VIVA BAMAKO!: Il SUCCESSO DEL FORUM AFROCENTRICO

Bamako, 25 gennaio 2006 (IPS) – IL Forum Sociale Mondiale (FSM) di Bamako appena terminato e trasferitosi a Caracas, in Venezuela, ha suscitato interesse particolarmente per le questioni “afrocentriche” che in genere venivano assorbite trasversalmente dai vari incontri, ha dichiarato il coordinatore del forum Mamadou Goita.

Goita ha raccontato a Terra Viva che ai temi specifici del continente è stato riservato uno spazio maggiore a Bamako, perché gli africani hanno potuto partecipare alle discussioni sollevando concretamente i loro problemi.

”Africanizzare le questioni non è stato intenzionale, ma era la prima volta che una maggioranza di africani partecipava a un FSM. Di solito c’erano meno di 100 Ong africane agli altri FSM, dato che per la maggior parte era troppo costoso viaggiare fino a Porto Alegre o a Mumbai”.

Goita ha citato l’esempio degli incontri sulle donne, che si sono concentrati su mutilazione genitale femminile, matrimonio precoce e analfabetismo delle bambine. Il forum ha inoltre riservato grande rilievo alla questione del Sahara occidentale, e delle altre aree di conflitto del continente, come la Repubblica democratica del Congo (RDC) e il Sudan.

Malgrado i temi trattati non fossero esclusivamente africani, la conferenza ha beneficiato degli spunti decisivi forniti da una pletora di specialisti delle Ong africane e della società civile.

”Più di 300 persone sono arrivate da sole al forum, provenienti dalle zone rurali del Mali, mentre altre 8000 sono venute dai paesi vicini. Tutti hanno partecipato agli incontri e hanno arricchito la discussione. Non era mai successo prima”.

È stata anche la prima volta per uno spazio di discussione dedicato alle questioni dell’infanzia, come il dibattito sugli strumenti alternativi di istruzione per i bambini negli insediamenti rurali. Un forum giovanile, istituito allo stadio Modibo Keita, ha dato a giovani donne e uomini la rara opportunità di interagire con gli anziani dei villaggi e con altri “cittadini più vecchi” su temi che riguardano le loro vite, tra cui disoccupazione, immigrazione e istruzione.

”È stato un evento unico, di solito il forum giovanile viene abbandonato a se stesso e i ragazzi parlano e discutono tra loro”.

Apportando una piccola modifica all’agenda, il Forum Sociale del Mali ha organizzato una marcia della solidarietà di 15 km per riflettere sulla commercializzazione dello sport, che vede sportivi di ambo i sessi, soprattutto africani, venduti sul mercato internazionale.

”Un altro sport è possibile, dove le persone non vengano comprate e vendute come merci. Negli sport, gli atleti dovrebbero essere trattati con dignità e il piacere del gioco rimanere intatto. Non deve trasformarsi in un’ulteriore transazione finanziaria”, ha dichiarato Goita.

Pur non essendo in grado di fornire le cifre esatte dei partecipanti, in base ai rapporti di polizia e alle registrazioni, il numero di presenti è stato stimato intorno agli 11.000. Le attività giornaliere erano tra le 300 e le 700 – superiori rispetto alle previsioni iniziali.

Tutto questo ha richiesto una grande organizzazione, sostenuta in larga misura da un contributo di 150 milioni di franchi CFA da parte del governo del Mali – tra i più poveri del mondo – e dalla sua offerta di aprire agli eventi alcune strutture del paese, come le sale congresso, il museo nazionale e le biblioteche.

Tuttavia, alcuni dettagli sono stati trascurati, poiché alloggio e misure igieniche erano carenti e talvolta assolutamente inadeguate.

I partecipanti hanno dovuto affrontare le loro sfide personali. Chele Degruccio, della Federazione luterana mondiale del Kenya, ha raccontato delle sue difficoltà a partecipare agli incontri: la gente a volte non si presentava alle riunioni, oppure arrivava in ritardo e lei doveva andare via prima per partecipare ad altri incontri.

Miodrag Shrestha, arrivata da Serbia e Montenegro, ha raccontato di aver avuto maggior fortuna con le riunioni, ma che la traduzione era scadente. Le assemblee dovevano essere tradotte in francese, inglese, portoghese e nella lingua locale, il bambara.

Margaret Da Costa, di un’organizzazione dell’Angola per i diritti umani, è rimasta invece soddisfatta. Malgrado il suo alloggio fosse al di sotto delle aspettative (nell’albergo mancava l’acqua) e nonostante non abbia potuto seguire la maggior parte degli incontri perché spesso mancava la traduzione in portoghese, e si sia anche persa cercando gli edifici, l’attivista ha dichiarato che è “fantastico” che un paese povero come il Mali abbia potuto ospitare con successo un evento globale.

”La gente parla e costruisce reti, questo è l’importante – non i nostri piccoli problemi personali dovuti alla partecipazione a una conferenza in un paese con gravi problemi”.