KENYA: Il ruolo politico della società civile

NAIROBI, 19 Giugno 2006 (IPS) – Nessuno può negare che le organizzazioni della società civile (OSC) siano cresciute numericamente negli ultimi decenni. Ma riescono davvero, oggi, a giocare un ruolo determinante, a fianco del governo, nelle decisioni politiche?

Non ancora, secondo Tiberius Baraza, ricercatore presso il Dipartimento per la governance e lo sviluppo dell’Istituto di ricerca e analisi politica, ente non governativo con sede a Nairobi, capitale del Kenya.

“La società civile partecipa alle decisioni a un livello molto elementare. Non è abbastanza per un sistema di governo democratico”, ha detto Baraza all’IPS. “L’ideale sarebbe che le OSC partecipassero all’identificazione dei bisogni della gente, decidessero l’agenda per stabilire gli obiettivi politici, e successivamente monitorassero e valutassero le politiche adottate”, ha proseguito. “Ma questo non viene fatto in modo adeguato”.

Affermazioni analoghe giungono da Faith Kasiva, direttrice esecutiva della Coalition on Violence Against Women. “Quando il governo si rivolge a noi, è sempre per farci approvare ad occhi chiusi quello che ha già deciso. Queste non sono consultazioni”, denuncia l’attivista.

D’altra parte, nei casi in cui c'è interazione tra le OSC e il governo, questa non riesce a tradursi in politica. “Anche quando nei workshop, siamo d’accordo su qualche punto (governo e attivisti della società civile), il documento finale che scaturisce da queste consultazioni è sempre diverso”, ha detto all’IPS Paddy Onyango, direttore esecutivo di Citizens Coalition for Constitutional Change.

“Abbiamo lavorato con il governo su molte questioni, anche per una politica di tolleranza zero sulla corruzione in Kenya. Tuttavia, lo stato ha truffato la società civile”.

Come esempio, Onyango ha citato il Decreto contro la corruzione e i crimini economici del 2003 (Anti-Corruption and Economic Crimes Act), che indica come deve operare la Commissione anticorruzione del Kenya (KACC, Kenya Anti-Corruption Commission).

“Volevamo che fossero risolte alcune questioni… Per esempio, chiedevamo che alla KACC fossero concessi poteri di accusa”, ha dichiarato Onyango, facendo notare che questa era considerata la chiave per incriminare i responsabili della corruzione finanziaria.

Tuttavia, la commissione anticorruzione, ente creato per indagare sui presunti guadagni illeciti, non ha ottenuto i poteri di accusa, che rimangono nelle mani del Procuratore generale Amos Wako, nonostante sia stato accusato di incompetenza, visto il tempo impiegato dal suo ufficio per risolvere casi di corruzione.

I responsabili del più grande scandalo di corruzione del Kenya, l’affare Goldenberg, devono ancora essere processati. Lo scandalo riguarda la finta esportazione d’oro e diamanti da questo paese dell’Africa orientale all’inizio degli anni ‘90, che si dice sia costato allo stato centinaia di milioni di dollari.

I keniani aspettano inoltre una soluzione per la saga dell’Anglo Leasing, che tormenta l’amministrazione del presidente Mwai Kibaki. La questione riguarda l’assegnazione di contratti governativi multi-milionari a una società inesistente, Anglo Leasing and Finance, per la costruzione di laboratori forensi per la polizia, e la stampa di passaporti che non potessero essere falsificati.

In questa oscurità, esiste tuttavia uno spiraglio di speranza.

“I keniani hanno capacità sufficienti per costringere il governo ad ascoltare la loro voce, e dimostrare all’esecutivo che non accetteranno indiscriminatamente qualunque decisione. Lo abbiamo già visto durante il referendum”, ha dichiarato Baraza, riferendosi al voto dell’anno scorso su una nuova costituzione per questo paese dell’Africa orientale.

Le OSC hanno condotto una campagna informativa per il referendum, in cui chiedevano ai cittadini di votare contro la costituzione proposta.

Infine, la costituzione è stata respinta, malgrado fosse sostenuta dal governo.

Il documento istituiva una presidenza forte, contro il desiderio dei cittadini, i quali volevano invece che il potere esecutivo fosse diviso tra il presidente e il primo ministro (posizione creata dalla nuova costituzione), forse allo scopo di evitare che si ripetessero gli abusi del passato da parte dell’autorità presidenziale.

Per capire cosa i cittadini desiderassero includere nella nuova costituzione, la Commissione per la revisione della Costituzione del Kenya aveva eseguito un sondaggio nazionale, dal quale era emersa la preferenza per un potere presidenziale limitato.

La capacità della società civile di influenzare le politiche dei governi verrà discussa alla fine del mese nella città scozzese di Glasgow, all’Assemblea mondiale di CIVICUS (21-25 giugno).

CIVICUS è un’organizzazione non governativa con sede a Johannesburg, centro finanziario del Sud Africa, che si occupa del diritto dei cittadini di partecipare alle decisioni politiche, economiche e culturali del proprio paese.

Il termine latino “civicus” significa “della città” o “della comunità”.