NEW YORK, 9 giugno 2005 (IPS) – L’amministrazione Bush, dopo aver tagliato centinaia di milioni di dollari sui programmi per le case popolari, propone una legislazione che annullerebbe una politica federale di decenni a favore di alloggi decenti per i più bisognosi, così sostengono gli oppositori alla proposta.
Entrambe le Camere del Congresso stanno discutendo il progetto per la Legge statale e locale di flessibilità della casa (State and Local Housing Flexibility Act), che introdurrebbe cambiamenti radicali nell’Articolo 8 – il cosiddetto programma di voucher per la casa – che aiuta le famiglie vicine alla soglia di povertà a coprire i costi degli affitti privati.
Il progetto eliminerebbe il limite sulla quota del reddito familiare destinata ad affitto e spese di casa, favorendo le famiglie con reddito sensibilmente superiore. Gli abitanti degli alloggi popolari vedrebbero così salire il canone di locazione, in alcuni casi fino a livelli quasi di mercato.
Secondo quanto dichiarato all’IPS da alcuni oppositori della riforma, per effetto di queste modifiche, i crescenti costi per la casa graverebbero sulle spalle dei più indigenti – famiglie con bambini, anziani e disabili – ovvero la maggior parte degli inquilini che godono del sussidio.
Alcuni potrebbero perdere l’alloggio o doverlo condividere con parenti, oppure, in uno scenario peggiore, andarsi ad aggiungere al numero dei senzatetto. Un simile risultato, hanno proseguito i difensori della causa, contraddirebbe l’obiettivo dichiarato dall’amministrazione di porre fine, in 10 anni, al grande problema dei senzatetto.
”Gli affitti stanno arrivando alle stelle” ha dichiarato Charlotte Rodgers, abitante di una casa popolare a Brooklyn, New York, riferendo che anche nel suo quartiere, Bedford-Stuyvesant – distretto economicamente depresso e in prevalenza nero – i proprietari fanno pagare 1200 dollari al mese per un appartamento con una sola stanza da letto.
I suoi conoscenti, prosegue Rodgers, lavorano come guardie giurate o assistenti domiciliari, guadagnando dai sei agli otto dollari all’ora, una media di 280 dollari per una settimana di 40 ore: pagare affitti di mercato significa “non avere più molto con cui vivere”.
L’Articolo 8, meglio noto come Programma di voucher per la scelta della casa, è stato istituito durante l’amministrazione Nixon, sviluppandosi poi con il presidente Reagan. Il programma è amministrato a livello nazionale dal Dipartimento della casa e dello sviluppo urbano (Department of Housing and Urban Development, HUD), e a livello regionale, statale e locale da circa 2800 agenzie per gli alloggi popolari (public housing agencies, PHA). Circa due milioni di famiglie ricevono i voucher.
Dal 1998, il programma rappresenta la principale forma di assistenza federale alla casa. Secondo Linda Couch, direttrice del National Low Income Housing Coalition (NLIHC), fare scegliere agli inquilini poveri dove vivere era la strategia migliore per combattere la povertà, anziché concentrare queste persone in agglomerati di case popolari. Poiché la maggior parte dei voucher vengono destinati direttamente agli inquilini anziché ad edifici, il programma consente loro di spostarsi in quartieri dove la piaga della droga o del crimine è di minor impatto, con migliori opportunità di lavoro e di istruzione.
Tuttavia, il sistema non funziona perfettamente.
I proprietari talvolta discriminano ingiustamente i beneficiari dei voucher e la carenza nazionale di alloggi accessibili comporta, in molte aree, un sostanziale congelamento delle liste d’attesa. A New York, lo scorso autunno, vi erano 123.000 famiglie sulla lista dell’Articolo 8. In generale, sostiene Couch, il programma ha rappresentato “una rete di salvataggio immediata” per potenziali senzatetto.
Oggi, la rete di salvataggio è a rischio. Secondo le norme attuali, il 75 per cento dei voucher è destinato a famiglie con reddito inferiore a una certa soglia, circa 15.000 dollari. La proposta di legge annullerebbe questo requisito, assegnando il 90 per cento dei voucher a nuclei con un reddito doppio, e il rimanente 10 per cento a gruppi familiari con entrate ancora superiori. Il progetto abolirebbe inoltre la norma che garantisce alle famiglie di pagare non più del 30 per cento del reddito per affitto e spese di casa, lasciando decidere alle PHA i canoni di locazione in base al mercato, non al reddito.
Michael Kane, direttore esecutivo del National Alliance of HUD Tenants (NAHT), riferisce altri provvedimenti inclusi nella proposta, come la sospensione dell’assistenza ai beneficiari del voucher dopo cinque anni, la limitazione della possibilità di cedere il voucher e l’abolizione dei cosiddetti voucher “avanzati”, che proteggono gli inquilini da aumenti eccessivi del canone quando i proprietari si dissociano dal programma previsto dall’Articolo 8, lasciando sulla strada 200.000 famiglie.
Adam Glantz, portavoce dell’HUD, ha difeso le proposte in quanto necessarie dati i costi crescenti del programma, aumentati del 50 per cento negli ultimi cinque anni, a danno degli altri programmi dell’HUD.
Le nuove regole sono state elaborate per rendere il programma “economicamente più efficace“, dando alle PHA la “flessibilità” per assistere inquilini con reddito superiore, ha dichiarato in un’intervista.
Una simile flessibilità, comunque, è proprio quello che temono gli oppositori della riforma.
”Questo potrebbe accadere, se i finanziamenti vengono tagliati, e alle agenzie viene data la libertà di ridurre il numero di famiglie che percepiscono l’assegno e di usare il danaro così da soddisfare o diminuire liberamente il finanziamento agli alloggi popolari”, ha dichiarato Barbara Sard, direttrice della politica per la casa del Centro per il Bilancio Pubblico e le Politiche di Priorità (CBPP), organizzazione nonpartisan.
”Se la gente viene costretta a contribuire maggiormente al proprio affitto, si potrà allargare l’utilizzo dei fondi”, ha detto Sard. “Ma ciò significa fare scelte in base a priorità differenti”.
Uno studio pubblicato sul sito web del CBPP rivela che, nonostante il budget dell’amministrazione Bush per l’anno fiscale 2006 – che si apre l’1 ottobre 2005 – includa un aumento del numero di voucher per famiglie a basso reddito, esso ripristinerebbe solo la metà del finanziamento ai voucher tagliato quest’anno. Secondo la ricerca, entro il 2010, i finanziamenti dei programmi per le case popolari, compresi quelli relativi ai voucher, saranno ridotti di 3,7 miliardi di dollari, e 370.000 famiglie in meno riceveranno i voucher.
Kane, del NAHT, ha paragonato le proposte per la casa alla campagna per la privatizzazione del programma pensionistico di governo, accusando duramente l’opposizione ideologica alle iniziative sociali finanziate dal sistema pubblico. “Se programmi di successo vengono resi impraticabili tagliando i fondi, venendo meno il sostegno pubblico, termineranno anche gli aiuti”, ha detto all’IPS.
”Non si dovrebbe opporre il ceto medio, nel quale molti diventeranno anziani o disabili e avranno bisogno dell’Articolo 8, ai poveri, quando i tagli fiscali sono già diretti ai ricchi”, ha aggiunto, alludendo alle modifiche di Bush al sistema fiscale.

