BRUXELLES, 2 aprile 2005 (IPS) – L’Unione europea deve difendere i diritti dei lavoratori quando riesaminerà, questo mese, il proprio sistema di benefici commerciali per i paesi in via di sviluppo. È l’appello del movimento internazionale dei sindacati.
La Commissione europea, braccio esecutivo dell’Ue, sta attualmente modificando il proprio regolamento detto “Sistema generalizzato di preferenze” (SGP), in cui dichiara di favorire le esportazioni dai paesi in via di sviluppo verso gli stati industrializzati, a tassi doganali preferenziali.
Ma la Confederazione internazionale dei sindacati liberi (CISL) con sede a Bruxelles, la Confederazione europea dei sindacati (CES) e la Confederazione mondiale del lavoro (CML), si dicono seriamente preoccupate perché l’Unione europea (Ue), e alcuni tra i 25 stati membri, intendono il contenuto in tema di standard lavorativi del SGP una clausola da “indebolire”.
I gruppi sindacali temono che, con la nuova proposta, alcuni paesi in via di sviluppo che non hanno ratificato gli otto diritti fondamentali dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) possano continuare a godere dei benefici commerciali “SGP-plus” dell’Ue.
Come parte dell’SGP, l’”SGP-plus” offre maggiori benefici commerciali, tramite tariffe ridotte, ai paesi che hanno ratificato e attuato integralmente specifici diritti umani internazionali, diritti dei lavoratori, diritti delle donne, e convenzioni sull’ambiente.
La OIL è un’agenzia dell’Onu con sede a Ginevra che promuove la giustizia sociale e i diritti dei lavoratori. Formula gli standard internazionali del lavoro per stabilire dei diritti fondamentali, come il diritto ad organizzarsi, gli accordi collettivi, l’abolizione del lavoro forzato, e altri standard che regolano le condizioni sull’intero spettro delle questioni in tema di lavoro.
Secondo la Commissione europea, le nuove norme renderanno più facile esportare verso l’Ue per i produttori dei paesi poveri. Le proposte devono essere avanzate entro aprile, ma il dibattito sull’SGP si è concluso ai primi di marzo con un nulla di fatto, dopo che gli stati del Nord e del sud Europa non sono riusciti ad accordarsi tra loro sul nuovo pacchetto.
In base a quanto dichiarano le organizzazioni sindacali, una nuova clausola sul lavoro nel regolamento SGP potrebbe avere gravi conseguenze per i diritti dei lavoratori nei paesi in via di sviluppo.
”Le ripercussioni andrebbero oltre la stessa Ue, portando a un indebolimento generalizzato degli sforzi internazionali per garantire la ratifica e l’attuazione delle convenzioni OIL”, riporta una loro dichiarazione.
In una lettera inviata la scorsa settimana al commissario Ue per il commercio, Peter Mandelson, i gruppi sindacali affermano che tali proposte sono inaccettabili.
”La riteniamo una proposta impossibile da accogliere”, denuncia la lettera. ”È sempre stato un prerequisito dell’SGP-plus che le convenzioni chiave sul lavoro fossero ratificate prima di concedere qualunque beneficio commerciale. Non possiamo accettare che chiunque possa nascondersi dietro il pretesto di presunte difficoltà costituzionali per non approvare quelle convenzioni”.
Secondo i sindacati, l’SGP-plus deve essere ”concesso esclusivamente come incentivo per una buona condotta documentata, e non certo in cambio di promesse di meriti futuri”. Essi aggiungono che l’esenzione proposta annullerebbe “la prospettiva di usare l’SGP come serio strumento per convincere i paesi a ratificare le convenzioni, e di fatto penalizzerebbe le azioni di altri stati che hanno approvato e che applicano le convenzioni in questione”.
La portavoce della CISL, Barbara Kwateng, ha osservato che le proposte della Commissione trasmettono il messaggio sbagliato a governi e paesi in via di sviluppo. “Il rispetto degli standard del lavoro di un paese, ovvero la ratifica delle convenzioni OIL sugli standard lavorativi, ha costituito fino ad oggi una condizione per concedere i benefici commerciali secondo il sistema SGP-plus”, ha detto all’IPS.
”Il movimento internazionale dei lavoratori – ha aggiunto – ritiene che l’Ue dovrebbe preferire un impegno a incoraggiare il rispetto dei diritti dei lavoratori, e contribuire così alla lotta contro la povertà, piuttosto che accelerare una gara all’ultimo sangue nei paesi in via di sviluppo”.
Per i sindacati, le conseguenze di una tale esenzione sarebbero di ampia portata. ”Le ripercussioni di questa proposta si farebbero sentire ben oltre lo stesso sistema SGP, e produrrebbero un indebolimento generalizzato degli sforzi internazionali per garantire la ratifica e l’attuazione delle convenzioni OIL”, ha dichiarato il segretario generale della CML, Willy Thys.
I sindacati evidenziano il caso del Salvador (Centroamerica), che può ancora godere dei benefici commerciali dell’SGP pur non avendo ratificato le due convenzioni OIL sui diritti sindacali fondamentali, e malgrado le preoccupanti violazioni dei diritti dei lavoratori da parte del suo governo.
”Il testo dell’SGP-plus è categorico e inequivocabile – ha dichiarato il segretario generale della CES, John Monks -: ogni beneficiario deve ratificare e mettere in pratica integralmente tutte le convenzioni fondamentali sui diritti umani dei lavoratori. Ciò riguarda anche il Salvador, lo Sri Lanka, e ogni altro beneficiario attuale o potenziale, e il movimento sindacale non esiterà a richiedere un’indagine su chiunque non abbia rispettato gli obblighi SGP”.
I sindacati sostengono che l’Ue deve evitare qualsiasi clausola di esenzione nel suo nuovo SGP, ed essere “molto rigorosa” circa l’applicazione dei benefici SGP-plus.
”Insisteremo affinché l’SGP-plus continui a rappresentare un incentivo per il rispetto totale di tutti i diritti fondamentali dei lavoratori, e perché l’Ue e i suoi stati membri decidano di non sostenere alcun tipo di clausola di esenzione per nessun paese”, ha concluso Monks.

