DIRITTI: Le donne di tutto il mondo insieme per l’uguaglianza

NAZIONI UNITE, 17 marzo 2005 (IPS) – Alla quinta Conferenza mondiale sulle donne, conclusasi la settimana scorsa e alla quale hanno partecipato 80 ministri, 1800 delegati di governo, sette first lady e 2600 rappresentanti di organizzazioni non governative provenienti da tutto il mondo, è stato ribadito che “i diritti delle donne sono diritti umani”.

L’assemblea, durata due settimane, ha esaminato i progressi degli ultimi dieci anni per l’uguaglianza di genere. Gli obiettivi per l’evoluzione della donna, stabiliti 10 anni fa alla Quarta conferenza mondiale sulle donne di Pechino (1995), sono stati confermati in una Dichiarazione approvata dopo la prima settimana.

”Questa dichiarazione concisa ed efficace costituisce una conferma categorica e incondizionata della Dichiarazione di Pechino e della sua Piattaforma d’azione, e la promessa di ulteriori iniziative rivolte ad una piena e accelerata attuazione di Pechino”, ha dichiarato Kyung-wha- Kang, presidente della Commissione sullo stato delle donne (CSW).

Gli impegni assunti a Pechino comprendono il diritto delle donne a controllare la propria sessualità, libere da coercizione, discriminazione o violenza, e l’applicazione della legge internazionale senza distinzione di sesso.

Per molti dei partecipanti alla conferenza, tuttavia, questa “ulteriore conferma” non è comunque sufficiente.

”È una vittoria importante che i governi di tutto il mondo abbiano ribadito che ‘i diritti delle donne sono diritti umani’, come messaggio centrale della Piattaforma d’azione di Pechino”, ha dichiarato Charlotte Bunch, direttrice esecutiva del Centro per la leadership globale delle donne (CWGL).

”Ma questi impegni saranno solo vane promesse, se i governi non li trasformeranno in interventi concreti per migliorare la vita quotidiana delle donne”.

Nel 2000, all’assemblea di valutazione “Pechino +5”, le donne hanno chiesto un’azione sulle riforme rimaste in sospeso, e i governi hanno promesso maggiori investimenti in medicine per le epidemie, educazione sessuale per gli adolescenti, e per promuovere il sesso sicuro tra uomini e donne.

Ma oggi, dopo cinque anni, la piattaforma di Pechino non è stata ancora attuata, dichiara June Zeitlin, direttrice esecutiva dell’Organizzazione delle donne per l’ambiente e lo sviluppo (WEDO).

”Si sono fatti dei passi avanti in termini di politica e di leggi, ma ciò non si è tradotto in un miglioramento di vita per le donne”, ha affermato.

La WEDO ha pubblicato un rapporto dal titolo “Pechino tradita”, con interviste a donne provenienti da circa 150 paesi. Secondo il rapporto, il punto centrale delle critiche è che “i governi di tutto il mondo hanno adottato un approccio per favorire un’attuazione graduale, che però non garantisce la trasformazione economica, sociale e politica alla base delle promesse e della visione di Pechino”.

”Le donne sono venute qui per parlare di attuazione”, ha proseguito Zeitlin, “ma ancora una volta siamo state dirottate dalla ristretta agenda imposta dagli Stati Uniti”.

Nella prima settimana di incontro, gli Usa hanno minacciato di non riconfermare la Piattaforma d’azione, a meno di una ratifica scritta che la Piattaforma non avrebbe sancito nuovi diritti umani internazionali, compreso il diritto all’aborto.

Quando tutti, esclusi Egitto e Qatar, hanno rifiutato di appoggiare la proposta, gli Usa, dopo diverse ore di dibattito, si sono arresi concedendo il proprio sostegno alla Dichiarazione.

“Abbiamo dimostrato che gli Stati Uniti non possono comandare il mondo quando si tratta di diritti delle donne”, ha dichiarato Zeitlin. “Siamo certamente contente che gli Usa abbiano infine raggiunto il consenso globale sui diritti femminili, ma continueremo a monitorare le loro azioni per un’agenda dei diritti umani delle donne”.

“Dobbiamo essere vigili su ogni possibile tentativo di far arretrare i diritti delle donne dentro e fuori il proprio paese”, ha aggiunto.

Alcune Ong, come Equality Now e il Centro per la leadership globale delle donne, hanno deplorato che a causa degli ostacoli sui diritti riproduttivi, temi importanti non siano giunti alle orecchie degli alti funzionari di governo, presenti alla conferenza solo nella prima settimana.

Zeitlin sospetta che gli indugi degli Usa fossero “intenzionali”, e sostiene che l’amministrazione Bush sembrerebbe contraria a qualunque legge internazionale sull’aborto. A causa di ritardi nell’assemblea, ha proseguito, è mancata una discussione più ampia sul perché gran parte della piattaforma di Pechino non sia stata attuata.

Le spiegazioni, ha proseguito, vanno dai cambiamenti delle condizioni nazionali, alle modifiche nell’assetto globale a partire dal 1995, comprese le spinte della globalizzazione, l’aumento delle disuguaglianze di genere, l’aumento delle spese militari, e la violenta reazione fondamentalista.

Ong, governi e singoli individui, nel corso della seconda settimana, hanno reclamato impegni più consistenti da parte dell’Onu, presentando diverse risoluzioni – 10 in tutto – in cui si sollecitano nuovi sforzi in determinati ambiti.

Tra questi, Hiv/Aids, assistenza alle donne afgane e palestinesi, coinvolgimento delle donne indigene nell’adempiere agli impegni dell’Onu, progresso economico per le donne, istituzione di un relatore speciale per le leggi che discriminano le donne, eliminazione delle cause di fondo del traffico di donne, e inclusione delle prospettive di genere nelle politiche di governo e nelle risposte alle calamità.

Alla fine è stato raggiunto un ampio consenso su otto risoluzioni. La nona e la decima, sull’istituzione di un relatore speciale per la riforma delle leggi discriminatorie e sullo sviluppo economico per le donne, sono passate per un voto, con solo gli Usa contrari.

Molti delegati si sono concentrati sugli sviluppi positivi, descrivendo i progressi degli ultimi dieci anni in termini di istruzione femminile, crescita economica delle donne, aumento della partecipazione politica, e riforma delle leggi discriminatorie in 14 paesi.

”Il consenso mondiale si è costruito intorno all’idea che rafforzare il potere delle donne sia lo strumento più efficace per lo sviluppo e la riduzione della povertà, e che gli ultimi ostacoli all’uguaglianza di genere possano essere superati”, ha dichiarato Rachel Mayanja, consulente speciale del Segretario generale su questioni di genere e progresso delle donne.

Alla riunione della Commissione Onu sullo stato delle donne, che si terrà a settembre, la Dichiarazione finale verrà inclusa nella Indagine di alto livello dell’Onu per il Millennio, in cui si potrebbero sollecitare ulteriori passi avanti.