SVILUPPO-AFRICA: Un verdetto confuso sul rapporto della Commissione

JOHANNESBURG, 18 marzo 2005 (IPS) – Un “primo passo decisivo” perché la povertà in Africa diventi solo un ricordo; oppure, una “manovra per coprire la guerra irachena”: sono due delle tante e molteplici reazioni al rapporto pubblicato la settimana scorsa dalla Commissione britannica per l’Africa (CfA).

Il copioso documento, di ben 453 pagine, segnala i risultati di un’indagine compiuta in nove mesi da 17 commissari, di cui nove africani, sui migliori sistemi per porre fine alla povertà e promuovere lo sviluppo in Africa.

“La Commissione è stata istituita in un momento storico unico, proprio mentre il mondo sta facendo enormi progressi nella riduzione della povertà, con la rilevante eccezione dell’Africa”, ha dichiarato il primo ministro dell’Etiopia Meles Zenawi, in un discorso programmatico per la presentazione del rapporto, l’11 marzo ad Addis Abeba. (Documento pubblicato simultaneamente nella capitale etiope e a Londra).

“Anche per l’Africa, però, è un momento di risveglio, rafforzato dal rinnovato proposito di adottare misure concrete e combattere i suoi mali profondamente radicati”, ha aggiunto Zenawi.

Wole Olaleye, di Action Aid International, un’organizzazione non governativa (Ong) con sede a Johannesburg, si è detto relativamente ottimista sui contenuti del rapporto.

“Malgrado alcuni punti deboli nel rapporto, riteniamo che le raccomandazioni della CfA costituiscano un’agenda che vale la pena concretizzare, come un primo passo decisivo perché la povertà diventi storia”, ha detto ai giornalisti in un centro commerciale.

“La vera prova che il tempo e il denaro spesi per la Commissione siano giustificati, si avrà nella misura in cui essa verrà concordata e realizzata nel vertice di Gleneagles”; ha aggiunto Olaleye.

Nella città scozzese si terrà infatti a luglio l’incontro annuale del Gruppo degli otto paesi più industrializzati (G8): Regno Unito, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Russia e Stati Uniti. La presidenza di turno del G8 è affidata quest’anno al Regno Unito, che ha chiesto di sfruttare quest’occasione per focalizzare l’attenzione dei paesi ricchi sull’Africa.

“Negli ultimi anni si sono realizzati grandi piani e iniziative per la regione, tanto ampi nelle analisi quanto esigui nella realizzazione. Quest’anno dovrà essere diverso”, ha avvertito Olaleye.

La raccomandazione della CfA che ha forse suscitato maggiore attenzione è la richiesta di triplicare i flussi di aiuti verso l’Africa, fino a 50 miliardi di dollari all’anno entro il 2015. (Una scadenza stabilita nel 2000 al vertice del millennio dell’Onu, per raggiungere gli Obiettivi del millennio (MDG). Gli otto MDG puntano ad aspetti chiave del sottosviluppo, come la fame e la povertà estreme, la mancanza di educazione primaria universale, l’ineguaglianza di genere, e l’incidenza di malattie come l’Aids e la malaria nei paesi poveri).

Su raccomandazione della Commissione, ai paesi ricchi verrebbe richiesto di assegnare 10 miliardi di dollari in più all’anno per combattere l’epidemia di Hiv, di cui 3,2 miliardi andrebbero a compensare l’attuale mancanza di risorse del Fondo globale contro l’Aids, la tubercolosi e la malaria. Questo fondo fu creato nel 2002 per mobilitare un sostegno extra alla lotta contro questi mali, che si stima provochino oltre sei milioni di morti all’anno.

Tra le altre richieste della CfA vi sono: l’appello per la cancellazione del debito dei paesi africani, l’eliminazione dei sussidi agricoli che alterano gli scambi commerciali e il rimpatrio di miliardi di dollari dirottati da funzionari corrotti e depositati all’estero.

Inoltre, secondo la Commissione, l’Africa, tra le altre misure, deve svolgere un ruolo significativo nel migliorare la vita delle sue popolazioni, elevando gli standard di governance, e spendendo di più nei programmi sanitari.

Alcuni analisti sostengono che la CfA abbia contribuito poco al dibattito su come fare in modo che l’Africa non sia più, nelle parole del primo ministro britannico Tony Blair, “una cicatrice nella coscienza del mondo”.

Anche Sam Moyo, direttore esecutivo dell’Istituto africano per gli studi agrari di Harare, ha espresso dei dubbi sul tempismo del lavoro della Commissione.

“Ad esser cinici, si direbbe che non sia altro che una manovra propagandistica per coprire la guerra in Iraq; una manovra per coprire il fallimento britannico in Africa”, ha detto Moyo in una conferenza stampa organizzata da ActionAid a Johannesburg alla fine della scorsa settimana.

Il governo Blair ha attirato numerose critiche dentro e fuori del paese per il suo supporto all’invasione dell’Iraq guidata dagli Usa.

Anche Chris Landsberg, del Centre for Policy Studies di Johannesburg, si è detto assai pessimista sui benefici finali del lavoro della CfA.

“Non avremo nessuna risposta dal resto del G8. Non credo, ad esempio, che cancelleranno il debito dell’Africa”, ha affermato. “E mancherà un vero e proprio impegno tra partner uguali, perché l’Africa non ha un’importanza strategica per l’Occidente”.