progressi degli MDG in previsione della scadenza del 2015?
Evelyne Herfkens (EH): In realtà si sono fatti molti progressi, ma troppo lenti e inaffidabili. Alcune regioni stanno lavorando moltissimo, altre rimangono indietro, ma le preoccupazioni più grandi sono per la regione più povera – l’Africa sub-sahariana.
Certo, anche nell’Africa sub-sahariana alcuni fra i paesi più poveri sono in cammino per raggiungere diversi obiettivi. Il Mozambico raggiungerà l’obiettivo relativo alla povertà (MDG numero uno) e quello relativo alla mortalità infantile (MDG numero quattro). Ci sono almeno 12 paesi che lavorano all’obiettivo dell’istruzione universale (MDG numero due). I paesi che raggiungeranno gli obiettivi sono quelli che manterranno i loro impegni, che hanno le giuste priorità, che combattono la corruzione, che migliorano i sistemi sanitari e l’istruzione – quei paesi sono sulla buona strada, gli stessi per i quali anche alcuni donatori stanno mantenendo le loro promesse.
In generale, i paesi che registrano maggiori successi sono quelli che hanno beneficiato di cancellazioni del debito più significative …come la Tanzania, dove un milione di bambini in più frequenta la scuola grazie al fatto che non devono ripagare noi, e possono mettere il denaro nel bilancio dell’istruzione. Questi paesi avranno aiuti generosi, aiuti che consentono ai loro governi di assumersi le proprie responsabilità.
Dunque, non (sono necessari) progetti piccoli, frammentati, ma donatori che lavorano per sostenere politiche migliori in favore dei destinatari degli aiuti. Se questo è possibile nei paesi più poveri, allora è vero che gli obiettivi sono ancora raggiungibili. Tuttavia, ciascuno deve mantenere le proprie promesse.
IPS: Per quali ragioni l’Africa sub-sahariana, e soprattutto l’Africa meridionale, sono rimaste indietro? Molti degli obiettivi sono ancora lontani…
EH: dovremmo tornare indietro di secoli per trovare le cause, ma forse è meglio concentrarsi sugli ultimi decenni. Non sempre c’è stato il governo giusto nell’Africa sub-sahariana, e le leggi commerciali internazionali non sempre sono state particolarmente vantaggiose per i paesi africani, diventate vittime soprattutto delle politiche dei sussidi agricoli (di Unione Europea e Usa).
Inoltre, il modo in cui l’aiuto veniva distribuito in passato non è stato di grande sostegno per la credibilità dei governi presso i loro stessi popoli. Pochissimi sono i governi in Africa che si sono assunti le proprie responsabilità per il futuro. Le modalità operative dei donatori stavano minacciando affidabilità e responsabilità, facendo sì che i paesi africani guardassero più alle volontà dei loro donatori che alle richieste della popolazione.
Sono molte le cose che dovrebbero cambiare, ma io sono ottimista, perché c’è un numero crescente di paesi i cui governi si stanno responsabilizzando e dove si nota qualche miglioramento nel comportamento dei donatori. L'aspetto più problematico è tuttavia quello del commercio.
IPS: Vediamo che vengono presi una serie di impegni, ma poi non sono rispettati. Il vertice del Gruppo degli Otto a Gleneagles è passato inosservato. Sembra che manchi una volontà per portare equilibrio nel campo di gioco Nord-Sud – parliamo di intrecci di potere globali..
EH: Questo è in parte dovuto all’ignoranza, è molto difficile che politici di Giappone, Stati Uniti o Canada facciano realmente qualcosa in questo senso quando i loro elettorati non ne colgono i risvolti. Non mi piace parlare di classifiche per l’Africa sub-sahariana, e neanche per il G8. Ma siamo onesti: francesi, inglesi e tedeschi hanno mantenuto i loro impegni sul volume di aiuti. La Russia non è assolutamente un protagonista dello sviluppo, dunque alla fine parliamo di Italia, Giappone, Canada e Usa.
