NEW YORK, 21 giugno 2005 (IPS) – In fuga dalla guerra civile e dal caos politico ed economico del loro paese natale, sono approdati negli Stati Uniti qualche anno fa, per stabilirsi in un piccolo centro cittadino. Inizialmente bene accolti dai suoi abitanti,
non hanno dovuto aspettare molto per imbattersi in ostilità e xenofobia.
Pochi mesi dopo l’arrivo dei profughi somali nella città di Lewiston, nello stato nord-orientale del Maine, alcuni gruppi hanno cominciato a vederli come un peso per l’economia locale, e a percepirli come stranieri che rubavano posti di lavoro ai nativi, ricevendo in cambio automobili e appartamenti gratis.
Spinto dalle pressioni dei gruppi anti-immigrati, il sindaco della città Larry Raymond, dichiarò: “È giunto il momento di applicare la disciplina per la comunità somala. Siamo stati sopraffatti. La nostra città è stremata finanziariamente, fisicamente ed emotivamente”.
I capi somali denunciarono la dichiarazione del sindaco come: “incendiaria e perturbatrice”, definendo il primo cittadino “un leader mal informato, incline al bigottismo”. Alcuni abitanti della cittadina espressero la loro solidarietà. Ma l’ondata anti-immigrati ha continuato ad ingrossarsi.
Più di recente, in un'altra cittadina del vicino stato del New Hampshire, il governo locale ha stabilito una moratoria sui nuovi arrivi di rifugiati, affermando che la loro presenza stava alterando il sistema sanitario pubblico.
Al contrario, a Buffalo, una vecchia città industriale dello stato di New York, le autorità locali stanno incoraggiando attivamente i rifugiati perché ricostruiscano il centro della città in decadenza, abbandonato dai residenti trasferitisi nelle periferie. È stata creata una task force per trovare il modo di introdurre 3000 rifugiati all’anno.
“È una scelta umanitaria, ma si tratta anche di politica economica pubblica”, ha detto ad un giornale locale Antoine Thompson, membro del consiglio comunale della città. “Ci sono più risvolti positivi che negativi. È così che abbiamo costruito l’America”.
Questa dicotomia di comportamenti nei confronti dei rifugiati domina in ogni parte del mondo. Tuttavia, la visione di Thompson è condivisa da molti esperti di popolazione. Essi ritengono che rifugiati ed immigrati generino la stessa crescita occupazionale di quella prodotta dallo spostamento degli abitanti del paese.
Studi recenti mostrano che gli immigrati non producono effetti negativi sul mercato del lavoro, se non a discapito degli altri immigrati.
“L’impatto di un immigrato sul lungo periodo è fortemente influenzato dalla sua età al momento dell’arrivo e dagli anni di istruzione”, conclude uno studio recente della Twin Cities United Way, un gruppo Usa non-profit.
Il rapporto indica che dal momento che la maggior parte dei rifugiati entrano nel paese ospite in giovane età, essi forniscono un surplus fiscale, perché “lavorano, pagano le tasse e spesso non ricevono la previdenza sociale, né indennità sanitarie. La loro idoneità per i servizi pubblici è limitata”.
Un altro studio recente sull’impatto dei rifugiati nelle economie locali riportava dati analoghi.
“Alla fine, i rifugiati possono rappresentare un grosso beneficio per le comunità”, ha dichiarato Paul Hagstrom, docente presso l’Hamilton College di New York. “Dovrebbero essere benvenuti”.
Quest’anno, il governo Usa sta progettando di risistemare circa 70.000 rifugiati in alcune città. Tra coloro ai quali è permesso l’accesso nel paese, circa 13.000 persone provengono dall’Asia orientale e il resto da Europa, America Latina/Caraibi e Vicino Oriente/Sud Asia.
I gruppi per i diritti dei rifugiati negli Stati Uniti stanno facendo pressioni sul governo Usa affinché persegua modelli di assistenza compatibili con “i diritti umani” e non legati a “elemosina, stato di dipendenza e inattività” a lungo termine.
“Stiamo abbandonando chi ha più bisogno di noi”, ha detto Lavina Limon del Comitato Usa per i rifugiati e gli immigrati, un gruppo non-profit che ha pubblicato la scorsa settimana un rapporto annuale sullo stato dei rifugiati nel mondo, che esprime timore sulla sistemazione dei rifugiati.
“Il diritto internazionale sancisce il diritto dei rifugiati a una vita dignitosa”, ha segnalato.
Il suo appello per un trattamento migliore e umano dei rifugiati è stato bene accolto almeno in una città Usa, dove le autorità locali hanno attuato con successo programmi per l’assunzione di rifugiati.
Dal 1990 al 2000, Lansing, una cittadina dello stato di New York, ha perso più di 8000 residenti che hanno traslocato in altre città, lasciandosi dietro case fatiscenti e quartieri decadenti, che hanno urgente bisogno di una forza lavoro efficiente.
Dopo aver fatto in modo che migliaia di rifugiati vi si trasferissero, trovando impiego in negozi di alimentari, come lavapiatti, pediatri e professori, i residenti affermano che la loro città è tornata a crescere e a prosperare.

