PAKISTAN: Sindacati contro la privatizzazione dei telefoni

ISLAMABAD, 1 luglio 2005 (IPS) – In Pakistan, la vendita della compagnia telefonica di stato ha acceso un fuoco sotto il debole movimento nazionale dei lavoratori e ha dato il via alla creazione di un gruppo anti-privatizzazione composto da diverse realtà della società civile.

Su tre potenziali acquirenti, l’acquisto della Pakistan Telecommunication Company Limited (PTCL) – il più grande e proficuo ente statale della nazione – è stato concesso alla Etisalat degli Emirati Arabi Uniti, che ha offerto 1,96 dollari Usa per azione. L’offerta è stata accettata ufficialmente lunedì scorso.

Le altre proposte venivano dalla SingTel di Singapore, con 0,88 dollari Usa per azione e dalla China Mobile, con 1,06 dollari Usa per azione. Il 26 per cento dei titoli acquistati daranno alla Etisalat il 58 per cento del diritto di voto nel consiglio di amministrazione della PTCL.

Se i dipendenti della compagnia telefonica si sono opposti con forza alla vendita, fuori molti sostengono che il governo abbia concesso a un prezzo troppo basso il suo bene più prezioso. ”Il solo capitale immobiliare della società, calcolato a prezzo di mercato, ammonta a miliardi di rupie”, ha dichiarato in un’intervista Wahajus Siraj, capo della più grande compagnia di provider DSL, Micronet Broadband. Siraj allude alla vendita di due lotti commerciali nella capitale pakistana di Islamabad all’inizio di quest’anno, che da sola ha fruttato al governo 10 miliardi di rupie (166 milioni di dollari Usa), in confronto ai 160 miliardi di rupie (2,6 miliardi di dollari) guadagnati dalla vendita della compagnia telefonica.

PTCL ha grandi proprietà immobiliari in ogni città del paese.

Siraj non ha quantificato il valore della compagnia; ma i lavoratori iscritti ai sindacati ritengono che sia almeno il doppio della cifra per cui è stata venduta. In ogni caso, rimane la vendita più cara nella storia del Pakistan.

Per qualche tempo, il governo ha ceduto le sue unità malate più piccole che erano state nazionalizzate negli anni ’70. Il disinvestimento del settore pubblico nelle banche non aveva generato molte controversie grazie agli interessanti pacchetti offerti ai dipendenti. La vendita di PTCL rappresenta pertanto una svolta importante. L’accordo clamoroso è arrivato dopo mesi di agitazione da parte di nove sindacati con più di 65.000 dipendenti PTCL, che hanno minacciato di bloccare le telecomunicazioni in tutto il paese.

Il forte senso di appartenenza ha dato vita a una grande coalizione contro la vendita, e adesso il sentimento dominante sembra quello di una perdita personale, il che potrebbe creare problemi alla nuova gestione.

Il governo, sotto la pressione dei lavoratori, all’inizio di questo mese aveva rinviato la data dell’asta, convincendo i sindacati a ritirare le minacce di sciopero e sabotaggio e rispondendo positivamente alle loro richieste, compresa una nuova stima del valore della compagnia.

Ma in seguito, a sorpresa, ha fissato l’asta per il 18 giugno, violando l’accordo con i sindacati, e ha ordinato ai militari l’occupazione di tutte le sedi PTCL, compagnia con 5,05 milioni di clienti per la linea fissa e 10,54 milioni per la rete mobile.

Circa 400 sindacalisti e dipendenti attivi sono stati arrestati in tutto il paese per assicurare che la privatizzazione si svolgesse agevolmente.

La maggior parte dei dipendenti arrestati sono stati rilasciati dopo l’asta, ma i capi dei sindacati sono stati trattenuti per quelle che i funzionari di governo chiamano “negoziazioni”. La loro detenzione ha anche impedito l’organizzazione di una manifestazione dei dipendenti PTCL e delle loro famiglie di fronte al parlamento di Islamabad il giorno dell’asta.

