MEDIA-BALCANI: Le donne contro i pregiudizi

BELGRADO, 29 dicembre 2006 (IPS) – La fine del comunismo e le guerre degli anni ’90 hanno modificato la vita nei Balcani, ma le nuove nazioni hanno ancora in comune una visione della donna che risponde a vecchi stereotipi.

Lo studio “Stereotipi: la rappresentazione della donna sulla carta stampata nell’Europa sud-orientale”, effettuato a Sarajevo da “MediaCentar”, ha esaminato l’immagine della donna prevalente in Albania, Bosnia-Herzegovina, Bulgaria, Croazia, Macedonia e Serbia.

MediaCentar è un istituto educativo e di ricerca istituito nel 1995 per promuovere il giornalismo professionale nella Bosnia-Herzegovina del dopo guerra. I media hanno avuto un ruolo importante nel conflitto inter-etnico tra bosniaci, serbi e croati.

Il documento di 300 pagine analizza l’immagine della donna in ciascuno dei sei paesi balcanici.

Gli analisti hanno esaminato le principali pubblicazioni nella regione della ex Yugoslavia per quasi un anno, arrivando alla conclusione che “la sfera pubblica rimane di competenza degli uomini, così come la politica e altre questioni ‘serie’ a loro riservate, mentre alle donne vengono assegnati ruoli nella sfera privata e nell’intrattenimento”.

Tra i quotidiani presi in esame: Dnevni Avaz, Oslobodjenje e Glas Srpske in Bosnia-Herzegovina; Jutarnji List, Vecernji List e Slobodna Dalmacija in Croazia; Politika, e Vecernje Novosti e Blic in Serbia. Altri media monitorati nella regione: Jeta in Albania; Ataka e Trud in Bulgaria, e Reporter e Lobi in Macedonia.

“Nell’80 per cento dei testi, in tutti i temi affrontati nei quotidiani, sono gli uomini ad essere rappresentati”, ha spiegato la co-autrice Ivana Kronja alla presentazione dello studio a Belgrado la scorsa settimana. “Le donne sono praticamente invisibili; compaiono solo nelle sezioni dedicate all’intrattenimento, alla moda o alla televisione”.

Secondo lo studio, la stampa in Europa sud-orientale emargina le donne persino nei settori e nelle professioni che esse dominano, come le cure sanitarie, l’educazione e l’amministrazione locale.

“Quando i giornalisti ricorrono agli analisti per commentare eventi sociali o politici, nel 90 per cento dei casi si tratta di uomini”, ha aggiunto l’esperta.

“Ciò mostra chiaramente che anche gli operatori dei media hanno bisogno di un’educazione; sia i giornalisti uomini sia le donne”, ha detto all’IPS Tamara Skrozza, coordinatrice della sezione donne dell’Associazione indipendente dei giornalisti (NUNS). Anche Skrozza si è occupata del progetto, che descrive come “uno dei più importanti, essendo la prima ricerca che interessa l’intera regione dell’Europa sud-orientale”.

“I giornalisti spesso scelgono la via più semplice per preparare un servizio: chiamano il primo esperto che gli viene in mente, e di solito è un uomo”, ha aggiunto.

Strozza osserva che diversi gruppi regionali di giornalisti stanno pensando di aprire un sito web per diffondere i dati di esperti donne, in diversi campi.

Questa ed altre iniziative sono rivolte a cambiare le vecchie rappresentazioni. In Bosnia e Albania, ma anche in altre aree, come rivela lo studio, prevale il controverso stereotipo delle donne come madri devote o come modelli di seduzione.

In Bosnia, l'attenzione al genere è associata alle divisioni etniche tra bosniaci, serbi e croati, riflessi nei distinti media nazionali.

I media bosniaci raccontano spesso le storie delle madri o le figlie delle vittime del massacro di 7.000 uomini a Srebrenica nel 1995, mentre le madri dei soldati serbo-bosniaci sono le protagoniste preferite dai media serbo-bosniaci.

