SVILUPPO-USA: Le vittime dell’uragano sono impantanate nella burocrazia

NEW YORK, 14 dicembre 2005 (IPS) – Tre mesi dopo che l’uragano Katrina ha devastato la costa del Golfo americano, il sindaco di New Orleans Ray Nagin ha sostenuto un incontro nella sede del comune con diverse migliaia di cittadini sfollati – ma con poche risposte per queste persone piene di rabbia, frustrazione, confusione e sconforto.

Ai cittadini evacuati, per circa il 75 per cento afro-americani, Nagin aveva suggerito di tornare a New Orleans, dalle lontane ma temporanee sistemazioni dove stavano cercando di ricomporre le loro vite spezzate. Gli erano stati promessi dei caravan, elettricità, acqua corrente e un aiuto per trovare lavoro.

Ma dalle storie che hanno raccontato a Nagin e ai suoi funzionari, si è capito quanto siano rimasti impantanati in lungaggini burocratiche, cattiva informazione o mancanza d’informazione, e una scarsa attenzione. L’incontro è stato trasmesso in diretta dal canale via cavo C-Span all’inizio del mese, ed è emerso chiaramente il forte disappunto verso ogni grado di governo.

Molti hanno raccontato di aver passato giorni al telefono tentando di mettersi in contatto con le agenzie locali, statali e federali, spesso solo per scoprire che i loro numeri telefonici “erano fuori servizio”.

Ad altri era stato detto di raggiungere i centri istituiti dall’Agenzia federale per le emergenze (FEMA, Federal Emergency Management Agency), per poi scoprire che questi centri erano stati chiusi.

Ad una donna arrivata a New Orleans da Atlanta, Georgia, avevano assicurato l’approvazione di un prestito per la ricostruzione dalla Small Business Administration e, il giorno dopo, FEMA le ha notificato che non era più autorizzata a ricevere cibo né il suo sussidio temporaneo per la casa.

Ad una donna anziana che reclamava il corpo del marito morto nell’uragano, l’obitorio centrale ha risposto negativamente, perché non era ancora stato effettuato il test del DNA, non avendo ancora concluso il contratto con il laboratorio.

Il proprietario di un’impresa di salvaguardia della vegetazione ha lamentato che gli appalti sono stati affidati a fornitori di servizi di altri Stati per fare il lavoro che lui svolgeva da 20 anni per la città. Ha detto di non aver saputo nulla da FEMA, nonostante la sua promessa di favorire le imprese locali.

Diverse persone hanno riferito al sindaco di essere state avvisate che i loro alloggi temporanei sarebbero stati sospesi, e che avevano 48 ore per cercare altre sistemazioni. Altri hanno lamentato che nonostante gli fosse stato detto di tornare, mancavano le scuole per i loro figli.

Altri ancora hanno raccontato di dormire nei loro camion o in terra, aspettando gli aiuti promessi ma mai arrivati.

Una donna, la cui impresa di importazione è stata spazzata via dalla tempesta, insieme alla sua casa di New Orleans est, ha spiegato: “Arrivi in questi centri FEMA, stai lì seduta tutto il giorno, e non ricevi nessuna risposta alle tue domande. Sono evasivi. Resti continuamente in attesa. Che cosa puoi fare, stare ad aspettare tutta la vita? Io ho perso tutto”.

Il sindaco Nagin ha ascoltato attentamente ogni richiesta. Ad alcuni ha dato risposte vaghe e generiche. Ha indirizzato altri al suo staff, promettendo che avrebbero preso presto i provvedimenti necessari per i soccorsi. Ha poi partecipato ad incontri in altre città dove vivono altri abitanti sfollati di New Orleans, e continua a dire loro di tornare.

Molti cittadini presenti all’incontro comunale di New Orleans erano residenti di Lower Ninth Ward, la parte più povera della città, e la più colpita dall’uragano.

Nel frattempo, Katrina è andata gradualmente scomparendo sempre di più da giornali e televisione. Da quando il presidente George W. Bush non ha più visitato le aree colpite, sembra che anche i media se ne siano andati.

