IRAQ: Il movimento pacifista italiano e la resistenza irachena

ROMA, 17 settembre 2004 (IPS) – Senza essere del tutto incoraggiante, il movimento pacifista italiano sembrava in parte propendere verso la resistenza irachena. Ora pare che l’idillio sia finito.

Il comitato “Fermiamo la Guerra” che riunisce molte associazioni non governative (Ong) sta ancora chiedendo a gran voce il “ritiro di tutte le truppe straniere dall’Iraq”. “Vogliamo evitare di lasciare gli iracheni sotto il potere arbitrario delle forze di occupazione”, ha dichiarato in un comunicato stampa. Ma gli italiani sono ora sotto shock a causa del rapimento delle volontarie e del giornalista italiano.

Le due volontarie italiane Simona Torretta and Simona Pari cha lavorano per l’organizzazione non governativa italiana “Un Ponte Per..” sono state rapite dal loro ufficio di Baghdad martedì 7 settembre. Anche i loro colleghi iracheni Ra’ad Ali Abdul-Aziz and Mahnaz Bassam sono stati sequestrati.

Le due donne, entrambe ventinovenni, stavano coordinando la distribuzione di acqua potabile per le province di Baghdad e Bassora.

Il pacifista e giornalista free-lance Enzo Baldoni è stato sequestrato in Iraq il 20 agosto. E’ stato ucciso sei giorni dopo, quando il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha rifiutato di ritirare le truppe italiane dall’Iraq come chiesto dai sequestratori.

La società civile italiana ha reagito fermamente ad entrambi i sequestri. Il giorno seguente al rapimento delle due attiviste, come nel caso degli altri sequestri, molte persone sono scese nelle strade con le bandiere arcobaleno, e questa volta la richiesta di pace è rivolta sia ai militanti sia alle forze di occupazione.

La grande maggioranza degli italiani è contraria all’invasione dell’Iraq cominciata nel marzo dell’anno scorso. Circa tre milioni di persone hanno partecipato alle manifestazioni contro la guerra del 15 febbraio 2003. Nonostante l’opposizione, il governo di Berlusconi ha inviato le truppe in Iraq nel maggio dell’anno scorso. Circa 3000 soldati italiani si trovano ora in Iraq.

A maggio 2004 un sondaggio realizzato dall’istituto Simulation Intelligence ha mostrato che il 69,3 per cento degli italiani è contrario all’occupazione. Sono state vendute circa 2 milioni e mezzo di bandiere della pace in Italia dalla fine del 2002.

La società civile ha risposto vivacemente anche quando quattro guardie private italiane che lavoravano per una compagnia di sicurezza statunitense sono state sequestrate in aprile. Uno di loro, Fabrizio Quattrocchi, è stato ucciso.

Circa 10.000 persone si sono radunate davanti al Vaticano il 29 aprile dopo che i sequestratori avevano chiesto agli italiani di manifestare contro il governo di Berlusconi. Tre dei quattro ostaggi sono stati rilasciati poi l’8 giugno, dopo 56 giorni di prigionia.

Dopo gli ultimi sequestri, l’associazione “Un Ponte Per..” ha spiegato in un comunicato che le due attiviste “si trovano in Iraq per aiutare gli iracheni”, e si è rivolta ai sequestratori chiedendo il loro rilascio immediato. “Vi chiediamo di prendere in considerazione il danno enorme che le vostre azioni stanno infliggendo alla causa della pace e del popolo iracheno”, diceva il comunicato.

'Un Ponte Per..' fornisce aiuti umanitari agli iracheni dal 1992. Ha sempre lavorato in prevalenza con personale iracheno, con il supporto di coordinatori italiani. Il gruppo è rimasto in Iraq anche durante gli attacchi anglo-americani dell’anno scorso.

“Non vogliamo lasciare gli iracheni da soli. Chiediamo la restituzione della sovranità agli iracheni”, aveva detto ad IPS il presidente dell’Ong Fabio Alberti lo scorso luglio. Alberti ha visitato l’Iraq 28 volte negli ultimi dieci anni. Ha lavorato con le donne rapite il 7 settembre.

L’organizzazione ha criticato fortemente il coinvolgimento italiano nella guerra e nell’occupazione. “Abbiamo sempre chiesto al governo italiano di ritirare le truppe dall’Iraq”, ha detto Alberti. “Non è mai stata una missione di pace. E’ solo una occupazione americana”. Il gruppo ha l’impressione di stare pagando per le decisioni del governo.

In Iraq lavorano ancora undici Ong italiane con una ventina di attivisti. Tra queste, Intersos e il Consorzio Italiano di Solidarietà, una sigla che coordina le Ong italiane. Entrambe le organizzazioni stavano condividendo l’ufficio con “Un Ponte Per..”. Ed entrambe hanno deciso di rimanere a Baghdad.

“Un Ponte Per..” deciderà se rimanere in territorio iracheno solo dopo che il caso delle due ragazze rapite sarà risolto.

“E’ venuta meno la distinzione tra i milioni di italiani che sono contro la guerra e coloro che hanno voluto e stanno combattendo questa guerra”, ha detto Gino Strada dell’associazione umanitaria Emergency, che fornisce assistenza medica nel Kurdistan iracheno. “Siamo allo stadio finale di una guerra sbagliata”.