AMBIENTE-ARGENTINA: Kirchner bocciato in ecologia

BUENOS AIRES, 20 settembre 2004 (IPS) – Il presidente argentino Néstor Kirchner ha ottenuto in 15 mesi di governo il rispetto di organizzazioni per i diritti umani e della società civile, a seguito di diverse sue misure. Tuttavia, la sua erratica politica ambientale disorienta gli ecologisti.

Si tratta di ignoranza o di impegno sviluppista fuori moda, che trascura l’ambiente' È un governo progressista che mette al primo posto la lotta contro la fame, la disoccupazione e la corruzione, pensando che l’ecologia può aspettare', ha chiesto IPS a specialisti e attivisti.

“Le risposte generiche del governo coincidono con i nostri punti di vista, ma non ci sono segnali chiari né progressi concreti per tradurre i gesti in azioni”, ha spiegato ad IPS Silvana Buján, dell’organizzazione Bios e coordinatrice della Rete nazionale di azione ecologista (Renace), che raccoglie più di 70 organismi del paese.

Buján ha evidenziato linee subalterne del governo nazionale e funzionari provinciali che stanno realizzando un buon lavoro. Ad esempio, la Direzione dei boschi ha pubblicato un atlante che riporta dettagliatamente la scomparsa delle zone boscose di fronte all’avanzamento della frontiera agricola.

“Ma parallelamente, abbiamo un governatore (della provincia settentrionale di Salta) che vende una riserva naturale”, ha detto riferendosi a Juan Carlos Romero, che ha ottenuto l’avallo del Congresso provinciale per lottizzare e subappaltare un’area protetta in cui vivono 3000 persone.

Raúl Montenegro, della Fondazione per la difesa dell’ambiente, sostiene che il governo di Kirchner “è arretrato in tutti i settori” dell’ambiente. “È retrogrado in materia ambientale, e progressista per metà, perché è avanzato nel rispetto dei diritti umani dei bianchi ma fa poco o niente per i popoli originari”, ha affermato.

L’attivista ha descritto inoltre ciò che considera un “male cronico” del paese: molti funzionari nazionali del settore ambientale che “sanno più di costose riunioni internazionali che di disboscamento, depredazione mineraria e sofferenze degli indigeni”.

Secondo Jorge Rulli, del Gruppo di riflessione rurale, “Kirchner ha una visione limitata” dei problemi ambientali, e le peggiori conseguenze del disinteresse si esprimono nella perdita massiccia di boschi nativi e nel degrado della biodiversità per l’estensione della monocoltura della soya.

“Abbiamo sentito l’affermazione brutale e falsa che l’ecologia sarebbe un lusso di chi non ha fame, ma in realtà sono loro che provocano la fame con la loro ignoranza degli ecosistemi”, ha detto Rulli ad IPS.

“L’Argentina era il granaio del mondo e adesso è una repubblichetta della soya”, che produce per l’esportazione.

Tra i punti più discussi di fronte a cui il governo non sembra avere risposte c’è il deciso avanzamento della lucrosa coltivazione della soya rispetto ai boschi naturali, riserve e zone destinate tradizionalmente a piantagioni orticole, di bestiame di sussistenza o produzioni agroindustriali locali.

La coltivazione intensiva della soya sta creando uno squilibrio della diversità generale, affermano ecologisti e scienziati nei forum locali e internazionali.

Sembra difficile che l’indebitato Stato argentino prenda delle misure per scoraggiare una produzione per l’esportazione che gli dà notevoli entrate fiscali.

“La gestione di Kirchner favorisce uno sviluppo abbellito dalla parola sostenibilità, ma che è in realtà sviluppismo puro e tradizionale, dove la maggior parte delle decisioni riguarda i tempi brevi”, ha dichiarato Montenegro ad IPS.

“Si stimola la monocoltura della soya e del mais transgenico, perché le tasse su queste esportazioni apportano divisa” allo Stato, ha aggiunto.

Inoltre, le critiche segnalano diversi progetti di esportazione di minerali, la maggioranza a cielo aperto e con il rifiuto di abitanti locali, l’impulso ufficiale all’energia nucleare, la luce verde all’esportazione di scorie radioattive, la passività di fronte al traffico di fauna silvestre e davanti a pratiche più nocive come la sistemazione sotterranea di residui solidi non classificati.

Le opinioni sfavorevoli sono cominciate con i primi passi dell’amministrazione Kirchner, a maggio 2003. Il primo Segretario per l’ambiente e lo sviluppo sostenibile, un ingegnere agronomo che non conosceva la matematica, è rimasto solo due mesi in carica. Lo ha succeduto Atilio Savino, con precedenti controversi.

Savino è stato alto dirigente di Cinturón Ecologico del Area Metropolitana Sociedad del Estado (Ceamse), creato durante l’ultima dittatura militare (1976-1983) dai governi della città di Buenos Aires e della provincia omonima per amministrare la gestione finale dei residui solidi della capitale e i dintorni.

I rifiuti vengono interrati dal Ceamse in contenitori sanitari inadeguati che, secondo gli ambientalisti, inquinano le falde acquifere, il suolo e l’aria e favoriscono la diffusione di malattie, laddove i residui, non classificati né trattati, vengono accumulati nel sottosuolo molto vicino alle aree abitate.

“La nomina di Savino è un passo indietro di molti anni nella gestione ambientale”, ha detto Montenegro. “Kirchner è stato indubbiamente mal consigliato e ha nominato una persona che ha gestito una delle maggiori fabbriche di inquinamento in Argentina”, ha aggiunto.

A queste critiche, Savino ha replicato che l’amministrazione degli scarti è “solo uno dei temi” della sua Segreteria.

L’IPS ha cercato diverse volte di intervistare il massimo esponente della politica ambientale. Ma i suoi segretari si sono ripetutamente scusati, dicendo di non avere tempo per rispondere a delle domande, neanche al telefono.

Savino aveva spiegato in altre occasioni che l’energia nucleare può essere utilizzata “con i dovuti controlli”. E davanti al richiamo di un ordinamento territoriale per definire usi e coltivazioni di ogni zona del paese, aveva osservato che le risorse naturali e la loro conservazione “sono sotto la responsabilità di ogni stato provinciale”.

Nel suo “Manifesto 2004”, Renace aveva espresso le opinioni più radicali, sottolineando il “disinteresse e la trascuratezza” del governo “su tutte le questioni ambientali”, il che rappresenta “una carenza gravissima del presidente e del settore progressista che lo appoggia”.

“Nel ventunesimo secolo, una proposta politica che ignora il contesto ambientale e concetti basilari come gestione sostenibile, conservazione, ecc., è un anacronismo”, si legge nel documento.

Tuttavia, il testo evidenzia le conquiste dell’amministrazione nel campo dei diritti umani, e il suo “valore” nell’affrontare i vertici delle forze di sicurezza sospettati di corruzione.

“L’incomprensione e l’ignoranza di tutto ciò che è legato all’ambiente determinano inesorabilmente un pensiero ridotto, limitato alle decisioni economiche e a rispondere solo a problemi congiunturali”, ha specificato Renace.

Secondo Buján, è “vergognoso” che siano gli abitanti locali e non le autorità ambientali a doversi opporre alla vendita di una riserva naturale.

L’attivista ha criticato che le autorità giochino con la possibilità di incoraggiare l’uso di energia nucleare per compensare il calo della produzione di gas per generare elettricità.

“Nei governi precedenti sapevamo dell’esistenza di progetti, anche se non ci piaceva dove volevano arrivare. Con questo governo notiamo invece un tira e molla impreciso e contraddittorio”, ha concluso la coordinatrice di Renace.