DONNE: Vittime della violenza domestica

LA PAZ, 16 dicembre 2004 (IPS) – Nemmeno la canna della pistola di un agente contro il petto, ha impedito che un’attivista boliviana per i diritti delle donne fallisse nel suo intento di aiutare una delle tante vittime della violenza domestica.

Ancora tra le lacrime, Jeannette Alfaro Moldiz, direttrice dei Servizi legali municipali di La Paz, ricorda le intimidazioni di un poliziotto che picchiava abitualmente la moglie, evitando sempre le sanzioni per la sua influenza tra gli amministratori di giustizia.

Nel suo ufficio conserva ancora molti casi di violenze impunite, nonostante la legge vigente contro la violenza domestica, che prevede sanzioni come multe, misure cautelari e pene alternative.

Anche la legge boliviana stabilisce che i casi gravi vengano esaminati e processati come crimini penali, punibili con la privazione della libertà. La massima pena, per omicidio, è di 30 anni di galera.

Ma finora, un solo caso denunciato si è concluso con la sentenza dell’aggressore, recluso nel carcere penale di San Pedro di La Paz, e una condanna a otto anni per aver accoltellato ripetutamente la compagna, dopo 12 anni di convivenza.

A Santa Cruz, la Casa della Donna ha registrato 80 episodi di donne assassinate dal consorte o dai familiari, tra gennaio e settembre 2004. L’anno scorso, gli omicidi sono stati 98.

I responsabili del Sondaggio nazionale di demografia e salute (ENDSA) hanno dichiarato all’IPS che il 53 per cento delle donne afferma di aver subito violenza psicologica, mentre il 59 per cento ha subito una qualche forma di violenza fisica e il 14 per cento lesioni gravi, come fratture.

L’inchiesta – realizzata per l’Istituto nazionale di statistica e il Ministero della sanità con le risorse di organismi internazionali – afferma che solo il 17 per cento delle donne aggredite denuncia l’episodio, e il 49 per cento degli aggressori non riceve alcuna sanzione.

Alfaro Moldiz ha raccontato all’IPS che lei stessa subì maltrattamenti in casa e che, dopo aver cercato aiuto senza trovarlo, è diventata un’attivista per i diritti delle donne.

Oggi indossa un’uniforme gialla che la identifica come funzionaria municipale e, accompagnata da una piccola squadra di assistenti e psicologi, si occupa di casi a cui la stessa polizia si sottrae, soprattutto quando si tratta di episodi che coinvolgono funzionari di alto rango.

Quando ha aperto, il suo ufficio consisteva solo in una scrivania, mentre oggi è la divisione municipale tra le più frequentate da donne con scarse risorse, ma anche da altre con redditi più alti.

Ogni giorno, avvocati e psicologi della Direzione dei servizi legali si occupano in media di 100 casi, tra citazioni, udienze di conciliazione, valutazioni psicologiche, sessioni di terapia, problemi relativi alla salute e all’occupazione.

Alfaro Moldiz crede di dover intensificare la battaglia per restituire la dignità e l’autostima alle donne povere che hanno subito violenza dal proprio partner. “Erano cittadine di seconda categoria per i loro mariti, che si consideravano più produttivi”, ha spiegato.

Per questo, Alfaro Moldiz ha organizzato un gruppo di lavoro comunitario con donne disoccupate o senza reddito: un piccolo esercito che è subito sceso in città per lavoretti di falegnameria o riparazione di strade e giardini, tra le critiche della popolazione, che non valorizzava il loro lavoro.

Con questo sistema, circa 2500 donne hanno ricevuto una formazione in mansioni di edilizia, e alla fine di quest’anno diventeranno 3000.

La formazione di donne capaci di provvedere al proprio sostentamento ha contribuito a creare nove micro imprese. Cinque di queste possiedono un registro imprenditoriale che permetterà loro di partecipare ai concorsi per l’esecuzione di opere pubbliche.

Questi risultati sono molto incoraggianti.

Ma Alfaro Moldiz non dimentica la donna che dopo aver ricevuto una coltellata al polmone, è riuscita soltanto a farsi riconoscere 12 giorni di permesso per problemi fisici da un avvocato, che ha dichiarato l’assenza di prove per i crimini di lesioni gravi e tentato omicidio.