AMERICA CENTRALE: Il genocidio dei giovani delinquenti

CITTA' DEL MESSICO, 6 ottobre 2004 (IPS) – Ogni settimana compaiono nuovi corpi mutilati, squartati e con segni di tortura in El Salvador, Honduras e Guatemala. Sono le vittime di una guerra silenziosa tra bande giovanili, di cui fanno parte circa 300.000 giovani poveri centroamericani. E c'è chi li vuole sterminare.

“È in atto una vera e propria guerra per le strade dell’America Centrale”, ha dichiarato all’IPS l’avvocato Gustavo Zelaya, dell’organizzazione non governativa (Ong) Casa Alianza in Honduras, davanti alla cui porta (meno di un anno fa), un giovane in cerca d’aiuto rimase ucciso per mano dei suoi compagni di banda o “mara”, come vengono chiamate nella regione.

Ad appena qualche chilometro da lì, lo scorso 13 settembre è stato trovato il corpo di un giovane tagliato in 18 pezzi, e sette giorni dopo, in un autobus, ne è stata ritrovata la testa in avanzato stato di decomposizione. La polizia ha attribuito entrambi i fatti alle stesse bande. Ma secondo alcuni attivisti, ci sarebbero poliziotti e gruppi armati irregolari che uccidono i giovani per le strade.

“In America Centrale c’è una stato di emergenza e i governi non hanno saputo rispondere”, ha detto all’IPS Luciano Lovato, leder dell’Ong “Rete Centroamericana di giudici, pubblici ministeri e difensori per la democratizzazione della giustizia”.

In Honduras vengono uccise sei persone ogni giorno, nel Salvador otto e in Guatemala 14. La maggior parte dei crimini vengono attribuiti dalle autorità alle bande o “maras”. Ma sono responsabili anche la polizia e i gruppi armati irregolari incaricati di sterminare i delinquenti, o presunti tali, secondo quanto denunciano alcune organizzazioni per i diritti umani.

Il livello di violenza ha raggiunto un livello tale che il presidente del Guatemala, Oscar Berger, ha dichiarato qualche tempo fa l’intenzione di firmare un accordo di pace con i membri delle bande.

Nel frattempo, in Honduras e El Salvador, i governi hanno optato per la “mano dura”, la cui portata e le cui motivazioni vengono messe seriamente in discussione da attivisti e giuristi.

Le bande principali sono la “Mara Salvatrucha” e la “Mara 18”, molto violente e provenienti dalla città della costa occidentale nordamericana Los Angeles, dove si generarono tra alcuni immigranti salvadoregni. Il loro spostamento in America Centrale è avvenuto negli anni ’90, quando fu deportata la maggior parte dei loro leader.

Nell’istmo hanno trovato un terreno fertile per proliferare. El Salvador, Nicaragua, Honduras e Guatemala sono agli ultimi posti in America Latina nell’indice di sviluppo umano del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo.

Secondo la Commissione economica per America Latina e Caraibi (Cepal), la fascia d’età tra i 15 e i 24 anni, che in Messico e America Centrale rappresenta il 20,3 per cento del totale degli abitanti e il 33,4 per cento della popolazione economicamente attiva, costituisce tra il 41 e il 62 per cento dei disoccupati.

Inoltre, la povertà della regione si concentra nel gruppo di persone tra i 15 e i 19 anni, la fascia d’età in cui le bande reclutano i propri componenti. Nel suo studio “Emarginati in Messico, El Salvador, Nicaragua e Panama”, la Cepal afferma che “l’emarginazione sociale ed economica, le difficoltà familiari, l’abbandono scolastico, la disoccupazione o sottoccupazione, l’espansione urbana smisurata e non pianificata, la cultura della violenza, la transculturazione, tra gli altri fattori, spingono i giovani a ricostruire la propria identità nelle bande giovanili”.

Le bande “costituiscono l’espressione di un fenomeno sociale che riporta piuttosto all’esclusione e segregazione economica e culturale di un settore della popolazione che è percepito come pericoloso, aggressivo e incontrollabile, e perciò si instaurano barriere d’accesso e si assicura il loro isolamento ed emarginazione”, aggiunge lo studio.

