ROMA, 20 ottobre 2004 (IPS) – Il 6 ottobre si sono incontrati presso la Casa internazionale delle donne di Roma i rappresentanti di istituzioni e di associazioni non governative (Ong) italiane e palestinesi per discutere del progetto Tamkeen (in arabo, “empowerment”). Il progetto “Tamkeen” riguarda il rafforzamento del potere politico, economico e sociale delle donne palestinesi, principalmente finanziato dalla Cooperazione Italiana del Ministero degli Esteri (DGCS) e implementato insieme alla Provincia di Roma e al Comune di Bologna.
“L’attuale tensione in Palestina produce un sentimento di odio, un veleno che si diffonde sull’intera regione, sui palestinesi ma anche sugli arabi, in Medio Oriente, in Europa e nel mondo intero”, ha dichiarato all’IPS Zahira Kamal, ministra per gli affari delle donne dell’attuale governo dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), presente all’incontro.
Qui in Italia, ha proseguito Kamal, “abbiamo visto cosa si può fare lavorando in situazioni di pace. … La cultura della pace permette di conoscere e lavorare con l’altro, offrendo un nuovo modo di pensare e di implementare le attività”.
Il progetto Tamkeen, elaborato dalla Ministra Kamal e da Bianca Pomeranzi, referente per le tematiche di genere della DGCS, è stato finanziato a marzo 2003 per circa 500.000 Euro e terminerà a dicembre 2004. Rientra nel Programma di Cooperazione bilaterale italo-palestinese di marzo 2000, che prevede un’azione di Institution Building per il Ministero degli affari delle donne (MOWA) dell’ANP.
Due delegazioni di donne palestinesi hanno trascorso 10 giorni negli enti locali di destinazione, partecipando a seminari e incontri per confrontarsi con l’esperienza delle donne italiane in istituzioni locali, centri delle donne, dell’imprenditoria, università, movimenti della società civile.
La Provincia di Roma e il Comune di Bologna sono stati scelti per l’alta presenza delle donne negli organi di governo e la forte realtà del mondo femminile nel tessuto sociale ed economico delle due regioni.
“È un progetto unico – ha commentato all’IPS la ministra Kamal – in quanto ha sviluppato un tipo di relazioni mai sperimentate prima”, quelle della sinergia fra tre entità di solito separate: il governo, la società civile e il mondo accademico, che insieme hanno potuto definire e costruire dei criteri comuni, dei valori specifici.
“Io ho imparato ad esempio come progettare un piano triennale”, ha proseguito la ministra. “…Non avevamo un gruppo che ‘sa’. Ognuno ha imparato dall’altro. C’è stato uno scambio continuo, dove ognuno ha messo il proprio know-how, ..e abbiamo potuto costruire una nuova metodologia comune. Per questo ha funzionato, ..e abbiamo potuto tracciare le grandi linee per lo sviluppo del progetto nel futuro”.
“Si tratta soprattutto di un’occasione di scambio, di reciprocità di esperienze, nel rapporto tra le donne e le istituzioni”, ha dichiarato Costanza Fanelli, presidente del Consorzio della Casa delle donne. “Partendo dal presupposto che la vera soluzione alle tensioni politiche sia una politica di pace, da una parte, e dall’altra investire nelle soggettività, nella società civile, nella possibilità di darle voce”.
D’altra parte, uno dei problemi pressanti per le donne palestinesi nella situazione attuale, legato al forte conflitto nella regione, è proprio quello della mobilità sul territorio e dunque della difficoltà di costruire legami sociali.
“Tra i principali obiettivi c’è quello di fare un piano per le donne in Palestina”, ha dichiarato all’IPS Silvia Macchi, docente di tecnica e pianificazione urbanistica alla facoltà di ingegneria dell’università La Sapienza di Roma, politicamente impegnata nel movimento delle “donne in nero” e collaboratrice del progetto Tamkeen.
“Sembra semplice – ha proseguito Macchi -, ma fare un piano che coinvolga tutte le donne palestinesi è una cosa difficilissima, a causa dell’occupazione. Le donne si sono incontrate qui: in Palestina è impossibile muoversi (…). L’occupazione impedisce sostanzialmente di fare rete, obbliga all’isolamento, impedisce quello che è il legame sociale tra i palestinesi”.
“Nonostante questo – ha concluso – direi che quasi quasi sono le palestinesi che danno forza a noi, perché la loro determinazione ad andare avanti ci spinge a continuare”.
Gianni Ghisi, coordinatore della DGCS per i programmi in Africa e Medio Oriente ed ex console generale d’Italia a Gerusalemme, ha definito esemplare questo progetto sia per l’impatto importante che sta avendo sulla realtà delle donne in Palestina sia come esempio di buona cooperazione.
“Attraverso la specifica componente della cooperazione decentrata – ha affermato Ghisi – ..si sta mettendo a frutto la lunga tradizione di solidarietà e collaborazione tra attori italiani e palestinesi”. Le risorse della Cooperazione Italiana nel 2000-2004 per iniziative a favore delle donne, ha segnalato il diplomatico, “ammontano in totale a 90 milioni di Euro, di cui un terzo attraverso le Ong”.
A nome della DGCS, Ghisi ha concluso che “come principale finanziatore e promotore di questo progetto, ci auguriamo e siamo sicuri che il meccanismo di networking che scaturirà anche da questa attività .. possa essere un valido strumento per l’attuazione del piano d’azione triennale appena predisposto dal Ministero degli affari delle donne palestinese”. E anche per questo, ha garantito Ghisi, “ci sembra difficile non continuare, e saremo felici di proseguire l’impegno”.(FINE/2004)