“In base all’analisi dettagliata del materiale, abbiamo evidenziato che la donna, nei quotidiani della Bosnia-Herzegovina, viene presentata o come madre/moglie/casalinga, o come donna anziana, o come figura del mondo dello spettacolo”, sostiene lo studio. Mentre in Albania, è emersa la forte tendenza a raffigurare la donna che acquista femminilità attraverso la bellezza e la maternità.

L’autrice della sezione dedicata all’Albania, Ilda Londo, ha studiato la popolare rivista per le donne Jeta (Vita), interamente gestita da uno staff femminile, e ha scoperto che anche quando si parla di donne con una carriera di successo, i loro risultati vengono messi da parte, mentre l’accento viene posto sul loro aspetto fisico.

“Al contrario, l’immagine che la rivista dà dei pochi personaggi maschili e della loro carriera non è centrata sul loro aspetto né sul loro destino: invece di soffermarsi sulla forma fisica, necessaria a mantenere il posto di lavoro, la rivista presenta uomini che affrontano crisi spirituali, per uscirne rafforzati e più famosi di prima”.

“Malgrado il potenziale ruolo cruciale dei media per cambiare questa situazione – si legge nello studio – gli sforzi appaiono scarsi in tal senso. In assenza di coperture speciali del mainstream su questi temi, e di servizi importanti nelle riviste serie sull’uguaglianza di genere e lo sviluppo globale in questo ambito, rimane l’unica alternativa delle riviste femminili di intrattenimento”.

Quanto alla carta stampata in Serbia, nel 24,9 per cento dei casi le donne vengono presentate in modo improprio, rispetto al 20,9 per cento in Croazia e al 20,2 per cento in Bosnia-Herzegovina. “Il termine ‘improprio’ si riferisce a una descrizione delle donne inadeguata, semplificata o inappropriata”, spiega all’IPS la professoressa Svenka Savic, della capitale della provincia serba settentrionale della Vojvodina.

Ciò avviene spesso nel riportare i crimini commessi dalle donne, sostiene lo studio. Le donne vengono quasi automaticamente dichiarate colpevoli.

I pregiudizi di genere nei media croati emergono, nel dossier, dal caso controverso di una giovane donna che uccise il marito nel 2005. La stampa le si rivoltò contro, descrivendo il marito come un giovane con una carriera di successo proveniente da una famiglia altolocata, con scarsi accenni agli abusi e alle umiliazioni che la donna era stata costretta a subire per anni.

“Il quotidiano Politika, di Belgrado, è in cima alla classifica dei media serbi che descrivono le donne in modo improprio, con il 35,91 per cento dei testi”, dichiara Skrozza. Si tratta del primo quotidiano dei Balcani, e uno dei più accreditati in Serbia.

Savic, tra i ricercatori che hanno collaborato allo studio, ha riferito all’IPS che “Politika promuove evidentemente uomini di successo piuttosto che donne di successo nello stesso ambito lavorativo. In pratica non promuove quasi per niente le donne di successo”.

“La discriminazione sessuale, gli stereotipi e l’esclusione delle donne dai processi decisionali si sono registrati in tutti i sei paesi presi in esame”, ha spiegato Savic. Nell’insieme, tutti i nove quotidiani della ex-Yugoslavia dovrebbero cambiare il loro approccio nei confronti delle donne, per smettere di trattarle come oggetti sessuali, ha aggiunto. Dovrebbero rispettare l’uguaglianza politica e smettere di rappresentare l’inferiorità femminile.

Un altro punto critico è che le donne, nei media, vengono seriamente sottorappresentate nei più alti livelli decisionali, sostiene Marina Blagojevic, una ricercatrice di Belgrado e collaboratrice del progetto. Raramente si tratta di redattrici capo, dirigenti d’azienda o di altri ruoli decisionali.