IRAQ: Una città trasformata in prigione

SINIYAH, Iraq, 26 gennaio 2006 (IPS) – Gli abitanti di Siniyah, cittadina a 200 km a nord di Baghdad, sono furiosi per il muro di sabbia lungo una decina di chilometri costruito dall’esercito americano per tenere sotto controllo gli attacchi dei ribelli.

”La nostra città è diventata un campo di battaglia”, ha detto all’IPS Fuad Al-Mohandis, ingegnere trentacinquenne, fermo a un posto di blocco nella periferia della città. “Molte delle nostre case sono state distrutte, e gli americani stanno mettendo mine in zone dove credono si nascondano i guerriglieri, anche se spesso si tratta di aree vicine ad abitazioni di civili innocenti”.

I soldati della 101° Divisione aviotrasportata subiscono attacchi quasi quotidiani con bombe sistemate ai bordi delle strade.

Fuad ha raccontato che l’esercito Usa ha imposto un coprifuoco dalle cinque del pomeriggio, aggiungendo che “tutte queste esplosioni terrorizzano i nostri bambini”.

Il 7 gennaio l’esercito Usa ha iniziato a utilizzare le ruspe per costruire un’ampia barriera di sabbia intorno alla città, nel tentativo di isolare i guerriglieri che attaccano le pattuglie americane. Gli oleodotti della zona, che arrivano in Turchia, sono stati regolarmente sabotati da gruppi della resistenza.

Le misure drastiche hanno fatto infuriare molti dei 3000 abitanti della cittadina.

”Pensano che in questo modo riusciranno a fermare la resistenza”, ha detto all’IPS Amer, 43 anni, dipendente della vicina raffineria di Beji. “Gli americani così facendo provocano un’opposizione ancora maggiore. La resistenza non smetterà di attaccarli finché non si ritireranno dal nostro paese”.

Il dipendente ha detto di non aver potuto uscire di casa per diversi giorni, e di non essersi potuto recare al lavoro né in visita da suoi familiari che abitano fuori Siniyah.

L’esercito Usa ha battezzato il progetto di costruzione dell’enorme barriera di sabbia “Operazione Verdun”, in ricordo di una battaglia della Prima Guerra Mondiale. Le forze d’occupazione credono che la città sia diventata la principale base degli attacchi alle loro pattuglie e delle offensive a colpi di mortaio contro la vicina Base di Summerall.

Vicino alla città sono stati situati dei posti di blocco, dove le forze di sicurezza americane e irachene perquisiscono tutti i veicoli in transito alla ricerca di armi o esplosivo.

”Non possiamo più lavorare, il nostro reddito dipende dalla distribuzione di carburante“, ha raccontato all’IPS il camionista Abdul Qadr a un posto di blocco. “La nostra è una situazione davvero difficile. La città attualmente è isolata e ovunque stanno costruendo barricate per fermare i guerriglieri. Subiamo incursioni quotidiane nelle nostre case; cercano stranieri, ma non riescono a trovarne”.

Abdul Qadr, che è cresciuto a Siniyah, ha raccontato all’IPS che lui e i suoi vicini si sentono come in un “campo di concentramento”. Anche gli abitanti di Fallujah e Samarra hanno descritto così le loro città quando le forze Usa vi avevano costruito barriere simili a questa.

A Samarra i militari americani hanno innalzato un muro della lunghezza di 18 chilometri, mentre a Fallujah sono tuttora installati posti di blocco allo stile israeliano. Le forze d’occupazione hanno imposto misure simili anche in altre cittadine, come Al-Qa'im, Haditha, Ramadi, Balad, e Abu Hishma.

Da quando misure analoghe sono state messe in atto nelle varie città, gli attacchi contro le forze di sicurezza sono aumentati, raggiungendo una media di più di cento al giorno negli ultimi mesi.

”Gli americani pensano che i guerriglieri vengano dall’estero”, ha commentato Qadr. “Ma non è così. Non capiscono che la sola soluzione possibile è permettere alla popolazione irachena di governarsi da sola?”