SVILUPPO-AFRICA: L’inafferrabile obiettivo dello 0,7 per cento

ROMA, 4 giugno 2005 (IPS) – È stata riesaminata questa settimana la controversa questione della quota di reddito nazionale che i paesi ricchi assegnano agli aiuti allo sviluppo. Nel 1970, i leader globali hanno concordato di destinare agli aiuti allo sviluppo lo 0,7 per cento del prodotto interno lordo (PIL) dei loro paesi; un impegno ribadito alla Conferenza delle Nazioni Unite (Onu) su ambiente e sviluppo del 1992 a Rio de Janeiro, e alla Conferenza internazionale Onu sui finanziamenti per lo sviluppo tenutasi a Monterrey nel 2002.

La necessità di un’assistenza internazionale adeguata e sicura è stata poi evidenziata con gli Obiettivi di sviluppo del millennio dell’Onu (Millennium Development Goals, MDG).

Gli otto MDG, concordati al Vertice del millennio dell’Onu a New York, con una scadenza prevista per il 2015, si rivolgono tra le altre cose alla fame e alla povertà, alla mancanza di un’educazione primaria universale, all’ineguaglianza di genere e alle regole inique del commercio globale.

Fino ad oggi, solo cinque paesi sono riusciti a raggiungere l’obiettivo dello 0,7 per cento del PIL per gli aiuti allo sviluppo: Danimarca, Lussemburgo, Olanda, Norvegia e Svezia (altri sei hanno promesso di farlo entro il 2015, ossia Belgio, Gran Bretagna, Finlandia, Francia, Irlanda e Spagna).

“Cosa rimane di una visione, se non c’è attuazione? Solo allucinazione. Se i paesi ricchi non tradurranno in azione il loro impegno, o se non lo riaffermeranno attuando le loro promesse, l’Africa non sarà in grado di raggiungere gli MDG”, afferma Eveline Herfkens, coordinatrice della campagna Onu sugli Obiettivi del millennio, in una conferenza a Roma.

“Questi leader firmano accordi durante incontri lontani dal loro paese, poi prendono l’aereo e tornano a casa. Qui all’Onu abbiamo un problema al riguardo, perché non possiamo imporre la attuazione di questi trattati”, ha aggiunto Herfkens.

La conferenza, indetta dal Comune di Roma e Inter Press Service, faceva parte dell’iniziativa “Italia Africa 2005”, un programma di eventi culminati con un concerto rock sabato scorso, per richiamare l’attenzione sui problemi dell’Africa. Il convegno era dedicato in particolare agli sforzi dell’Europa per aiutare l’Africa a raggiungere gli MDG, e al contributo che possono dare in tal senso le singole città dei paesi ricchi. Erano presenti circa 150 persone, compresi rappresentanti di governo, delegati Onu e della società civile e giornalisti.

Anche se scelta come sede degli incontri, all’Italia manca ancora molto per rispettare i propri impegni.

Il paese assegna attualmente solo poco più di tre miliardi di dollari agli aiuti allo sviluppo. Secondo Giuseppe Deodato, direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Affari Esteri, la cifra corrisponde a circa lo 0,15 per cento del PIL.

Pur riconoscendo questa mancanza del paese rispetto agli aiuti, Deodato ha ribadito che comunque l’assistenza allo sviluppo dell’Italia non può essere solo minimizzata. “Non si tratta di una piccola somma… Dobbiamo pure cominciare in qualche modo”, ha osservato.

Njeri Mwangi Kinyoho, coordinatrice dell’Appello globale all’azione contro la povertà (Global Call to Action Against Poverty, G-CAP), ha sottolineato l’importanza dello sgravio del debito per invertire i livelli di povertà in Africa.

“Le nazioni ricche devono assicurare il 100 per cento della cancellazione del debito all’Africa, se intendono prendere sul serio la lotta alla povertà”, ha detto ai delegati. “L’Africa soffre a causa della restituzione del debito”.

G-CAP, un’organizzazione ombrello che riunisce circa 600 gruppi per lo sviluppo mondiali, calcola il debito estero totale dell’Africa intorno ai 330 miliardi di dollari. Afferma poi che i governi africani spendono tra il 30 e il 40 per cento del bilancio nazionale per pagare il debito, invece di destinarlo alla salute, all’educazione e ad altri bisogni sociali.

Il presidente dell’Etiopia Girma Wolde-Giorgis ha dichiarato che anche un investimento sostanziale nello sviluppo agricolo è fondamentale per migliorare la qualità della vita in tutto il continente.

“In Etiopia crediamo che raggiungere i traguardi degli MDG… dipende in gran parte dai progressi realizzati nello sviluppo agricolo e rurale. Questo perché circa l’85 per cento della nostra popolazione… vive in aree rurali”, ha detto alla conferenza.

“È in quest’ottica che il governo ha deciso di intraprendere investimenti sostanziali e continuativi nella ricerca agricola e in programmi estensivi di educazione degli agricoltori, formazione, raccolta dell’acqua e per costruire le infrastrutture fisiche e istituzionali dei mercati rurali”.

Anche il ministro dell’agricoltura del Mali, Seydou Traore, ha ribadito lo stesso concetto, notando che nel 2003, in un incontro al vertice dell’Unione Africana in Mozambico, i leader presenti avevano promesso di destinare il 10 per cento del PIL dei loro paesi all’agricoltura, entro il 2008.

Il Mali aveva già raggiunto questo traguardo, ha detto Traore: “Oggi siamo al 15 per cento, e questo è un segnale forte. È l’agricoltura che ci darà il miglior potenziale per raggiungere lo sviluppo in linea con gli MDG”.

Una nuova valutazione dei progressi ottenuti fino ad oggi nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo, dopo il vertice del millennio del 2000, è prevista a settembre di quest’anno con un meeting nella città di New York.(FINE/2005)