I dipendenti hanno però dato vita a piccole dimostrazioni in tutto il paese contro la privatizzazione. “La PTCL copre 2000 città e cittadine nel paese. Quel giorno e i giorni precedenti alla privatizzazione, non c’era un solo posto nel quale gli impiegati non protestassero”, ha dichiarato Asim Sajjad Akhtar, capo del Movimento per i diritti del popolo, un’organizzazione a difesa degli abitanti dei quartieri poveri e dei sindacati.

Il controllo militare delle sedi PTCL ha impedito che i manifestanti interrompessero bruscamente i servizi della compagnia. Lo scorso dicembre, alcuni sconosciuti erano riusciti a bloccare per più di quattro ore il cavo di fibra ottica che collega alla rete nazionale la provincia del confine nord-occidentale. Due incidenti analoghi sono stati riportati anche nel Balochistan. La calma durerà solo finché i militari sorveglieranno le sedi della PTCL, tenendo sotto controllo ogni movimento dei dipendenti.

”Lo stato ha fatto tutto ciò che poteva per schiacciare la resistenza alla privatizzazione della PTCL, ma la grande maggioranza dei dipendenti rimane fermamente contraria e resterà ostile alla nuova gestione, ostacolando le operazioni”, riporta una circolare dell’Alleanza anti-privatizzazione, raggruppamento di sindacati, partiti politici e gruppi anti-globalizzazione e della società civile costituitosi in relazione agli eventi della PTCL.

Il governo, nella fretta di liquidare la compagnia, ha fatto ricorso a metodi repressivi e anti-democratici, sostiene Riaz Ahmed, promotore dell’alleanza. Come ha dichiarato Ahmed in un messaggio di email all’IPS, il governo ha privatizzato beni preziosi del paese a prezzi stracciati, assoggettandosi a istituzioni monetarie internazionali.

Non solo la privatizzazione ha stimolato un movimento per i diritti dei lavoratori altrimenti addormentato, ma ha fornito ai partiti dell’opposizione l’occasione per accusare la maggioranza con motivazioni tecniche. ”La compagnia araba che guiderà PTCL ha esperienza di rete in un paese di soli 4,2 milioni di abitanti. Come potrà gestire una compagnia con 15 milioni di utenti?”, si chiede Afsarul Mulk, uno dei capi del Partito del popolo pakistano.

Per molti dipendenti, la vendita rappresenta l’evento più triste della loro vita. Una maggioranza di 65.000 impiegati considerano la privatizzazione una perdita personale, e non solo per l’incertezza lavorativa che intravedono nel loro futuro. ”Abbiamo lavorato molto per portare la compagnia a un livello finalmente proficuo per il governo. E adesso viene data a una società straniera”, dichiara Mohammad Salim, guardafili della PTCL per più di 10 anni.

La compagnia ha ricavato 29 miliardi di rupie nell’anno concluso a giugno del 2004. Salim, con uno stipendio di 6.000 rupie al mese, non sa quale futuro lo aspetti, anche se il governo assicura che i dipendenti non hanno nulla temere.

Dopo le trattative con i sindacati, i funzionari hanno annunciato un imponente pacchetto di benefit per domare l’opposizione. Questo pacchetto include un 30 per cento di aumento degli stipendi; un 20 per cento in più di assegni speciali per bollette telefoniche, lavanderia, trasporti; un incremento del 500 per cento sulle borse di studio per i figli; prestiti vantaggiosi; e un lavoro ai figli dei dipendenti deceduti.

”Tutti gli impiegati che lo meritano saranno promossi, tutti i precari avranno contratti a tempo indeterminato e il 10 per cento dei titoli della società saranno dati ai dipendenti a un tasso scontato”, sostiene Owais Leghari, ministro pakistano per la tecnologia dell’informazione e figura chiave nella proposta di privatizzazione.

Ma il pacchetto è stato rifiutato da otto sindacati di lavoratori su nove, i quali chiedono che il governo conservi i diritti di gestione della compagnia.