COTONOU, 22 giugno 2007 (IPS) – Dopo anni di attività in Africa occidentale, l'agronomo Henri Girard ha visto abbastanza per sapere ciò che servirebbe per fermare il degradare della terra nella regione.
Girard vive in Burkina Faso, dove coordina il lavoro della Associazione Zoramb Naagtaba (AZN), e quella di Terre Verte.
“Zoramb Naagtaba” significa “amici associati” in lingua Mossi. I gruppi dell’AZN assistono gli agricoltori del Burkina Faso nel recupero del suolo, mentre Terre Verte è un’associazione francese creata per aiutare l’AZN a trovare il sostegno tecnico e finanziario in Europa.
Il corrispondente dell’IPS Michée Boko ha intervistato Girard sul suo lavoro.
IPS: Ci parli delle tecniche che utilizzate.
Henri Girard (HG): La prima riguarda lo sviluppo della terra per assicurare che non venga più distrutta dall’erosione, dagli incendi e dal pascolo. In pratica, questa attività si svolge all’interno di recinti boscosi chiamati “Wégoubri” in lingua Moore, dove si cerca di trattenere l’acqua piovana, ridurre il prosciugamento e arricchire il suolo. Una volta sviluppato il recinto, gli agricoltori lo sfruttano da un’area in cui possono sperimentare nuove tecniche come la rotazione delle colture, l’uso di siepi, il pascolo controllato e lo zaï.
IPS: Cos’è lo zaï?
HG: È una tecnica tradizionale di coltivazione dei cereali, originaria del nord-ovest del Burkina Faso… Consiste nel concentrare l’acqua e i nutrimenti intorno alle piante. Questa tecnica garantisce la rapida crescita delle piante… Lo zaï ci permette di ripristinare il suolo degradato portandolo allo stesso tempo a produrre un buon raccolto sin dal primo anno… a prescindere dalle cattive condizioni meteorologiche…
Ogni anno, ad ottobre, si organizzano delle competizioni agricole tra gli agricoltori di otto villaggi assistiti dall’AZN, per i campi zaï che ottengono i migliori risultati.
IPS: La gente reagisce positivamente alla vostra offerta di assistenza?
HG: Dipende dal villaggio. Alcuni la rifiutano immediatamente, mentre altri si mostrano interessati, ma poi non riescono a trovare un accordo sulla redistribuzione della terra. Ma alcuni villaggi ci credono molto, e cominciano a sviluppare recinti di più di 100 ettari.
IPS: Riceve qualche tipo di aiuto governativo?
HG: I servizi tecnici di stato apprezzano le nostre iniziative, ma… lo Stato del Burkina Faso punta alla creazione di una struttura legale per lo sviluppo delle aree rurali; questo è il loro ruolo principale. Non possiamo aspettarci che lo Stato faccia tutto. Se riesce ad offrire una struttura soddisfacente, allora gli abitanti e le comunità locali dovrebbero essere coinvolti.
IPS: Crede che l’Africa stia già facendo il necessario per fronteggiare la desertificazione?
HG: No. Dopo i primi segnali d'allarme sulla desertificazione nel 1968 e nel 1973, con le conoscenze e gli strumenti già a disposizione dell’uomo, avremmo potuto fare di più e meglio.
IPS: Nel Burkina Faso, si può dire che i risultati della battaglia contro la desertificazione siano incoraggianti?
HG: Sono state avviate molte iniziative, ma la grande sfida che abbiamo davanti è estenderle… a tutto il paese. Qualche piccolo bosco simbolico non aumenterà le foreste…
IPS: A suo parere, quali sono i difetti della lotta contro la desertificazione in Africa?
HG: Secondo la nostra esperienza, le tecniche ci sono, ma c’è una mancanza di sostegno sociale diffuso e uno scarso coinvolgimento di ogni singola persona per far migliorare le cose.
IPS: Si possono nutrire delle speranze, nonostante ciò?
HG: Sì, la regione del Sahel è piena di ricchezze ambientali non sfruttate, ma non dobbiamo aspettare oltre per agire, visto che proprio al Sahel tocca fronteggiare per primo l’immenso Sahara – e il cambiamento climatico.

