COPENHAGEN, 2 Maggio 2006 (IPS) – Prima che si riesca a ripulire la terra e la sua atmosfera, potrebbe essere necessaria una pulizia delle amministrazioni, a partire proprio da quelle incaricate di fare pulizia, ha dichiarato un esperto sull’ambiente.
Si dovrebbe iniziare con il ruolo che il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) ha stabilito per sé, riferisce in un’intervista all’IPS Achim Steiner, che il 15 giugno assumerà la direzione esecutiva dell’UNEP.
Tuttavia, malgrado il fregio Onu, l’UNEP potrebbe non essere l’agenzia destinata a quel compito, ha dichiarato Steiner, attualmente direttore generale dell'Unione mondiale per la conservazione della natura (IUCN).
”Il Programma delle Nazioni Uniti per l’ambiente non è l’ente preposto a gestire il programma mondiale per l’ambiente”, ha detto Steiner in un’intervista rilasciata durante un seminario sulla gestione degli ecosistemi, organizzato dal governo danese insieme alla Com+ Alliance, partnership di organizzazioni internazionali ed esperti delle comunicazioni impegnati nell’utilizzo delle telecomunicazioni come risorsa per lo sviluppo sostenibile.
”Una domanda che dobbiamo porci è quale sia il ruolo dell’UNEP al fianco di istituzioni come l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura su pesca, risorse agricole e problemi relativi alla terra, oppure accanto all’Organizzazione mondiale della sanità relativamente al problema della sanità, e della salute umana e ambientale”, ha dichiarato Steiner.
”Penso che uno dei dibattiti chiave sarà il contributo che uno specifico programma delle Nazioni Unite potrà dare all’insieme delle capacità della famiglia ONU, una domanda per la quale non è stata ancora trovata una risposta soddisfacente”.
Steiner non ha presentato un programma sui progetti che l’UNEP dovrà attuare, ma certamente all’organizzazione toccherà affrontare insieme ai diversi attori i tanti problemi ambientali di sua competenza.
”Siamo nel mezzo di un conflitto e vi è totale disaccordo su come procedere quotidianamente per la risoluzione di questi problemi”, ha proseguito. “Osservando buona parte della gestione ambientale e del processo dei negoziati, ci si accorge dei diversi vincoli, e della mancanza di un consenso globale su come lavorare e affrontare quei problemi”.
Tuttavia, anche sulla necessità di azione c’è un leggero disaccordo, ha dichiarato Steiner. “L’ironia è che sia nel Nord che nel Sud non si riconosca il sostanziale disaccordo su quanto sta accadendo, sul fatto che stia accadendo e che vada affrontato”, ha dichiarato Steiner.
”Ciò che di solito si vede nei negoziati internazionali è che i paesi di un gruppo o di un altro non si accordano su una particolare risoluzione non perché il proprio paese stia perseguendo politiche contrarie, ma perché rifiutano vincoli a livello internazionale”.
La madre di tutte le discordie è inevitabilmente la spaccatura Nord-Sud. Ma Steiner rifiuta l’idea che i paesi sviluppati si impegnino maggiormente in favore dell’ambiente rispetto a quelli in via di sviluppo.
”Negli ultimi cinque anni all’IUCN, ovunque viaggiassi nel Sud del mondo, non mi è mai capitato di incontrare un rifiuto netto da parte di un governo o dei suoi rappresentanti. Non è quello il problema, esistono molti vincoli, dilemmi, scelte e compromessi, il punto è se gli ambientalisti e la comunità internazionale possono aiutare a risolvere questi dilemmi semplicemente aggiungendo alla loro agenda altri dilemmi”. Molti paesi in via di sviluppo subiscono “una frustrazione legittima”, per aver sottoscritto sempre più impegni a livello internazionale, “senza avere reali garanzie sulle promesse fatte dal Nord”, ha dichiarato. “Allora, perché prendere sempre più impegni a livello internazionale, quando di fatto c’è poco da guadagnare e molto da perdere, e servirebbero solo autorità e assunzione di responsabilità”.
A sostegno di una “comune, ma differenziata responsabilità”, ha detto Steiner “dobbiamo accettare di non poter chiedere ai paesi in via di sviluppo di affrontare l’eredità storica nello stesso modo in cui la affrontano quei paesi che, con la loro impronta consumistica, sono fra le cause principali della situazione attuale”.
Tuttavia, malgrado queste differenze, Steiner ha dichiarato che la sua “grande speranza è che, se in linea di principio non vi fosse totale disaccordo sugli orientamenti che osserviamo, anche per i paesi in via di sviluppo, il futuro potrà solo portare un maggiore coordinamento a livello internazionale”.
Secondo Steiner, nessun paese, per quanto esteso come Cina, India o Brasile, potrà davvero gestire lo sviluppo ambientale da solo. “Credo che l’UNEP su questo punto giochi un ruolo davvero significativo, e possa contribuire a ricomporre un’agenda internazionale dove l’imperativo comune sia quello di agire”.
Tale speranza non è idealistica o ingenua, ha proseguito Steiner. “Esistono molti conflitti sulle risorse, molti conflitti economici, e sono in gioco interessi contrastanti, a livello nazionale e internazionale. Ma non si può assecondare un’esasperazione che porterà maggiore distruzione ambientale, un aumento del potenziale di conflitto interno, e conflitti internazionali”, ha aggiunto. “In definitiva, nessun paese e nessun politico desiderano un risultato di questo tipo”.

