AUSTRALIA: Stop ai farmaci generici

CANBERRA, 30 agosto 2004 (IPS) – L’accordo di libero scambio siglato dai governi di Stati Uniti e Australia, sta provocando forti preoccupazioni.

Si tratta di un provvedimento che rappresenta una vittoria importante per l’industria farmaceutica statunitense – che argina così i produttori di farmaci generici – e che indebolisce la politica australiana di contenimento dei prezzi.

Nei primi giorni d'agosto, il senato ha approvato la legge che regola l’intesa commerciale tra Australia e Stati Uniti con 51 voti a favore e 10 contro.

L’accordo sarà vantaggioso per le esportazioni agricole del Paese, ma la gran parte degli analisti economici afferma che i benefici saranno limitati. Uno degli aspetti più conflittuali dell’accordo riguarda il potere di contrattazione delle case statunitensi produttrici di farmaci, ora rafforzato.

Il senatore verde Kerry Nettle ha avvertito il Senato che l’accordo rappresenta un precedente pericoloso poiché fornisce gli strumenti per bloccare i produttori di farmaci generici, anche dopo il termine dei brevetti.

“Non facciamo che facilitare l’industria farmaceutica statunitense che potrà riproporre queste condizioni in ogni accordo commerciale di libero scambio, soprattutto con i paesi più poveri e deboli”, ha detto Nettle.

L’accordo, ha aggiunto Nettle, “non permette ad una donna africana o del sud-est asiatico, affetta da HIV, di avere accesso tempestivamente a farmaci salvavita economici”.

Nella Doha Declaration su salute e diritti di proprietà intellettuale in relazione al commercio (Trade Related Intellectual Property Rights, TRIPS), si dichiara che “gli accordi commerciali dovrebbero essere interpretati ed ampliati al fine di proteggere la salute pubblica e di promuovere l’accesso universale ai medicinali”.

Eppure, l’accordo australiano non parla di diritto pubblico ad un accesso equo e sostenibile ai medicinali necessari.

L’accordo stabilisce invece, che il responsabile del governo australiano per la regolamentazione dei farmaci può notificare alla multinazionale farmaceutica, l’intenzione di un produttore generico di subentrare nel mercato alla scadenza del brevetto.

Il depositario del brevetto di un farmaco costoso potrebbe, apportando minime variazioni al medicinale, ottenere il rinnovo del brevetto per altri 20 anni e tagliare completamente fuori i produttori di farmaci generici.

“Stanno lentamente cercando di ritardare l’introduzione dei generici per continuare a speculare sui loro ‘sensazionali’ farmaci e per creare una richiesta che giustifichi la presenza sul mercato dei loro nuovi e costosissimi medicinali”, ha detto all’IPS Thomas Faunce, professore dell’Australian National University Medical School.

Secondo l’Australian Pharmaceutical Benefits Scheme (PBS), il sistema di classificazione al quale fa riferimento anche l’OMS, un nuovo farmaco può essere approvato solo se si dimostra che ha benefici sulla salute non prodotti da altri farmaci già esistenti sul mercato.

Se il prodotto viene accettato nelle liste PBS, il governo contratta il prezzo del farmaco partendo da un ‘valore di riferimento’, e cioè il prezzo del farmaco generico che più si avvicina al nuovo prodotto.

Casualmente, il prezzo stabilito dal PBS è quasi sempre tre o quattro volte inferiore al prezzo dello stesso farmaco negli Stati Uniti.

“L’industria farmaceutica statunitense teme si possa diffondere il sistema di valutazione del mercato Australiano, anche se questo non ha una posizione rilevante a livello globale”, ha affermato in un’intervista Ken Harvey, professore della Shool of Public Health presso La Trobe University.

Con il nuovo accordo, se un farmaco non viene accettato le case farmaceutiche possono presentare ricorso. “Vogliono imporre dei prezzi alti per dei farmaci che danno pochi benefici”, ha continuato Harvey.

A metà luglio, il Congresso degli Stati Uniti ha votato l’accordo all’unanimità e il presidente Gorge W. Bush lo ha convertito in legge la prima settimana di agosto.

Poco dopo, in un’intervista ad una radio di Melbourne, il primo ministro australiano John Howard ha dichiarato che la questione dei prezzi del PBS era già stata sollevata da Bush durante la visita del 2003.

“Dissi a Bush, ‘non importa se va tutto a monte, la lista PBS non si tocca’”, afferma Howard.

Ma l’accordo contiene anche l’impegno ad istituire un gruppo di lavoro per discutere ‘le nuove politiche di assistenza sanitaria’.

Mentre il governo australiano non ha rilasciato molti dettagli, Josette Sheeran Shiner, vice deputato al commercio US, ha detto ad aprile in un’audizione al Senato che il gruppo “avrebbe tenuto in considerazione il sistema di valutazione australiano che mette in relazione i farmaci innovativi con quelli generici”.

Nonostante la forte protesta della comunità e la spaccatura tra i parlamentari laburisti all’opposizione, il loro leader, Mark Latham, ha firmato la legge a condizione fossero inclusi gli emendamenti che limitano il rinnovo dei brevetti.

Il senatore laburista Stephen Conroy, ministro del commercio, ha riferito in Senato giovedì sera: “Il partito laburista non permetterà in nessun modo che venga ritardato l’avvento di farmaci economici, tanto meno da dubbie richieste di rinnovo dei brevetti. Le case farmaceutiche andranno incontro a pesanti sanzioni economiche se un tribunale dovesse giudicare le loro pretese prive di ragionevole fondamento”.

Piuttosto che votare contro l’accordo, il primo ministro Howard ha accettato malvolentieri gli emendamenti del partito laburista. “Ma è mio dovere avvertire che ai sensi dell’accordo la legge può essere intesa dagli Stati Uniti come inconsistente”, ha aggiunto.

L’esperto in proprietà intellettuale della Australian National University, il professore Peter Drahos, considera inefficaci gli emendamenti dei laburisti. “Per eliminare il rinnovo dei brevetti ci vuole un sistema di controllo capillare. E I laburisti non ne hanno gli strumenti”, ha detto alla Australian Broadcasting Corporation Radio.

Una serie di modifiche alla legge sono state proposte al Senato da verdi, democratici e dal partito One Nation per escludere totalmente le case farmaceutiche dall’accordo e per rafforzare gli emendamenti del partito laburista, rifiutati dal partito stesso e dal governo.