Tuttavia, negli Usa l’aiuto per l’Africa è di fatto raddoppiato …Naturalmente, il livello di partenza era estremamente basso, però le cose si stanno muovendo. Il presidente (Usa) è arrivato con promesse e offerte e il Congresso Usa è diventato più generoso. In Italia vediamo ancora poco, ma qui c’è un problema di debito. Ciononostante, qualcosa si muove nei programmi di aiuto in termini di azioni in grado di sbloccare la situazione; non si tratta di interventi che costano denaro, ma di azioni comunque importanti. IPS: Vorrei parlare delle politiche imposte all’Africa sub-sahariana. Molti lo ritengono il vero cuore del problema: le politiche imposte ai governi, le agende nazionali stabilite da paesi stranieri, è forse questo il motivo per cui questi stati non riescono a raggiungere gli MDG.
EH: Le sfumature sono tante. Ci sono governi africani che accusano il mondo esterno per tutto ciò di cui loro stessi sono responsabili. Secondo, concorderei con l’affermazione che sono troppo pochi i governi africani che hanno avuto il coraggio di dire “no” ai loro donatori su interventi giudicati inutili. Fu una svolta incredibile quando cinque anni fa la Tanzania disse ai donatori, “Ragazzi, ci state facendo diventare matti con tutte le vostre missioni e rapporti separati. Vi chiediamo tre mesi senza nessuna missione, non vi vogliamo. Dobbiamo concentrarci sulla gestione del nostro budget e prendere le nostre decisioni”. Ci sono state poche ribellioni dal fronte africano, in pochi hanno detto “no” alle azioni inutili.
Lei parla di qualcosa che dipende spesso dai governi africani, ma questi non hanno abbastanza credibilità e parlano perché loro stessi hanno fatto troppo poco per i poveri. Non tutte le politiche imposte sono cattive. Se in qualità di donatore lei dicesse: “Io voglio davvero che voi tracciate una vostra strategia di riduzione della povertà o un piano per gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio insieme alla società civile e al parlamento” – questa sarebbe decisamente una buona idea, ma non dovrebbe essere imposta da altri: credo che questi governi dovrebbero agire da soli. Alcune delle questioni sollevate dai donatori non sono completamente insensate.
IPS: Il problema, direbbe qualcuno, è stato seguire un approccio standard. La Banca Mondiale ha cercato di essere più attenta agli interessi nazionali, ma anche così non si è andati molto lontano – forse perché le politiche vengono sempre riaggiustate a vantaggio del Nord. Finché le cose andranno così, gli stati non avranno controllo sui loro problemi e non potranno attivare politiche utili alle loro popolazioni.
EH: Di nuovo, la sfumatura è sottile: nel Nord c’è chi cerca di rendersi utile. Tra le cose che considero più frustranti, è che nel Nord qualcuno abbia tentato di creare spazio e dare voce agli africani… per esempio, la campagna contro gli accordi di partenariato economico (proposti dall’Ue). Poi arriva un vertice internazionale e nessun governo africano solleva dubbi sugli EPA. Così non si va avanti, gli africani non hanno usufruito degli spazi disponibili per discutere realmente il loro punto di vista.
Se si guarda anche al gruppo più vasto di paesi in via di sviluppo, è spesso dominato dagli interessi dei grandi paesi asiatici o dell’America Latina, e gli africani non hanno mai fatto lo sforzo di dire: “Questo non è importante per noi”. Oppure: “Potete per favore occuparvi anche di quanto ci riguarda”. Non sto dicendo che il Nord è perfetto, ma se voi scrivete per il Sud, vorrei sentire anche l’altra parte della storia.
Nel Nord dico sempre che noi del mondo industrializzato imponiamo le politiche, che le nostre politiche commerciali colpiscono il popolo, e che le nostre politiche di aiuto sono avare e inefficaci. Puntualizzo continuamente questi aspetti, ma preferirei sentire qualcosa di più nel Sud sulla sua stessa responsabilità. Non c’è motivo perché anche il paese più povero del mondo non debba avere istruzione primaria gratuita universale – Mi dispiace, non c’è. È una questione di priorità. Dunque, niente scuse …ci sono spazi che non sono stati usati né a livello nazionale, né regionale.
È sempre molto utile discutere la mancanza di accesso ai mercati del Nord. Ho trascorso gran parte della mia vita lottando per un accesso maggiore al mercato dei prodotti africani; ma finora lo sforzo effettivo dei paesi africani è stato troppo scarso per consentire l’apertura dei mercati in Africa.

