NAZIONI UNITE, 13 dicembre 2004 (IPS) – Dopo il successo delle iniziative per la messa al bando delle mine e la creazione di una corte penale internazionale, un gruppo di Organizzazioni non governative (Ong) ha deciso di lanciare una campagna mondiale per trovare “fonti di finanziamento nuove ed innovative” per sradicare la fame e la povertà.
“L’idea è imitare i processi internazionali che hanno avuto un esito positivo, come la convenzione per la messa al bando delle mine, o lo statuto per la creazione della Corte penale internazionale (ICC)”, afferma Katarina Sehm Patomaki del Network Institute for Global Democratisation (NIGD) di Helsinki.
Queste due iniziative – ha ricordato Patomaki – sono state appoggiate da gran parte delle Ong di tutto il mondo e da alcuni paesi membri delle Nazioni Unite.
La NIGD, una rete transnazionale di attivisti che opera in Finlandia e Perù, sta cercando un sostegno al proprio progetto presso Ong e governi.
“Il nuovo interesse dell’Onu per un sistema di tassazione globale potrebbe ispirare “la creazione di una più ampia coalizione di Ong in sostegno di fonti di finanziamento nuove ed innovative”, ha detto Patomaki all’IPS.
La Coalizione per la Corte penale internazionale (CICC), è formata da 2000 Ong. La “Campagna internazionale per la messa al bando delle mine” (ICBM) – una coalizione di più di 1200 Ong – ha vinto nel 1997 il Premio Nobel per la pace, grazie all’azione di lobbying che ha portato al trattato sulla messa al bando delle mine.
La NIGD vorrebbe che la proposta di una “campagna internazionale per una tassazione globale” si muovesse sulle stesse linee, e spera che a prendere il comando del progetto sarà il Brasile – come fu per il Canada nella convenzione sulla messa al bando delle mine.
Per iniziativa del presidente brasiliano Lula da Silva, più di 80 leader mondiali hanno discusso nell’ambito dell’Assemblea Generale di settembre “l’azione internazionale di lotta alla fame e alla povertà e di aumento dei finanziamenti per lo sviluppo”.
Nello stesso mese, uno studio per conto del Dipartimento affari economici e sociali dell’Onu (UNDESA), ha presentato per la prima volta sette “idee innovative” per stanziare circa 50 miliardi di dollari in nuovi finanziamenti per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del millennio (che sono, ad esempio: dimezzare fame e povertà, universalizzare l’istruzione primaria, promuovere l’uguaglianza di genere, ridurre la mortalità infantile ed eliminare l’Hiv/Aids, entro il 2015).
Le sette nuove idee prevedono: tasse globali per l’ambiente; una “global lottery”; una tassa sui flussi di valuta; la creazione di un ente finanziario internazionale per prestiti a lunga scadenza, ma condizionati, per le nazioni più povere; incrementare le donazioni private per lo sviluppo di imprese e singoli individui; aumentare le rimesse oltreoceano dei lavoratori emigrati.
Lo studio è del World Institute for Development Economics Research (WIDER) dell’UN University di Helsinky.
“Gli stessi paesi in via di sviluppo stanno cercando forme di finanziamento per raggiungere gli MDG nel 2015, ma potranno far poco senza nuovi aiuti esterni”, afferma Anthony B. Atkinson, autore dello studio e rettore del Nuffield College dell’Università di Oxford.
“C’è bisogno di maggiori fondi pubblici e privati per permettere ai paesi poveri del mondo di investire in servizi e infrastrutture di base per lo sviluppo umano, e per migliorare la qualità della vita e le prospettive di occupazione dei poveri”, si legge nel documento del WIDER, presentato ufficialmente a New York il 15 novembre.
Lo studio sostiene inoltre che i 50 miliardi necessari potrebbero essere raccolti raddoppiando gli attuali Aiuti pubblici allo sviluppo (APS o ODA, Official Development Assistance), dei paesi ricchi in favore di quelli poveri.
“Sono stati compiuti alcuni passi che fanno ben sperare, ma richiedono tempo, e il tempo è tutto. Solo per questo, dobbiamo considerare nuove fonti di finanziamento”, ha aggiunto Atkinson.
Il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan – forte sostenitore dell’iniziativa – avverte che se non si raddoppiano gli ODA a 100 miliardi di dollari l’anno, i 132 paesi in via di sviluppo del mondo non riusciranno a raggiungere gli MDG.
“Bisogna agire. Nuove fonti di finanziamento sono vitali per affrontare le molte cause della sofferenza umana”, ha detto Annan.
A settembre, l’ambasciatore francese all’Onu, Jean-Marc de La Salière, ha dichiarato che la comunità internazionale deve trovare le risorse per onorare l’impegno preso con gli MDG.
In quest’ottica s’inscrive l’iniziativa di Brasile, Francia, Cile e Spagna – ha aggiunto. I leader delle quattro nazioni hanno ricoperto un ruolo di primaria importanza nell’assemblea Onu di settembre.
Sulla questione della tassazione globale – ha riferito il presidente Jacques Chiraq – La Salière ha interpellato un gruppo di esperti finanziari.
Il delegato francese è felice di constatare che anche gli istituti della Bretton Woods – Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale (FMI) – stanno appoggiando l’idea. La sfida per le Nazioni Unite, ha aggiunto La Salière, è ora portare le idee al prossimo incontro sugli MDG, previsto per settembre 2005.
Nonostante il sostegno della maggior parte dei leader mondiali, la tassazione globale ha trovato l’opposizione di almeno due grandi nazioni industrializzate: Stati Uniti e Giappone. Washington sostiene che una tassa globale interferirebbe con la sovranità nazionale.
“Non si tratta di una questione di risorse ma di volontà politica”, ha dichiarato Njoki Njoroge Njehu di “50 Years is Enough” di Washington.
L’amministrazione Bush – aggiunge – è disposta a stanziare miliardi di dollari per la guerra in Iraq ma dice di non avere i fondi per aumentare gli aiuti allo sviluppo.
“Bisogna denunciare la falsità dei nostri governanti”, ha detto Njehu all’IPS. “Negli Stati Uniti ci sono persone che dormono in strada e bambini affamati, eppure l’amministrazione continua a trovare i soldi per la guerra”.
“Una campagna internazionale lanciata dalle sole Ong non basta. Bisogna coinvolgere la società civile, compresi i leader religiosi e i funzionari di governo”. E la campagna – aggiunge Njehu -dovrebbe essere più sentita nei paesi industrializzati del nord poiché “è lì che si trovano le risorse”.
Phil Bloomer di Oxfam ha dichiarato che la sua organizzazione sostiene l’iniziativa e crede che, se implementata, sarà un contributo efficace nelle riduzione della povertà.
“Queste proposte – ha concluso – devono accompagnare, e non sostituire, l’aumento degli aiuti, la cancellazione del debito e la riforma dei regolamenti sul commercio globale, misure necessarie per combattere l’oscenità di più di un miliardo di persone nel nostro pianeta che ancora sopravvivono con meno di un dollaro al giorno”.

