KUALA LUMPUR, 23 novembre 2005 (IPS) – Quando Gloria Macapagal Arroyo, presidentessa delle Filippine, ha dichiarato alla recente Assemblea Generale dell’Onu di “rispettare il profondo cattolicesimo della sua nazione”, sostenendo che la pianificazione familiare naturale è più efficace di mezzi artificiali come i profilattici, alcuni attivisti filippini hanno reagito con incredulità, altri con rabbia.
Incredulità e rabbia erano ancora visibili alla terza Conferenza dell’Asia del Pacifico sulla salute riproduttiva e sessuale appena conclusasi qui a Kuala Lumpur, dove è stato ripetutamente menzionato il ruolo della religione, in quanto ostacolo o aiuto per la salute riproduttiva.
La dichiarazione di Arroyo è stata in parte percepita come un qui pro quo con i potenti vescovi cattolici del suo paese, che aveva incontrato prima di partire per le Nazioni Unite e che avevano precedentemente coperto una critica aperta alla sua contrastata presidenza e a procedimenti di impeachment avviati contro di lei. In verità, nelle Filippine – dove più dell’85 per cento della popolazione è cattolico — la Chiesa ha sempre esercitato la sua influenza su questioni come l’uso dei preservativi o la legge sul divorzio, e i politici tendono ad assecondare i suoi editti, temendo di perdere voti.
La crescita annuale della popolazione nel paese è del due per cento – rispetto all’India con l’1,7 per cento e alla Tailandia con l’1,3 per cento. Il tasso di fertilità nelle Filippine è del 3,64 per cento. Ogni anno, gli aborti illegali indotti sono più di 470.000, quasi 80.000 dei quali finiscono con complicazioni che costringono all’ospedalizzazione.
”La resa del governo alle politiche della chiesa” è un elemento cruciale, che lascia nell’arretratezza la salute riproduttiva e sessuale del paese, ha dichiarato alla conferenza tenutasi la scorsa settimana Rhodora Roy-Raterta, direttrice esecutiva dell’Organizzazione filippina per la pianificazione familiare. ”La politica sociale sulla scelta della pianificazione familiare è considerata anche una questione morale, come vuole il potere cattolico”, ha proseguito, definendo l’istituzione religiosa un Golia nella battaglia per una migliore salute riproduttiva.
La Chiesa considera l’uso dei preservativi un invito all’adulterio e i leader cattolici continuano a sostenere che il sesso è fatto per la procreazione, reputando immorale l’uso dei profilattici, anche se finalizzato alla prevenzione dell’Hiv/Aids.
Le scuole cattoliche nelle Filippine possono solo parlare di metodi di pianificazione familiare naturali, come l’astinenza e il coito interrotto, e non “artificiali”, come l’uso di preservativi, e gli ospedali gestiti o collegati ad ordini cattolici non effettuano la chiusura delle tube su donne che non vogliono più restare in cinta.
Secondo gruppi per la pianificazione familiare e altri attivisti, la dichiarazione di Arroyo all’Onu ha anche pregiudicato l’impegno del paese a fornire accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva, come stabilito dalla Conferenza internazionale su popolazione e sviluppo svoltasi nel 1994 al Cairo.
Tuttavia, ben oltre la sfera dei documenti formali, la sua dichiarazione sottolinea come le politiche di un paese possono cambiare o meno, a seconda delle pressioni della Chiesa sui presidenti e della sua influenza sui comportamenti individuali.
Per gli attivisti, questo rivela il carattere reazionario delle politiche di salute riproduttiva, in un momento in cui forze conservatrici come il governo Usa — già finanziatore chiave dei programmi di pianificazione familiare nelle Filippine – hanno tagliato tali investimenti nel paese.
Nel 2007 finiranno le donazioni di dispositivi contraccettivi da parte dell’Agenzia Usa per lo sviluppo internazionale (USAID), date le politiche dell’amministrazione Bush contro il finanziamento di programmi che promuovono “l’aborto come metodo di pianificazione familiare”. Questo aveva già sollecitato il governo filippino ad adottare una politica autonoma sul rifornimento di contraccettivi.
La questione solleva altre preoccupazioni, perché l’ultima dichiarazione di Arroyo – segnale lanciato dal livello politico più alto – significa tempi ancora più difficili per una legge sulla salute riproduttiva che, a causa della sua suscettibilità al giudizio della Chiesa e dei gruppi conservatori, si era già arenato nel laboratorio legislativo.
Raterte cita anche altri segni di tendenze reazionarie, come i tentativi di revocare l’approvazione per l’uso di dispositivi intrauterini, così come una legge per impedire l’utilizzo di metodi artificiali per la pianificazione familiare.
Nel tempo, la politica per la pianificazione familiare è cambiata con i presidenti in carica, ma sempre all’ombra della Chiesa cattolica, che negli ultimi venti anni ha fatto e disfatto capi di stato.
L’ex presidentessa Corazon Aquino, che ha assunto la presidenza durante la rivolta “Potere al popolo” del 1986, è stata appoggiata dall’ex arcivescovo di Manila, il cardinale Jaime Sin, e ha rigorosamente sostenuto la posizione della Chiesa contro metodi artificiali di pianificazione familiare.
Il suo successore Fidel Ramos, protestante, ha praticato una politica più liberale, ma le amministrazioni successive hanno aderito alla posizione convenuta dalla Chiesa cattolica.
Juan Romeo Nereus Acosta, membro filippino del congresso, al meeting di Kuala Lumpur ha dichiarato che i sondaggi rivelano che l’87 per cento dei legislatori filippini incoraggiano strutture locali per informazioni e servizi di salute riproduttiva, soprattutto per i poveri, aggiungendo che l’84 per cento ritengono che la politica sociale dovrebbe essere vista nell’ambito dello sviluppo umano.
”Sono tutti molto onesti quando si tratta di queste dichiarazioni sulla maternità”, ha spiegato Acosta, membro del gruppo di legislatori su popolazione e sviluppo delle Filippine.
Secondo Raterte, se i leader delle diverse confessioni fanno in modo che le rispettive congregazioni perseguano i propri principi, “governi e funzionari pubblici devono guardare fuori da questo involucro” e non aderire ai credo di una religione, soprattutto perché nelle Filippine esiste una separazione costituzionale tra Chiesa e Stato.
Secondo Michael Tan, antropologo medico e professore all’Università delle Filippine, c’è anche una grave frattura politica nel sostegno aperto di Arroyo alle politiche della Chiesa sulla pianificazione familiare: il fatto di avere una donna presidente, non significa appoggio a politiche che rafforzino le donne.
”Purtroppo, è stato proprio sotto due presidenze femminili che i programmi di salute sessuale e riproduttiva sono regrediti, compreso quello attuale”, ha ricordato. “Le donne possono diventare schiave dell’ideologia di genere e sostenerla quando diventano capi di stato”, ha dichiarato Tan.

