TORONTO, 8 febbraio 2007 (IPS) – Le previsioni del nuovo rapporto diffuso dal Comitato intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC), secondo cui la temperatura media del pianeta potrebbe aumentare di quattro gradi Celsius entro il 2100, vengono considerate più che attendibili da alcuni scienziati, mentre altri esperti le ritengono piuttosto imprecise.
Nelle sue 1600 pagine, il quarto rapporto di valutazione dell’IPCC, pubblicato ufficialmente a Parigi lo scorso 2 febbraio, sostiene che i dati scientifici sul riscaldamento globale e sulla responsabilità dell’uomo sarebbero sconvolgenti.
Ma secondo altri climatologi, le previsioni della commissione sono anche troppo prudenti, poiché non prenderebbero in considerazione studi più recenti, ad esempio, sullo scioglimento del ghiacciaio della Groenlandia.
Quello dell'IPCC è un gruppo di scienziati troppo cauto e assennato, secondo David Archer, climatologo presso l’Università di Chicago. “Talvolta sono troppo conservatori, ed è frustrante”, ha detto a Tierramerica.
I rapporti dell’IPCC non diffondono informazioni scientifiche nuove. Più di 2500 studiosi provenienti da 130 paesi compilano e analizzano ricerche già pubblicate da altri colleghi. Passano anni a tentare di conciliare le diverse versioni, mettendo insieme le informazioni in modo sommario.
Secondo le ultime valutazioni, per esempio, le temperature potrebbero salire tra 1,8 e 4,0 gradi entro il 2100, mentre il terzo rapporto di valutazione 2001 prevedeva un aumento tra 1,4 e 5,8 gradi: una forchetta più ampia e un aumento minimo più basso.
“La principale differenza (tra i due rapporti) è che ora le conclusioni sono talmente ben sostenute da dati comprovati, che diventa ragionevolmente impossibile dubitare che ci troviamo nel bel mezzo dei un surriscaldamento globale”, ha detto a IPS/Tierramerica Stefan Rahmstorf, collaboratore di IPCC.
A parte rare eccezioni, i rapporti della commissione dicono sostanzialmente le stesse cose, ha precisato Rahmstorf, professore di fisica degli oceani presso l’Istituto Potsdam per la ricerca sull’impatto climatico, in Germania.
Ma le eccezioni ci sono, e forse la più problematica è l’impatto dello scioglimento di ghiacciai e lastre di ghiaccio sull’entità dell’aumento del livello del mare.
Secondo alcune versioni del quarto rapporto di valutazione, trapelate ai media prima della pubblicazione ufficiale della settimana scorsa, l’aumento del livello dei mari potrebbe oscillare tra 28 e 43 centimetri entro il 2100: molto meno dei livelli pronosticati nel 2001, tra nove e 88 cm.
A causa della deadline per la presentazione, nell’ultimo rapporto IPCC mancano le valutazioni sugli ultimi studi pubblicati, secondo cui le lastre di ghiaccio in Groenlandia e altrove si starebbero sciogliendo molto più velocemente di quanto non si pensasse.
Secondo la ricerca di Rahmstorf pubblicata lo scorso dicembre sulla rivista Science, è più probabile che l’aumento del livello dei mari possa variare tra 50 e 140 centimetri entro il 2100.
“I dati sul livello del mare (del rapporto IPCC) sono estremamente conservatori, e i modelli climatici non riflettono le osservazioni più recenti su ciò che sta accadendo in Groenlandia”, ha spiegato Andrew Weaver, climatologo nella scuola di scienze della terra e degli oceani dell’Università di Victoria, in Canada.
I modelli climatici non includono le scoperte del World Glacier Monitoring Service (WGMS) di Zurigo, in Svizzera, secondo cui i ghiacciai montani si starebbero ritirando tre volte più velocemente rispetto agli anni ’80.
Dal 1850, si sono sciolti metà dei ghiacciai montani nel mondo, e le temperature globali sono aumentate solo di circa 0,8 gradi Celsius. Un futuro aumento della temperatura di 2.0 gradi significa che “solo i ghiacciai più grandi e più alti sopravviveranno al XXI secolo”, secondo l’esperto del WGMS Michael Zemp.
Nonostante il conservatorismo del rapporto e la quasi totale unanimità tra gli scienziati del clima, alcune organizzazioni e individui negheranno la responsabilità degli esseri umani nel cambiamento climatico. Essi imputano l’aumento delle temperature alle variazioni solari, e considerano inaccurate le previsioni dei modelli climatici su un futuro pianeta stile “bagno turco”.
Lo scienziato Archer dell’Università di Chicago sostiene che le ipotesi alternative sono state tutte confutate, ma periodicamente riemergono sotto nuove forme. “Ci sono ancora molte persone, in particolare in Nord America, che cercano tutte le scuse per nascondere la testa sotto la sabbia”, ha detto.
Il nuovo dossier IPCC utilizza 19 diversi modelli climatici, più del doppio rispetto al precedente rapporto, segnala John Fyfe, del Canadian Centre for Climate Modelling and Analysis, con sede nella provincia canadese occidentale del British Columbia. “Negli ultimi sei anni sono stati fatti molti sforzi per standardizzare e migliorare l’accuratezza di questi modelli”.
I modelli climatici, estremamente complessi, possono funzionare solo sui supercomputer più potenti del mondo. Secondo Fyfe fanno un ottimo lavoro, con accurate simulazioni del clima negli ultimi 150 anni: “Sono anche molto efficaci nel calcolare le temperature future”.
I modelli sono anche migliorati nel pronosticare le future condizioni di ampie aree, come le lande canadesi, dove si prevedono siccità più frequenti.
Il testo pubblicato a Parigi è il primo di tre volumi che compongono il quarto rapporto di valutazione. I prossimi due, centrati sugli impatti del cambiamento climatico e sulle possibilità di mitigarli, usciranno ad aprile e a maggio.
Rispetto al rapporto 2001, la prima parte, che si occupa della fisica legata al cambiamento climatico, incorpora molte più osservazioni dirette, che hanno ulteriormente aumentato la fiducia degli scienziati nei risultati, dice David Fahey, del laboratorio di ricerca National Oceanic and Atmospheric Administration’s Earth Systems Research Laboratory, negli Usa.
”Questo dossier rappresenta un mutamento repentino nella nostra comprensione del clima”, ha detto a IPS/Tierramerica Fahey, che ha realizzato una parte del rapporto IPCC.
Tuttavia, a parte alcuni dettagli, il documento ribadisce ciò che i precedenti rapporti IPCC già dicevano: il cambiamento climatico si sta già producendo, e peggiorerà ancora. D’altronde, ha aggiunto Fahey, potrebbe essere anche peggio, se non si ci si mette subito in moto per ridurre le emissioni di gas serra.
“A mio parere, il cambiamento climatico è un disastro incombente, lento e inesorabile”.

