DIRITTI-KENYA: Acqua e politica non vanno d’accordo, dicono le attiviste

NAIROBI, 30 Aprile 2006 (IPS) – Alcune attiviste della provincia nord-orientale del Kenya (NEP) hanno
dichiarato che non saranno in grado di svolgere un ruolo più attivo in
politica, se non si faranno degli sforzi congiunti per garantire a questa vasta regione semidesertica dell’Africa i servizi di base.

“Dove trovare il tempo per la politica, se le donne devono percorrere a piedi 100 chilometri al giorno, o dedicare ogni giorno sette, otto ore per procurarsi l’acqua?”, ha chiesto Sophia Abdi Noor, direttrice esecutiva di Womankind Kenya, un’organizzazione per lo sviluppo della NEP.

“Se non riusciamo a risolvere questi problemi, non possiamo aspettarci molta in partecipazione delle donne alla scena politica”, ha detto all’IPS.

Ma l’acqua e i terreni da pascolo scarseggiano in questa regione del Kenya colpita dalla siccità, con ha una popolazione di circa un milione di persone, secondo l’ultimo censimento del 1999.

La questione ha scatenato conflitti tra le diverse comunità che qui si contendono le risorse: lo scorso luglio 90 persone sono rimaste uccise, negli scontri tra clan scoppiati a Marsabit. La NEP è rimasta instabile, soggetta a scontri violenti come quelli delle scorse settimane, con diversi morti e persone che hanno lasciato le loro abitazioni a causa del diffuso clima di insicurezza.

Le autorità del Kenya, a seguito delle pressioni ricevute per promuovere lo sviluppo nella regione, e in particolare degli appelli per risolvere il problema dell’acqua, ha annunciato dei piani per trivellare nuovi pozzi nella zona.

Il tema della maggiore partecipazione femminile in politica comincia ad assumere una certa importanza anche in vista delle elezioni generali del prossimo anno. Le donne vogliono risolvere la questione delle disparità rispetto alla loro rappresentatività in campo politico, e più in generale nei processi decisionali.

Ecco perché hanno elaborato “Il Manifesto delle donne del Kenya”, un documento in cui si definiscono richieste specifiche per incoraggiare l’avanzamento e la partecipazione delle donne nella leadership del paese.

Il testo, preparato dalle organizzazioni femminili donne sotto l’auspicio della “Lega delle donne votanti del Kenya”, è stato lanciato a Nairobi il mese scorso.

Nello specifico, si sollecita l’attuazione di politiche d’intervento per aumentare la presenza femminile nel governo a tutti i livelli.

Attualmente, tra i 222 membri del parlamento, le donne sono appena 18, e solo due sui 30 ministri di gabinetto, mentre gli otto presidenti di provincia sono tutti uomini.

I critici avvertono che potrebbe essere arduo attuare politiche d’intervento, se manca una legislazione che lo consenta. Una legge speciale di questo tipo (Affirmative Action Bill) è ancora in discussione, nonostante il via libera del parlamento nel 2000.

In un incontro tenutosi la scorsa settimana nella capitale Nairobi, i leader di diversi gruppi di donne e partiti politici hanno detto che il manifesto verrà usato per convincere i cittadini – soprattutto donne – a votare per le candidate.

“Molte emittenti locali hanno aperto nuovi canali radio nel paese. Vogliamo approfittare di questa opportunità”, ha dichiarato all’IPS Mumbi Ng’aru, funzionario del Partito liberal-democratico (LDP, che fa parte della “Coalizione nazionale dell’arcobaleno” al governo).

“Possiamo preparare dei volantini con tutte le informazioni sul perché bisogna votare le donne, ma quante donne sanno leggere? Possiamo diffondere queste informazioni attraverso i giornali, ma quante di loro possono permettersi di comprarli?”, ha chiesto.

“Con le stazioni locali, si tratta solo di ascoltare il messaggio, e così potremo raggiungere più persone, e in modo più efficace”.

Sono più di dieci le stazioni radiofoniche che trasmettono in lingua locale, e sono considerate uno strumento importante per l’informazione nel paese, che ha un tasso di analfabetismo relativamente alto. Secondo le statistiche ufficiali, otto dei 30 milioni di abitanti del Kenya sono analfabeti, ed il 60 per cento è rappresentato dalle donne.

Nell'intensificarsi degli sforzi per raggiungere una maggiore rappresentatività femminile al governo, la cultura è una sfida importante: alcune usanze e tradizioni vengono considerate discriminatorie nei confronti delle donne; sarebbero responsabili di relegarle a un ruolo di inferiorità, facendo passare l'idea che solo gli uomini sono in grado di assumere ruoli di potere.

Ma le donne che aspirano alla politica stanno cercando di superare questo ostacolo con l’appoggio degli uomini.

“È arrivato il momento, per le donne, di creare alleanze politiche con gli uomini, strategiche per la loro campagna”, ha detto all’IPS Josephine Ojiambo, del partito ufficiale dell’opposizione, l’Unione nazionale africana del Kenya.

“Se gli uomini si uniscono a questa campagna per far capire alla società che anche le donne possono essere leader, si ridurranno gli atteggiamenti negativi nei loro confronti.”