POLITICA: Taylor, l’uomo più ricercato e meno desiderato

Nazioni Unite, 19 Aprile 2006 (IPS) – Le Nazioni Unite sono alla ricerca della prigione che potrebbe ospitare l’ex presidente liberiano Charles Taylor, sottoposto a un processo in Olanda per i “crimini contro l’umanità” commessi nel suo paese e nella vicina Sierra Leone.

Nessun paese finora è parso intenzionato ad accogliere Taylor – sia che venga giudicato innocente o colpevole.

Descritto come un signore della guerra e un criminale, l’ex presidente deve rispondere di 11 accuse, tra cui tortura, stupro, schiavitù e terrorismo, crimini commessi dal Fronte unito rivoluzionario e da altre forze armate sotto la sua guida, in qualità di presidente della Liberia.

Se sarà giudicato colpevole, le Nazioni Unite dovranno cercare una prigione per la detenzione presumibilmente lunga di Taylor. Se sarà giudicato innocente, le Nazioni Unite dovranno trovargli una nuova abitazione.

In mancanza di uno dei suoi 15 membri, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu non può agire, e sarebbe costretto a un inaccettabile arresto.

Sierra Leone e Liberia – i due paesi dove Taylor è accusato di crimini di guerra — rifiutano la sua presenza per timore che possa minacciare la stabilità dei loro rispettivi governi.

Il Tribunale Speciale per la Sierra Leone, riconosciuto dalle Nazioni Unite, ha sede nella capitale del paese, Freetown. Tuttavia, il processo di Taylor è stato spostato da Freetown all’Aia, in Olanda, dove ha sede il Tribunale internazionale per crimini di guerra per la ex Jugoslavia e la Corte penale internazionale.

Il governo olandese sostiene che in qualità di ospite del Tribunale Speciale Taylor deve sottostare a diverse condizioni, una delle quali prevede, in caso i condanna, il rispetto dei termini di detenzione in un paese fuori dal territorio olandese.

Austria e Svezia hanno entrambe respinto la richiesta di offrire una prigione per Taylor.

Tuttavia, diverse organizzazioni per i diritti umani e attivisti africani hanno serie riserve riguardo al trasferimento del processo.

Enock Mensah, presidente dell’Istituto africano per lo sviluppo con sede a New York, contesta la decisione di spostare il processo dall’Africa all’Europa.

Egli sostiene che quando Taylor è stato rimosso dal suo incarico di presidente della Liberia nell’agosto del 2003, la Nigeria gli ha fornito asilo, in base agli accordi dell’Unione africana (Ua), organismo composto da 53 membri.

L’Ua, che ha collaborato nelle trattative con Taylor, “dovrebbe intervenire e trovare un paese ospite”, ha detto Mensah all’IPS, spiegando che il processo di Taylor dovrebbe svolgersi in territorio africano, non in Europa.

Alla domanda se qualche paese africano abbia espresso la volontà di ospitare Taylor, Mensah ha dichiarato che la comunità internazionale dovrebbe esercitare la propria pressione sull’Ua per trovare un paese disposto ad ospitare il processo e offrire una prigione.

Quando l’ex presidente della ex Jugoslavia, Slobodan Milosevic doveva essere giudicato per crimini di guerra commessi nel suo paese europeo, il processo si è tenuto in Europa, non in Africa, ha proseguito Mensah, dunque non è giusto che il processo di Taylor si svolga fuori dall’Africa.

Con una dichiarazione congiunta diffusa la settimana scorsa, la Federazione internazionale per i diritti umani (FIDH) e Liberia Watch for Human Rights (LWHR) hanno espresso la loro preoccupazione sull’imminente processo all’Aia.

”Istruire i processi in Sierra Leone sarebbe fondamentale per ristabilire il ruolo della legge, ricostruire il sistema giudiziario nazionale, e garantire che giustizia venga fatta e che le vittime e tutta la popolazione della Sierra Leone ne vedano l’attuazione”, sostiene Sidiki Kaba, presidente del FIDH.

Secondo Kaba, il Tribunale Speciale per la Sierra Leone ha già avviato processi giusti contro i suoi leader più potenti, come Foday Sankoh e Sam Hinga Norman.

”Il paese ha dimostrato di riuscire a gestire le questioni legate alla sicurezza senza creare maggiore insicurezza. Avviare processi giusti in Sierra Leone può dare un contributo più significativo alla futura stabilità del paese e al suo processo di transizione verso la democrazia, nel tentativo di ristabilire la legge nella subregione”, ha dichiarato Thompson Ade Bayor, presidente del LWHR.

Secondo Kolawole Olaniyan, direttore del programma africano di Amnesty International, trasferire il processo all’Aia avrebbe un effetto negativo, “perché allontanerebbe la popolazione della Sierra Leone dal corso della giustizia”.

La sua organizzazione condivide l’idea espressa dal Segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, secondo il quale “la cattura e il processo del Signor Taylor saranno un messaggio forte per tutta la regione, che porrà fine all’impunità consentendo alla legge di prevalere”.

Amnesty International, ha proseguito Olaniyan, non è in grado di stabilire quanto la sicurezza dei procedimenti sarebbe minacciata, qualora si svolgessero in Sierra Leone. ”Tuttavia, ha aggiunto, l’organizzazione riconosce che spostare il processo avrebbe come effetto negativo quello di allontanare il corso della giustizia dalla popolazione della Sierra Leone, vittima diretta dei crimini di cui Charles Taylor è accusato”.

”La giustizia deve essere accessibile e visibile alla popolazione della Sierra Leone, per rispondere dei crimini che colpiscono tutti gli strati della popolazione e scoraggiare eventuali futuri esecutori di tali atrocità”, ha concluso Olaniyan.