RIO DE JANEIRO, 15 dicembre 2004 (IPS) – Una donna che può decidere se e quando procreare sarà più libera di lavorare e di investire nella salute e nell’educazione dei figli, si assicurerà che rendano meglio a scuola e porterà più cibo a tavola; eppure l’avvio di questo processo per sfuggire alla povertà è rimasto fuori dall’agenda mondiale.
Così ha spiegato all’IPS Steven Sinding, direttore generale della Federazione internazionale di pianificazione familiare, durante un convegno a Rio de Janeiro dove si analizzavano i motivi per cui la salute sessuale e riproduttiva sia rimasta fuori dagli Obiettivi del millennio sanciti nel settembre 2000 dalle Nazioni Unite (Onu), e si esaminava la maniera per evitare che questo tema perda visibilità e appoggio finanziario.
Gli Obiettivi, fissati per il 2015, consistono nello sradicare la povertà estrema e la fame, assicurare l’istruzione primaria universale, promuovere l’uguaglianza tra i generi e l’autonomia della donna, ridurre la mortalità infantile, migliorare la salute della madre, combattere l’Aids/Hiv, la malaria e altre malattie, garantire la sostenibilità ambientale e promuovere un’associazione mondiale per lo sviluppo.
Queste risoluzioni, che si accompagnano alle mete quantitative e il cui nome ufficiale è Obiettivi di sviluppo dell’Onu per il millennio, hanno raccolto in modo molto sintetico impegni e linee d’azione di conferenze del forum mondiale su popolazione, infanzia, donne, ambiente, povertà e diritti umani, svoltesi soprattutto negli anni ‘90.
Le organizzazioni che lavorano sulla salute sessuale e riproduttiva hanno denunciato che gli impegni in questa specifica area, consacrati con grande sforzo per ottenere consensi, principalmente nella Conferenza del Cairo (1994) sulla popolazione e in quella di Pechino (1995) sulle donne, si sono persi lungo la strada, e non per distrazione.
L’Onu “lo ha considerato un tema pericoloso, che poteva generare rifiuto, e ci hanno chiesto di aspettare, perché le cose si sarebbero sistemate; ma da quel momento nulla si è sistemato, e stiamo perdendo visibilità, terreno e risorse finanziarie”, ha affermato Sinding all’apertura dell’incontro del 30 novembre dal titolo “Obiettivi di sviluppo del millennio e salute sessuale e riproduttiva”.
“Siamo un obiettivo mancato, se continuiamo ad essere remissivi saremo emarginati fino a scomparire”, ha denunciato a una platea di capi di organizzazioni femminili della regione, di attiviste che lavorano per combattere l’Aids (sindrome da immunodeficienza acquisita), reti di giovani e gruppi in difesa dell’accesso universale ai metodi contraccettivi e della libera scelta della donna in tema di salute riproduttiva.
Sinding ha inoltre spiegato all’IPS che l’esclusione dagli Obiettivi rende più arduo conseguire il finanziamento. “Se non siamo presenti, non siamo una priorità”, ha assicurato, dicendo di voler lavorare per includere un nuovo obiettivo specifico sull’accesso universale alla contraccezione, che è stato un asse centrale nelle decisioni della conferenza del Cairo.
“Funzionari delle Nazioni Unite e alcuni governi vorrebbero che gli Obiettivi del millennio fossero un tema concluso, credo però che abbiamo ancora un’opportunità”, ha affermato. La sua organizzazione, insieme ad altre in tutto il mondo, lavora per creare un movimento a favore di questo nuovo obiettivo, con lo scopo di portare la sua richiesta al nuovo vertice del Millennio previsto per il 2005.
Sinding ha sottolineato per esempio che le risorse della cooperazione per la lotta contro l’Aids e l’Hiv che lo causa sono aumentate del 300 percento negli ultimi tre anni, dopo che la questione è stata inclusa negli Obiettivi, mentre i fondi per la pianificazione familiare nello stesso periodo sono stati “drammaticamente” ridotti.