Il reverendo Tim Simpson della Christian Alliance, ha commentato all’IPS: “Con tutte le notizie diffuse sul disastro e che hanno compromesso tanto duramente la credibilità dell’amministrazione Bush, è sorprendente che queste persone siano state dimenticate così velocemente dal nostro governo, e che l’amministrazione abbia spostato con negligenza l’attenzione verso altre cose come la riforma dell’immigrazione, come se la situazione nella costa del Golfo fosse ormai stabilizzata, in gran parte ripristinata”.

Ha poi aggiunto: “Per questo problema ci sarebbe bisogno di un’attenzione costante dell’esecutivo. Il presidente deve prestare più attenzione al Golfo e meno a dare al suo secondo mandato una ‘svolta estrema’”.

Ci sono anche segnali che una possibile indagine del Congresso sulle risposte del governo al disastro possa naufragare tra diverbi giurisdizionali e lotte partisan.

Sin dall’inizio della catastrofe post-Katrina, la senatrice democratica della Louisiana Mary Landreau ha adottato una posizione aggressiva, sollecitando il Congresso a sborsare somme massicce per i soccorsi e la ricostruzione. Ma sembra che, a causa dei suoi modi troppo audaci, sia tenuta a distanza dai suoi colleghi.

Invece, i senatori del Mississippi – dove alcune zone sono state anch’esse colpite dall’uragano – hanno lavorato più cautamente dietro le quinte per convogliare le risorse verso i propri cittadini.

Ma secondo alcuni funzionari della Lousiana, le politiche di partito starebbero influendo sulla distribuzione delle risorse. Fanno notare che il loro Stato ha un governatore democratico, Kathleen Babineaux Blanco, e che New Orleans è una roccaforte democratica. Il Mississippi è invece fortemente repubblicano. Il suo governatore, Haley Barbour, è l’ex presidente della Commissione nazionale repubblicana, e ha stretti legami con l’amministrazione Bush.

La documentazione presentata all’inizio del mese dalla governatrice Blanco rivela il caos totale che esisteva tra le autorità statali e quelle federali nei giorni precedenti, durante e dopo l’uragano. Stando ai documenti, le autorità federali avrebbero tentato di rigirare la colpa verso il governatore mentre, in realtà, nessuno era responsabile.

Un portavoce di FEMA ha dichiarato che l’agenzia stava lavorando il più velocemente possibile per aiutare le migliaia di persone ancora colpite dalla catastrofe.

“Non so se potete capire le dimensioni del disastro”, ha detto il portavoce, James McIntyre. “Si sono registrate circa 1,5 milioni di persone per ricevere assistenza, e stiamo lavorando per aiutarle tutte”.

McIntyre ha poi aggiunto: “Stiamo lavorando il più rapidamente possibile per rispondere ai loro bisogni, e aiutarli a ricevere aiuto per i danni subiti a causa dei disastri”.

Un altro funzionario di FEMA, direttore del centro di assistenza del distretto di Lower Garden di New Orleans, ha rivelato di percepire nettamente l’angoscia di molti dei suoi clienti.

“Quando la gente entra qui, si abbandona allo sconforto”, ha detto. “Tornano, convinti di poter vivere nelle loro case. E poi, improvvisamente, non c’è più niente”.

Gli uragani Katrina e Rita hanno fatto perdere il lavoro a più di 281.000 abitanti della Louisiana – di cui il 14 per cento impiegati statali. Questo ha provocato una corsa massiccia alle liste di disoccupazione, che minaccia di far fallire il fondo fiduciario di disoccupazione dello Stato.

Ron Daniels, direttore esecutivo del Centro per i diritti costituzionali, un gruppo di difesa, ha detto all’IPS: “La rabbia manifestata dagli sfollati nell’incontro comunale indetto dal sindaco Nagin è emblematica di un problema più ampio”.

“Adesso che la catastrofe di Katrina non compare più tra le notizie, il governo federale sta rispondendo alle vittime, prevalentemente afro-americane, con lo stesso genere di sfacciato disinteresse che ha prodotto il fronte umano della tragedia”.

“Inettitudine burocratica, razzismo e disprezzo verso i lavoratori e le persone povere stanno perpetuando un incubo nella vita di migliaia di persone sfollate. Nonostante i momentanei sforzi per recuperare la sua immagine, a George Bush e alla sua amministrazione semplicemente non importa nulla”, ha concluso.