NEW DELHI, 9 febbraio 2007 (IPS) – L’acquisizione dell’industria anglo-olandese dell’acciaio Corus, da parte del gruppo indiano Tata rappresenta un passaggio fondamentale per le società industriali nei paesi in via di sviluppo. Il fatto che i due competitori finali per l’acquisto del gruppo europeo fossero Brasile e India, indica uno spostamento negli equilibri del potere economico globale.
L’ultimo giorno di gennaio, dopo nove turni successivi in un’asta molto contestata controllata dal “Takeover Panel” inglese, la Companhia Siderurgica Nacional (CSN) brasiliana ha abbandonato la gara in favore del gruppo Tata.
Con una capacità produttiva di circa 24 milioni di tonnellate, il gruppo indiano è oggi il quinto produttore di acciaio nel mondo, dopo Mittal-Arcelor – la più grande acciaieria guidata da Lakshmi Mittal, di origine indiana – seguito dalla giapponese Nippon Steel e da Posco, industria sud-coreana.
A dicembre il gruppo Tata aveva inizialmente fatto un’offerta di 9,2 miliardi di dollari Usa per controllare le azioni della Corus, contro l’offerta di 9,6 miliardi di dollari della CSN. Durante questa asta aperta, Tata ha gradualmente aumentato la sua offerta, arrivando infine a 11,3 miliardi di dollari.
In principio gli investitori di Tata Steel avevano reagito male, e il primo febbraio il prezzo delle azioni della compagnia era decisamente sceso. Il capo, Ratan Tata, aveva descritto l’acquisizione del Corus come un “momento decisivo” nella storia del gruppo, iniziata più di un secolo fa, quando il patriarca della famiglia, Jamshetji Tata, realizzò un impianto per l’acciaio nell’India orientale – passato poi sotto il controllo coloniale inglese.
Con Corus nel suo portafoglio, il gruppo diviene la più grande azienda privata indiana, con circa 100 società, una capitalizzazione di 52 miliardi di dollari, 250.000 impiegati, e operazioni in più di 50 paesi nei sei continenti. Gli utili del gruppo equivalgono a circa il 2,8 per cento del prodotto interno lordo (PIL) indiano.
Il gruppo Tata è un impero industriale molto diversificato, con strutture per la produzione automobilistica, per l’industria chimica e di software informatico. Possiede anche una grande catena di hotel e ha interessi in altri settori. Prima di Corus, nell’agosto 2006, il gruppo aveva acquisito un 30 per cento nel controllo della Energy Foods Inc., con sede negli Usa, per la somma relativamente bassa di 677 milioni di dollari. In diverse interviste, Tata, che è anche a capo della Commissione di investimento indiana che ha l’obiettivo di attrarre nel paese investimenti diretti all’estero (FDI), ha fatto capire che il suo gruppo ha sovrastimato le azioni di Corus; tuttavia negli ultimi tre anni i prezzi dell’acciaio nel mondo sono raddoppiati, circostanza attribuibile soprattutto alla domanda della Cina, e se i prezzi internazionali del metallo continueranno al rialzo come nel passato più recente, i fatti daranno ragione a Tata. L’offerta del gruppo Tata prevede un equity value (valore di mercato dell'intero patrimonio netto) di 12,1 miliardi di dollari per il gruppo Corus, e un enterprise value (valore di mercato delle attività aziendali nette) in eccesso di 13,6 miliardi di dollari. Il contributo di Tata Steel all’offerta sarà di circa 4,1 miliardi di dollari, mentre il resto dei fondi dovrebbe essere fornito da un consorzio di banche e finanziatori internazionali.
Secondo gli analisti, l’affare Corus è più che una pietra miliare nella storia delle aziende indiane, e viene considerato in modo molto diverso dall’acquisizione del gigante europeo Arcelor da parte di Mittal Steel, dato che Mittal non ha altri investimenti nel suo paese d’origine. “L’acquisizione di Corus dimostra una maturità delle capacità manageriali e professionali delle aziende indiane”, ha detto all’IPS in un’intervista Anjan Roy, consigliere economico della Federazione indiana della Camera di commercio e dell’industria.
Secondo Roy, il fatto che il gruppo Tata abbia acquisito Corus contro la massiccia competizione internazionale è la dimostrazione che le compagnie indiane oggi “possiedono l’esperienza necessaria per concludere con successo fusioni e acquisizioni complesse, che richiedono una difficile ingegneria finanziaria”. Soprattutto, prosegue Roy, “il gruppo Tata dispone oggi di imponenti muscoli finanziari, e ha il denaro per comprare aziende nei paesi in via di sviluppo”.
Come Tata Steel, un numero sempre maggiore di compagnie indiane sta investendo fuori dal paese, in un contesto economico liberalizzato. L’economia indiana ultimamente è cresciuta con una spinta incredibile – per la prima volta dall’indipendenza politica del 1947, il PIL indiano è aumentato in media dell’8 per cento annuo per quattro anni di seguito. Per la prima volta, nel 2006, gli investimenti esteri dell’India hanno superato l’FDI in entrata.
Le società indiane in continuo movimento nei mercati globali comprendono il gigante farmaceutico Ranbaxyche, che potrebbe comprare azioni della Merck che ha sede negli Usa, il gruppo Aditya Birla, che ha in programma di acquistare in Canada tutti gli interessi legati all’alluminio, e Hutchison-Essar che partecipa alla gara per la Hutchison Telecom di Hong Kong.
Secondo Suhel Seth, partner di Counselage (un’azienda per la consulenza strategica), l’affare Tata-Corus “ha definitivamente e visibilmente cambiato il paradigma che l’India sia semplicemente l’ufficio acquisti del mondo“, dato anche il successo del paese nello sviluppo del software e nell’outsourcing dei processi di business. “Un nuovo 'strato di lucentezza' si è aggiunto al Marchio India,e il gruppo Tata ha dimostrato il proprio potere come produttore di acciaio, che rappresenta il suo core business”, ha detto Seth all’IPS.
”L’acquisizione di Corus non indica semplicemente la rincorsa dell’India Inc. – l’affare è stato cruciale per la sopravvivenza strategica e a lungo termine del gruppo”, dice Alam Srinivas, che scrive per il settimanale d’affari “Outlook”. Srinivas ha detto all’IPS che anche Mittal-Arcelor e la coreana Posco intendono realizzare grandi strutture per la manifattura dell’acciaio in India, attratti dalle abbondanti riserve di minerale di ferro di alta qualità nel paese. “Il gruppo Tata deve diventare l’attore globale per competere realmente contro i suoi rivali”.

