BRUXELLES, 7 giugno 2005 (IPS) – L'Unione europea deve fare di più per risolvere il problema della mutilazione genitale femminile, secondo alcuni membri del Parlamento europeo e di agenzie per la salute e lo sviluppo.
Il gruppo dei donatori sulla mutilazione/incisione genitale femminile (Donors Working Group on Female Genital Mutilation/Cutting, FGM/C), una rete di agenzie internazionali pubbliche e private che si battono contro tale pratica, insieme ad alcuni parlamentari europei, sollecitano l'Unione europea (Ue) per un maggiore impegno finanziario contro la pratica della circoncisione femminile.
In una due giorni tenutasi prersso il Parlamento europeo, il gruppo di lavoro che riunisce tra gli altri Organizzazione mondiale della sanità (OMS/WHO), Banca mondiale e Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (Unicef), ha ribadito il proprio impegno per un maggiore coordinamento dei paesi donatori, esortando gli organi esecutivi dell'Ue ad impegnarsi in tal senso.
Nel suo intervento al seminario “Mutilazione/incisione genitale femminile: un appello all'azione dell'Ue”, l'ex commissaria europea per gli aiuti umanitari e membro del gruppo liberale del Parlamento europeo (PE) Emma Bonino, ha chiesto “tolleranza zero” nei confronti di questa pratica.
“Abbiamo bisogno di sinergia di azione e serio impegno di politici, legislatori, società civile, medici, media e imam, per ottenere l'eliminazione della mutilazione genitale femminile”, ha detto all'incontro.
“All'inizio, la Commissione europea sosteneva la nostra campagna, ma poi non è più successo niente. Abbiamo imparato a fare politica con pochi soldi ma è impossibile farla senza alcun soldo. Adesso chiediamo alle istituzioni europee di assumersi le loro responsabilità”, ha proseguito Bonino.
La circoncisione può andare dalla cucitura della vagina fino all'asportazione del clitoride di una bambina. L'età e il periodo in cui avviene tale procedura varia di comunità in comunità: può essere effettuata sia pochi giorni dopo la nascita, sia immediatamente dopo il parto del primo figlio.
Secondo l'Unicef, tra i 120 e i 130 milioni di donne in 28 paesi, dal Senegal e Mali allo Yemen e Oman, hanno subito la mutilazione. La maggior parte delle bambine colpite vive in Africa, ma il numero è in aumento anche in alcune parti del sud-est asiatico, Europa, Nord America e Australia.
Gli esperti affermano che oltre a costituire una violazione dei diritti umani, la FGM è una della pratiche più nocive alla salute e alla dignità di bambine e donne, infliggendo un danno irreparabile.
Secondo Laura Katzive, del Centro per i diritti riproduttivi con sede a New York, istituzioni come l'Ue possono aiutare a fermare la pratica della FGM, sostenendo gli sforzi delle organizzazioni non governative (Ong) nei paesi in cui esiste tale prassi.
“Possono fornire assistenza tecnica e finanziaria alle Ong che cercano di influenzare i governi per fermare la circoncisione femminile e promuovere l'uguaglianza delle donne, e possono incoraggiare l'istruzione pubblica e lo scambio di informazioni sostenendo programmi per rendere accessibile e disponibile alla popolazione le informazioni sugli effetti nocivi della FGM”, ha dichiarato la scorsa settimana all'IPS.
Emma Bonino sta facendo pressioni anche per la ratifica del Protocollo di Maputo, e lamenta il fatto che solo sei su 33 paesi arabi e africani che hanno aderito al protocollo hanno ratificato l'accordo. Il Protocollo di Maputo, adottato dall'Unione africana nel 2003 nella capitale del Mozambico, comprende un'ampia gamma di diritti della donna e chiede ai firmatari di “condannare e proibire” ogni forma di FGM.
Chiede ai governi di adottare una legislazione che aumenti la consapevolezza della popolazione sui danni causati dalla pratica, proibisca e punisca ogni sua forma, e sostenga donne e bambine che hanno subito la mutilazione, proteggendo quelle a rischio.
Il protocollo può entrare in vigore solo se ratificato da almeno 15 paesi; ma ad oggi solo dieci stati lo hanno firmato.
Queste leggi possono anche servire solo per “mettere a posto la coscienza dei singoli paesi, ma è tempo che le cose cambino”, ha detto Bonino. “Dobbiamo darci molto da fare”.
Durante l'incontro, il gruppo di lavoro ha elaborato un progetto pilota per l'azione, identificando alcuni paesi tra cui Gibuti, Somalia, Mali, Sudan, Burkina Faso, Senegal, Gambia e Kenya, in cui si concentreranno i maggiori sforzi di coordinamento per accelerare i progressi verso l'abbandono della pratica della mutilazione/incisione genitale femminile.
Gli esperti avvertono che anche gli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG) sulla parità di genere, l'educazione e la salute materna risultano seriamente compromessi da tale pratica.
“Il raggiungimento dell'eguaglianza di genere e il miglioramento della salute materna sono minacciati dal perseguimento della pratica della FGM. La questione deve essere integrata nei principali programmi nazionali e deve essere assolutamente inserita nell'agenda dell'Unione europea per lo sviluppo”, ha detto ai parlamentari Doyin Oluwole, direttore dell'OMS per la popolazione e la salute riproduttiva.
Karin Landgren, dell'unità Unicef per la tutela dell'infanzia, ha aggiunto che questo tema deve essere più centrale nei programmi per lo sviluppo, e avere un maggiore sostegno politico.
“I governi devono impegnarsi nella lotta contro la circoncisione femminile. È necessario attuare e rafforzare le leggi, ci deve essere un dibattito aperto, più educazione, e un maggiore accesso ai servizi di base”, ha dichiarato.
Ma una delle maggiori sfide nella lotta contro la FGM è imporre un cambiamento nei comportamenti e nei rituali tradizionali, ha concluso Landgren.

