ARGENTINA: La crescita economica non attenua le disuguaglianze sociali

BUENOS AIRES, 5 aprile 2005 (IPS) – La stabile crescita dell’economia argentina negli ultimi due anni ha fatto senz’altro retrocedere disoccupazione e povertà, ma il motore che ha risollevato il paese dalla profonda crisi di fine 2001 è servito ben poco a ridurre il forte divario tra ricchi e poveri.

”La nostra grande sfida è la ridistribuzione delle entrate”, ha rivelato all’IPS un’alta fonte del governo di Néstor Kirchner che ha preferito rimanere anonima. “C’è un ampio dibattito nel governo su questo tema. Sappiamo che la crescita economica non basta, se non si mette in discussione il sistema di distribuzione del reddito”, ha ammesso.

Dopo il grave crollo del 2001, seguito a tre anni di recessione, è iniziato un lento processo di recupero dell’economia, con un aumento del prodotto interno lordo (PIL) dell’8,8 per cento nel 2003, e del 9 per cento nel 2004.

Quest’anno, il governo è riuscito a ristrutturare, con importanti condoni, più del 70 per cento del debito pubblico – insoluto sin dal 2001 – con i detentori di titoli.

La disoccupazione, nel frattempo, che aveva raggiunto il 24,1 per cento nel secondo semestre 2002, è scesa al 12,1 per cento alla fine del 2004; e la povertà, che affliggeva almeno il 57,5 per cento degli argentini all’apice della crisi, è diminuita al 40,2 per cento alla fine di dicembre.

La ripresa di industria e commercio si è anche riflessa in un aumento di esportazioni, consumi e investimenti. Ma il recupero economico non ha avuto un impatto analogo sulla distribuzione della ricchezza, che resta ancora molto ineguale in Argentina.

Nel 1994, il 10 per cento della popolazione più ricca guadagnava quasi 20 volte in più rispetto al 10 per cento più povero. Ma nel 2002, il rapporto salito a 30, con appena un lieve calo (29 volte) nel 2004.

L’economista Claudio Lozano, della Central de Trabajadores Argentinos, ha spiegato all’IPS che il problema è che “manca un progetto di reindustrializzazione e ridistribuzione del reddito”, che includa anche riforme del sistema fiscale che vada a gravare maggiormente sui settori a più alto reddito.

Lozano sollecita una strategia di sviluppo che includa la società nel suo insieme e non solo determinati settori, che di fatto stanno crescendo a ritmi accelerati, senza che i benefici si “ripercuotano sul resto della struttura produttiva”, ha osservato.

Allo stesso modo, l’economista Leonardo Gasparini, del Centro di studi sociali e su distribuzione e lavoro dell’Università de La Plata, ha dichiarato all’IPS che in Argentina la crescita economica, seppure con gli alti tassi di oggi, non riesce a invertire le profonde disuguaglianze.

Secondo l’esperto, sono necessarie ulteriori misure in tema di educazione, lavoro e politica sanitaria, per eliminare la situazione di povertà di un’ampia fascia della società, e tendere così verso un modello di sviluppo più equo.

Sono stati sollevati dubbi anche sulla solidità della ripresa economica argentina, basata soprattutto su un incremento delle esportazioni agricole in uno scenario internazionale di aumento dei prezzi dei prodotti di base.

Ma Felisa Miceli, presidente del Banco Nación, statale, ha suggerito che la crescita economica del paese dopo la crisi del 2001 “è qualcosa di più che un semplice effetto di rimbalzo”.

”Notiamo un’economia energica e vitale su delle variabili fondamentali, come esportazioni, consumi e investimenti”, ha detto la funzionaria a fine marzo in conferenza stampa.

Ma Miceli prevede anche dei possibili ‘colli di bottiglia’ che rischiano di ostruire il processo, come le scarse opere di infrastrutture nei trasporti, reti viarie e energia.

Altre sfide da affrontare – ha segnalato – sono la scarsità di manodopera qualificata, la concentrazione oligopolistica delle imprese produttrici di beni economici di base, l’assenza di riforme fiscali e la distribuzione regressiva del reddito.

Miceli, la prima donna a dirigere la principale banca argentina, ritiene che queste mancanze siano strutturali e difficili da risolvere in tempi brevi, ma assicura che rientrano nelle preoccupazioni del governo.

Il problema argentino dell’iniqua distribuzione del reddito rispecchia uno scenario comune a tutta l’America Latina, che è l’area con il maggiore divario tra ricchi e poveri nel mondo.

Nell’insieme, la regione ha delle difficoltà a ridurre la povertà estrema al ritmo richiesto per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del millennio, stabiliti dall’Onu nel 2000 per la comunità internazionale.

Il primo obiettivo prevede di ridurre della metà la percentuale della popolazione mondiale povera e affamata entro il 2015.