HAVANA, 28 gennaio 2006 (IPS) – Donne vittime di molte violenze e discriminazioni di genere hanno testimoniato davanti a un “tribunale mondiale” nel sesto Forum Sociale Mondiale, la cui fase latinoamericana è in corso a Caracas.
”L’idea è di portare alla luce ciò che il dominante sistema capitalista sta occultando”, da detto all’IPS Humberto Miranda. L’attivista è membro del gruppo di coordinamento che ha allestito il “tribunale internazionale delle donne contro la violenza patriarcale del neoliberismo”, sostenuto da diverse organizzazioni.
”Le statistiche dimostrano che le donne sono le più sfruttate e le più povere tra i poveri, ma la cultura occidentale impone modelli nei quali questa prospettiva di genere rimane nascosta”, ha aggiunto il ricercatore cubano.
Dunque, tra gli obiettivi del tribunale c’è quello di denunciare questa situazione e “rendere visibile ciò che è invisibile”, oltre a voler sfidare la posizione ufficiale sui diritti umani, che ignora il dramma quotidiano di milioni di persone cui mancano le basi per la vita e lo sviluppo.
Il tribunale si è appena riunito, e malgrado non abbia effetto legale, attraverso le storie di vita raccontate in prima persona permette di far conoscere l’impatto di problemi che vanno dall’esclusione sociale al terrorismo di stato e ad altri abusi.
Tra i testimoni ci sono l’attivista americana Cindy Sheehan, il cui figlio Casey è morto in Iraq, e la spagnola Maribel Permuy, madre del cameramen televisvo José Couso, ucciso dalle forze americane a Baghdad durante una missione di lavoro.
Sul banco sono passate anche donne affette dall’Hiv, il virus dell’Aids, oltre a immigrate negli Stati Uniti, sindacaliste, attiviste dei diritti umani e contadine del Centro America, sopravvissute al conflitto armato in Colombia e alle dittature del Sud America nel Cono Sud latinoamericano.
L’agenda include anche una testimonianza sul “femminicidio”, forma estrema di violenza di genere che si manifesta con particolare gravità in paesi come Messico, Guatemala e Spagna.
Secondo fonti parlamentari, tra il 2001 e il 2005 in Guatemala sono state uccise 1942 donne, 625 sono state assassinate in Messico nel 2004, mentre in Spagna sono stati denunciati circa 70 casi di donne vittime della violenza di genere.
Secondo le ricerche citate durante un incontro tenutosi a Madrid alla fine del 2005, cui erano presenti parlamentari dei tre paesi, nella nazione europea questa forma di violenza si materializza fondamentalmente in ambito privato, mentre negli altri due casi le motivazioni si combinano con cause sociali, il crimine organizzato e la profonda impunità.
La Corte internazionale delle donne contro la violenza patriarcale del neoliberismo fa parte della prima area tematica del Forum Sociale Mondiale (FSM), su “Potere, politica e lotta per l’emancipazione sociale”.
Nessun progetto di emancipazione può non tenere conto di tutte queste problematiche”, ha dichiarato Miranda, membro del Gruppo dell’America Latina, Filosofia sociale e assiologia dell’Istituto di Filosofia, collegato al Ministero di Scienza, Tecnologia e Ambiente di Cuba.
Tra gli organismi che hanno riunito questo tribunale, ci sono El Taller, organizzazione non governativa (Ong) guidata da Corinne Kumar, che è anche socio fondatore dell’Asian Women's Human Rights Council.
Sono inoltre coinvolte l’organizzazione non governativa cubana Martin Luther King Jr., la Rete di intellettuali in difesa dell’umanità, gli Incontri emisferici contro l’Area di libero commercio delle Americhe (ALCA), la Marcia mondiale delle donne e la Rete latinoamericana del movimento delle donne per la trasformazione dell’economia.
Il FSM è una riunione annuale di rappresentanti della società civile di tutto il mondo la cui prima edizione si è svolta nel 2001 a Porto Alegre, Brasile, come alternativa al Forum Economico Mondiale di Davos, che dal 1971 riunisce numerosi uomini d’affari e leader politici in questo esclusivo centro turistico delle alpi svizzere.
Nella sua sesta versione, il FSM si realizza in tre città di tre continenti diversi : Bamako, capitale del Mali, Caracas, capitale del Venezuela, e Karachi, città meridionale del Pakistan e importante centro finanziario sulla costa del Mare d’Arabia.
A Caracas sono arrivati circa 100.000 attivisti sociali da tutto il mondo, che hanno partecipato a quasi 2000 iniziative, concentrate su sei aree tematiche, la prima delle quali riguardava il dibattito su Stati, partiti politici e movimenti sociali, oltre alle pratiche di resistenza di fronte alle forme di dominazione e violenza politica.
Il secondo asse, “Strategie imperiali e resistenza delle popolazioni”, comprende discussioni che vanno dall’espansione militare imperialista al terrorismo e al libero commercio. Nel terzo, “Risorse e diritti per la vita: alternative al modello predatore di civilizzazione”, erano previste, tra l’altro, discussioni su privatizzazione delle risorse e riscaldamento globale.
Un quarto gruppo tematico riguarda “Diversità, identità e visioni mondiali in movimento”, ovvero, popolazioni, nazioni indigene e afro-discendenti, dialogo tra le religioni, identità di genere e differenza sessuale.
Problemi come la precarietà del lavoro, l’esclusione, la disuguaglianza e la povertà sono compresi nella quinta discussione, dal titolo “Lavoro, sfruttamento e riproduzione della vita”.
Nel sesto e ultimo, “Comunicazione, cultura e istruzione: dinamiche alternative e di democratizzazione“, sono state affrontate discussioni sul diritto alla comunicazione per rafforzare la cittadinanza e la democrazia partecipativa, e resistenza alla commercializzazione e al monopolio dei media.