“I governi centroamericani sono stati incapaci e hanno lasciato che il problema delle bande peggiorasse, e adesso gli è sfuggito di mano e vogliono attaccarla, ma solo nelle sue conseguenze”, ha osservato l’avvocato Zelaya.

Secondo Casa Alianza, che assiste i minori che vivono in strada, in Honduras sono morti più di 2500 minori di 23 anni dal 1998 ad oggi. Quasi tutti erano membri di una banda e sono morti per mano dei loro compagni, della polizia o in carceri affollate.

“Il cammino repressivo intrapreso contro le “maras”, con una gran propaganda, è un fallimento e non ci sta portando da nessuna parte, ma questo sì, procura redditi politici ai suoi autori”, ha suggerito Lovato.

Secondo Gregorio Rosa, vescovo ausiliare di San Salvador, nel suo paese “c’è stata una massiccia partita di caccia di giovani (delle bande), come se fossero animali, e questo genera più odio, genera più violenza”.

La politica della “super mano dura” verso le bande, come il governo salvadoregno ama definirla, ha comportato la creazione di un corpo di polizia e di soldati che perseguono i giovani delinquenti e che hanno carta bianca per detenere chiunque per il semplice fatto che abbia un tatuaggio o comunichi attraverso dei segnali.

I membri delle bande di strada si distinguono per i loro visibili tatuaggi, fazzoletti sulla testa o capelli rasati in stile militare, ma diverse di queste abitudini sono comuni tra i giovani. I componenti delle bande usano inoltre un linguaggio cifrato di parole e segni e, per entrare a far parte della “mara”, devono seguire particolari rituali violenti.

Secondo un’inchiesta dell’Università Centroamericana gesuita, il 53,3 per cento dei salvadoregni ritiene che la delinquenza diminuirà con la repressione, ma il 30,4 per cento crede che la situazione non cambierà.

“La delinquenza non si attenuerà né con la mano dura né con gli abusi e le violazioni delle leggi fondamentali dei diritti umani”, ha dichiarato Lovado, opinione condivisa dall’avvocato della Casa Alianza.

“Si stanno violando i diritti di presunzione d’innocenza dei giovani e ovunque li si persegue solo per la loro apparenza o per un semplice sospetto”, ha assicurato l’avvocato.

Un anno fa, l’organizzazione per i diritti umani con sede a Londra Amnesty International (AI) ha censurato le strategie contro le bande ne El Salvador, perché violavano i diritti umani. Di recente alcuni portavoce di AI hanno giudicato allo stesso modo le misure adottate in Honduras.

In questo paese centroamericano, l’insicurezza e la paura sono arrivate a un punto tale che secondo alcuni sondaggi, gran parte della popolazione appoggia l’istituzione della pena di morte contro i giovani appartenenti alle bande di strada.

Da un’inchiesta dell’impresa LatiNetwork Dichter & Neira, effettuata tra il 2 e il 5 settembre su un campione di 1.208 interviste, è emerso che il 52 per cento degli interpellati è favorevole all’applicazione della pena di morte contro i giovani delle bande.

La pena capitale viene promossa apertamente dal presidente del Congresso legislativo, Porfirio Lobo, che è aspira alla candidatura alle presidenziali per il Partido Nacional di centrodestra, a cui appartiene l’attuale presidente in carica, Ricardo Maduro, che terminerà il mandato a gennaio 2006.

“L’America centrale – ha concluso l’avvocato Zelaya – sta uccidendo i suoi giovani: li ha condannati allo stigma del ‘gangsterismo’, mentre fa molto poco per la povertà, l’esclusione sociale, l’assenza di educazione e la distruzione delle famiglie, cause ultime della violenza in cui sono precipitate”.

— Red Centroamericana de Jueces, Fiscales y Defensores por la Democratización de la Justicia (in spagnolo) J –Rete Centroamericana di giudici, pubblici ministeri, e difensori per la democratizzazione della giustizia