BRUXELLES, 24 novembre 2005 (IPS) – I gruppi per lo sviluppo ribadiscono che la dichiarazione sulla politica di sviluppo dell’Unione europea, adottata dagli Stati membri la scorsa settimana, non deve compromettere l’attenzione alla povertà nelle politiche sulle migrazioni.
I ministri degli esteri dell’Unione europea (Ue) hanno approvato il Consenso europeo sullo sviluppo, che definirà la politica di sviluppo del blocco per i prossimi cinque anni.
Il gruppo Concord, che rappresenta diverse organizzazioni non governative (Ong) per gli aiuti e lo sviluppo, teme che impegni dell’ultima ora possano compromettere la sua chiara attenzione allo sviluppo.
La Commissione europea, braccio esecutivo dell’Ue, ha presentato a luglio la nuova Dichiarazione sulla politica di sviluppo (DPS), che punta allo sviluppo come elemento chiave dell’azione esterna dell’Unione.
Il documento collega il sostegno allo sviluppo con la politica comune Ue di esteri e sicurezza, alla politica commerciale, e ad altri ambiti come migrazioni, ambiente e occupazione. In una sezione, si definiscono obiettivi e principi comuni sullo sviluppo che comprendono le posizioni di Unione e Stati membri.
Secondo la Commissione, le proposte riflettono le “mutate circostanze” rispetto alla precedente strategia per lo sviluppo lanciata nel 2000, a seguito del forte consenso sugli Obiettivi di sviluppo del millennio (Millennium Development Goals, MDG), il contesto della sicurezza dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre, e il maggiore impatto della globalizzazione.
Ma i gruppi per lo sviluppo temono che le linee guida possano vincolare gli aiuti alle politiche migratorie dei paesi in via di sviluppo (PVS).
Da una consultazione sul futuro della politica di sviluppo dell’Ue tenutasi quest’anno, è emerso un accordo generale sul fatto che “i soldi per lo sviluppo non dovrebbero essere usati per risolvere le questioni legate alla migrazione, né essere legati alla politica migratoria”.
Alcuni paesi europei, guidati da Malta, hanno fatto pressioni affinché nella dichiarazione si includesse una nuova condizione, ossia che “le nazioni che ricevono gli aiuti dall’Ue devono accettare il rimpatrio dei migranti considerati con status irregolare all’interno degli Stati membri dell’Unione”.
Malta, che è una meta dell’immigrazione clandestina, ha fatto pressioni per politiche di asilo più rigorose, mentre altri Stati membri preferiscono misure più morbide.
Concord riconosce che l’Ue ha bisogno di riorientare la sua politica comune sulle migrazioni, ma sostiene che la giusta risposta non sia vincolare gli aiuti allo sviluppo alla politica migratoria di una nazione.
“Dare soldi a un paese per scopi di controllo sulle migrazioni, come controlli alle frontiere, accordi di rimpatrio, centri di accoglienza e campi, non aiuta a risolvere la povertà, la repressione politica e altre cause profonde delle migrazioni forzate, perciò non lo si può considerare un aiuto per lo sviluppo”, ha detto all’IPS il presidente di Concord, Frans Polman.
Michael Gatt, di Kopin, una Ong maltese, ha detto che la politica di sviluppo non dovrebbe dipendere dalla politica estera o migratoria dell’Unione europea.
“Seppure riconoscendo che la questione delle migrazioni è un problema serio per paesi come Malta, Italia e Spagna, e che deve essere affrontato con la dovuta attenzione, qualsiasi nuova politica di sviluppo dovrebbe riconoscere chiaramente che sarà possibile sradicare la povertà solo rivolgendosi alle sue cause profonde, promovendo l’uguaglianza di genere, osservando i diritti umani e lavorando attraverso gli MDG”, ha detto all’IPS.
“Invece, frenando gli sforzi per lo sviluppo in un PVS che si ritiene non stia rispettando pienamente le norme dell’Ue nella lotta contro la migrazione clandestina, l’Europa punisce i più poveri, paradossalmente incoraggiando ancora di più la migrazione”, ha aggiunto.
Anche Louis Michel, commissario Ue per lo sviluppo e gli affari umanitari, ha affermato che “non bisogna assolutamente far dipendere la politica degli aiuti e per lo sviluppo dagli scopi della politica migratoria”.
Concord ha avvertito che se gli Stati membri concordano con la proposta di Malta, andranno sia contro l’opinione pubblica sia contro le dichiarazioni del commissario per lo sviluppo.
Il gruppo è anche preoccupato che alcuni Stati membri puntino troppo a mantenere stretti rapporti con i vicini paesi a medio reddito, invece che dare priorità ai paesi a basso reddito.
“Gli impegni dell’Ue per sradicare la povertà e per il raggiungimento degli MDG significano rivolgere l’attenzione ai paesi che hanno più bisogno di risorse, e alle misure rivolte alle molteplici cause della povertà e a migliorare la vita delle persone povere. Uno dei criteri principali per lo stanziamento di risorse dovrebbe essere il livello di bisogno di un paese”, ha dichiarato Concord.
“Sarebbe meglio non avere nessun consenso nel Consiglio, piuttosto che avere un ‘Consenso europeo sullo sviluppo’ in queste condizioni, senza dare priorità ai bisogni delle persone povere, e subordinandole agli interessi dell’Ue sulla migrazione”, ha aggiunto Polman.