Durante il vertice, Ralph Hakkert del Fondo per la popolazione delle Nazioni Unite (FNUAP) ha sottolineato che in America Latina la popolazione cresce maggiormente tra i più poveri, e non per volontà, bensì per disinformazione o per altre limitazioni che colpiscono più seriamente le donne.
Ciononostante, Hakkert ha ammesso che “vi sono resistenze” a includere la salute riproduttiva tra gli Obiettivi del millennio, e ha considerato che, seppure la proposta di un nuovo obiettivo possa essere “accolta favorevolmente”, essa aprirebbe le porte a una gran quantità di domande inevase della società civile sugli obiettivi di sviluppo.
“La salute sessuale e riproduttiva non è la sola lacuna tra gli Obiettivi. Ci sono altri temi assenti, come il lavoro o la sicurezza. Se apriamo il dibattito, verrà fuori una lista interminabile di quesiti”, ha osservato il funzionario del FNUAP.
A suo avviso, la strategia migliore sarebbe partire da una meta generale già esistente per lavorare sui temi di pianificazione familiare.
Quest’idea è stata messa in discussione dagli organismi femminili, i quali hanno segnalato che nei loro paesi esistono programmi per sradicare la povertà che, anziché rafforzare le donne e riconoscere i loro diritti riproduttivi, ne limitano l’autonomia.
Nemmeno Sinding concordava con la posizione di Hakkert. Secondo lui la salute sessuale e riproduttiva “non appartiene alla stessa categoria” dell’occupazione, dato che “è stato un tema centrale nella conferenza sulla Popolazione e ha ottenuto il consenso di 149 paesi membri delle Nazioni Unite”.
Ciononostante, l’argomento è stato eliminato dalla nuova agenda degli Obiettivi del millennio.
Le organizzazioni sociali presenti all’incontro avevano posizioni più o meno convergenti, ma si differenziavano nelle proposte sulla strategia. Secondo alcune si deve portare avanti l’idea dell’obiettivo numero nove, e secondo altre bisogna esigere l’adempimento degli impegni con gli strumenti esistenti.
Susana Chiarotti, del Comitato di America Latina e Caraibi per la difesa dei diritti delle donne, ha avvisato del rischio che gli Obiettivi del millennio siano stati decisi dagli Stati “come una scusa per non mantenere gli impegni assunti nelle diverse conferenze internazionali degli anni ‘90”, che sono molto più ampi.
“Se si fossero mantenuti quegli impegni – ha esortato – non sarebbero stati necessari gli Obiettivi. Non possiamo ora correre tutti dietro a un’agenda breve, dobbiamo pretendere che gli Stati mantengano i loro impegni precedenti senza avere la scelta tra gli Obiettivi del millennio o le conferenze”.
Anche Magali Caram, dell’associazione Profamilia di Porto Rico, ha espresso il timore che incoraggiando un nuovo obiettivo del millennio si “faccia il gioco dei governi”, sebbene non si sia attivata per bocciare nettamente la proposta, affinché il tema recuperi visibilità.
Caram ha detto all’IPS che negli anni ’90 i governi hanno assunto impegni molto importanti, ma senza mantenerli né assegnare loro la priorità necessaria in tema di formulazione di politiche e programmi e assegnazione di risorse. In America Latina e Caraibi ”stiamo appena trovando la strada” per rispettarli, ha aggiunto.
In tale contesto hanno fatto irruzione gli Obiettivi del millennio, dove i temi vitali per la donna sono inclusi in obiettivi molto generali, ha spiegato l’attivista. “La salute della madre è importante, ma negli Obiettivi ci collocano ancora con i bambini e solo nella nostra condizione di madri, non di persone con dei diritti”, ha deplorato.
Per questo motivo – ha evidenziato Caram – non sarebbe male poter contare su un nuovo obiettivo che “dia maggior visibilità” ai temi di salute sessuale e riproduttiva, ma sarebbe negativo che nel dibattito sull’aggiunta di un obiettivo si perdano di vista gli accordi già raggiunti, e gli ambiziosi impegni degli anni ’90 siano sostituiti da un solo obiettivo sull’accesso della donna alla contraccezione, che comporterebbe un’involuzione.

