LONDRA, 1 dicembre 2005 (IPS) – Secondo un rapporto delle Nazioni Unite (Onu) pubblicato la scorsa settimana, i Caraibi sono in testa ai pochi paesi che hanno inaspettatamente invertito la diffusione dell’Aids.
“L’anno scorso dicevamo che questa era la regione che, dopo l’Africa sub-sahariana, aveva avuto il maggiore aumento”, ha dichiarato all’IPS la direttrice del programma dell’Onu per l’Hiv/Aids (Unaids), Purnima Mane. Ma questi paesi “hanno preso i messaggi di prevenzione davvero molto seriamente”.
Barbados, Bahamas, Bermuda, Repubblica Dominicana, alcune zone di Haiti e Cuba hanno fatto passi avanti significativi nel frenare l’Hiv/Aids, ha aggiunto.
“Creo che il loro vantaggio consista nell’essere piccoli, e perciò sono riusciti a raggiungere maggiormente la popolazione”, ha detto. Ma sono anche riusciti a superare particolari difficoltà, ha aggiunto.
“Il problema è che le isole sono in stretto contatto tra loro, e in tal senso è molto difficile controllare l’Hiv”, ha osservato. “Perciò dovevano affrontare questa sfida, ma sono riusciti a trarre vantaggio dall’essere piccoli stati, hanno messo insieme i loro programmi e li hanno attuati, e ciò ha prodotto buoni risultati”.
Secondo il rapporto dell’Onu, anche in Kenya e Zimbabwe l’incidenza dell’Hiv sarebbe diminuita negli ultimi anni. In Kenya, il tasso d’incidenza è sceso da un picco del 10 per cento alla fine degli anni ’90 al 7 per cento nel 2003, si legge nello studio.
In Zimbabwe, il tasso d’incidenza del 36 per cento tra le donne incinte nel 2003 è sceso al 21 per cento nel 2004. Nelle aree urbane del Burkina Faso, l’incidenza tra le giovani gestanti si è ridotta da poco meno del 4 per cento nel 2001 a poco meno del 2 per cento nel 2003.
L’aggiornamento sull’epidemia di Aids 2005 (Aids Epidemic Update 2005) è stato diffuso prima della Giornata mondiale dell’Aids, il 1° dicembre.
Ma lo scenario globale non è molto brillante. “Il rapporto dice che 40 milioni di persone sono colpite, il che vuol dire circa tre milioni in più rispetto a due anni fa; che nel 2005 ci sono stati cinque milioni di nuovi infetti e circa tre milioni di morti”, ha riferito Mane.
“Geograficamente, la maggiore preoccupazione è stata l’Africa sub-sahariana, perché anche oggi il 60 per cento di tutte le persone che vivono con l’Aids proviene da questa area”, ha proseguito l’esperta. “Ma la nuova preoccupazione negli ultimi due anni è diventata l’Europa orientale”.
“Qui, c’è una straordinaria diffusione dell’uso di droghe iniettabili, che si sovrappone all’epidemia di Hiv”, ha detto. C’è uno scarso accesso a siringhe e aghi puliti, e ciò limita i programmi di prevenzione dell’uso di droghe. “Questo è diventato un grosso problema per noi”, ha aggiunto.
Secondo il rapporto, laddove l’incidenza è diminuita, il mutato comportamento per la prevenzione delle infezioni – maggiore uso dei profilattici, ritardo della prima esperienza sessuale e minor numero di partner sessuali – ha avuto un ruolo importante nelle diminuzioni. Anche l’aumento dei test Hiv volontari e delle terapie è stato un fattore significativo.
Nel documento dell’Onu si legge che l’accesso alle cure per l’Hiv sono notevolmente migliorate negli ultimi due anni. “Più di un milione di persone nei paesi a medio e basso reddito oggi vivono di più e meglio, grazie alle terapie antiretrovirali”, dice il testo.
“Quest’anno sono state evitate circa 250-300mila morti, per il maggiore accesso alle cure anti Hiv”, aggiunge.
Ma mentre l’aumento della diffusione dell’Aids è stato frenato in alcuni paesi africani, “il numero complessivo delle persone che vivono con l’Aids ha continuato ad aumentare in tutte le regioni del mondo tranne nei Caraibi”, dice il rapporto. Dei tre milioni di persone morte quest’anno per malattie legate all’Aids, più di mezzo milione erano bambini.
Il numero dei casi in Europa orientale è cresciuto del 25 per cento l’anno scorso, fino a 1,6 milioni quest’anno.
In Europa orientale, ma anche in Asia e America Latina, “la combinazione tra uso di droghe iniettabili e lavoro sessuale sta alimentando l’epidemia, e i programmi di prevenzione non riescono a risolvere questa sovrapposizione”, dice il rapporto.
Anche qui c’è stato però qualche successo parziale. A Kolkata (India), nei casi di Hiv tra lavoratori/lavoratrici nel commercio sessuale ci sono stati buoni risultati”, ha detto Mane. L’uso del preservativo tra queste persone è addirittura dell’85 per cento, e l’incidenza dell’Hiv tra loro è scesa a meno del 4 per cento l’anno scorso, dopo aver superato l’11 per cento nel 2001.
“Ma a Mumbai, alcune strategie occasionali non hanno avuto la stessa fortuna”, ha segnalato. L’incidenza dell’Hiv tra i lavoratori/lavoratrici del sesso resta al di sopra della soglia del 52 per cento registrata nel 2000.
Gran parte della diffusione della malattia è ancora alimentata dall’ignoranza, secondo il rapporto Onu. Nell’Africa sub-sahariana, due terzi delle giovani donne tra i 15 e i 24 anni non hanno una conoscenza completa del modo di trasmissione dell’Hiv.
Più del 90 per cento delle persone intervistate nelle Filippine nel 2003 pensavano che l’Hiv si trasmettesse attraverso il cibo, e quasi la metà delle lavoratrici del sesso dell’India hanno dichiarato in un sondaggio che si affidano all’aspetto di un uomo per capire se è affetto da Hiv.

