VENEZUELA: Un referendum da soap opera

CARACAS, 16 luglio 2004 (IPS) – In Venezuela è cominciata l’ultima battaglia per il potere, da una parte con una nuova soap opera che getta una luce benevola su Chávez e la sua causa, dall’altra con i sondaggi d’opinione contrastanti sul risultato del referendum di revoca al mandato del presidente del 15 agosto

“Amores de barrio adentro” (“amori di quartiere”) è una nuova soap trasmessa dalla tv di stato che descrive la vita e la realtà politica in un quartiere povero.

La trama ruota intorno alla storia d’amore tra una giovane pro Chávez -una ‘Chavista’- e un giovane politicamente neutrale, quindi né per il presidente né per l’opposizione (‘ne-ne’, così sono stati chiamati i neutrali), in un Venezuela che vede oggi tutti fortemente schierati.

Nel corso degli ultimi due decenni, il Venezuela si è specializzato in soap ‘realistiche’ e le ha anche esportate, e molti registi e sceneggiatori sono stati chiamati per innovare il genere.

Due di questi, Rodolfo Santana e Román Chalbaud, lavorano a “Amores…”, una soap, secondo l’opinione di molti critici, destinata a riscuotere successo.

Chalbaud, un’icona del cinema e del teatro venezuelano, afferma che la serie “ripropone sullo schermo ciò che tutti vogliono vedere: la verità sulla rivoluzione e le menzogne dell’opposizione” – in riferimento alla rivoluzione sociale pacifica di Chávez e all’ampio movimento antagonista che cerca con tutti i mezzi di spodestarlo.

Il titolo del programma è molto simile al nome del “Barrio Adentro” (“dentro il quartiere”), un piano lanciato da Chávez nel 2003 per portare il servizio sanitario di base ai quartieri poveri, al quale hanno partecipato 10.000 medici cubani che hanno vissuto nelle baraccopoli del paese e curato i loro abitanti.

“Chávez sta facendo bene, cerca di arrivare a chi è neutrale, mentre l’opposizione è paralizzata e conta unicamente sui sondaggi d’opinione”, ha affermato Jorge Olavarría, analista politico allineato con il movimento di opposizione – formato dai partiti tradizionali che in passato hanno governato il Venezuela, dai principali gruppi commerciali alle categorie di lavoro, alle associazioni della società civile.

L’impresa di sondaggi Hinterlaces, che conduce sondaggi a campione, ha rilevato che a maggio il 51% dei venezuelani si diceva neutrale, il 33% pro Chávez, il 16% con l’opposizione.

“I voti che determineranno il risultato del referendum sono da cercare tra i ‘ne-ne’”, ha detto all’IPS Oscar Schémel, direttore di Hinterlaces. “Chi è neutrale non è soddisfatto di come vanno le cose e non vuole neanche tornare indietro. E’ in cerca di un’alternativa, di un leader nel quale potersi identificare”.

In Venezuela la televisione ha giocato un ruolo decisivo nella battaglia politica. Le quattro principali emittenti private hanno apertamente contrastato Chávez, che a sua volta le definisce “i quattro fantini dell’apocalisse”, accusandole di manipolare l’opinione pubblica.

Il 18 giugno, il presidente ha incontrato – sotto le pressioni dell’ex presidente degli Stati Uniti, Jimmy Carter (1977-1981), che ha promosso l’incontro – il magnate locale Gustavo Cisneros (proprietario di DirecTV e Venevision, l’emittente più seguita in Venezuela).

Il presidente accusa Cisneros di avere tra l’altro finanziato ed organizzato il colpo di stato del 2002, durato due giorni, e di aver cospirato contro di lui in altre occasioni.

Dopo l’incontro, il Carter Centre di Atlanta ha dichiarato: “Il governo del Venezuela e i media di informazione del paese si sono impegnati reciprocamente a rispettare i criteri costituzionali e a incoraggiare un maggiore dialogo tra loro” per garantire che il referendum di agosto si svolga in “un clima appropriato”.

Su invito del Carter Centre, Chávez e i direttori delle reti private hanno incontrato a Caracas William Ury, esperto in risoluzione dei conflitti alla Harvard University, per trovare il sistema migliore di garantire la massima trasparenza per il voto di agosto.

Samuel Moncada, storico e sostenitore del governo, ha detto all’IPS: “Il Venezuela ha davanti a sé la campagna elettorale più spietata e forse la più ‘sporca’ della sua storia recente; entrambi i blocchi useranno ogni mezzo possibile poiché entrambi rischiano di uscire definitivamente dalla vita politica del paese”.

Sia la coalizione di governo, sia l’opposizione cercheranno di presentarsi come i vincitori, da adesso fino ad agosto, e i sondaggi avranno un ruolo centrale nelle loro strategie, ha detto Moncada.

Luis León della Datanálisis, l’agenzia di sondaggi maggiormente rispettata dal settore privato, ha detto che rispetto ai dati di maggio – prima del 3 giugno, quando è stato deciso il referendum di revoca – il 57% degli intervistati avrebbero votato per la dimissione di Chávez, il 43% per la sua riconferma.

Il Venezuela ha 12,5 milioni di elettori iscritti nelle liste, e normalmente ha un’affluenza alle urne che varia tra il 60 e il 65%, il che significa che “voteranno tra otto e nove milioni di persone”, ha detto León, un anti-Chavez.

“La proiezione percentuale 57/43 dei ‘sí’ e dei ‘no’ alla revoca di Chávez, si traducono in 4,76 milioni di voti contro il presidente e circa 2,95 milioni a favore”, ha aggiunto León.

Per vincere, l’opposizione ha bisogno non solo di ottenere la maggioranza dei ‘sí’, ma deve anche superare i 3.757 voti con i quali è stato eletto Chávez nel luglio 2000.

In una recente conferenza stampa, il parlamentare della coalizione di governo Tarek Saab, ha dichiarato: “Chávez mantiene il 43%”, e aggiunge “una base solida che l’opposizione non ha”.

Il Ministro dell’Informazione, Jesse Chacón, non riconosce credibilità alla Datanálisis, apertamente schierata con l’opposizione.

Secondo l’agenzia stampa del governo Venpres, un’altra agenzia di sondaggi allineata con l’opposizione, la Datos CA, avrebbe riscontrato nelle inchieste più recenti che il 51% degli intervistati crede che Chávez non verrà rimosso dal referendum, il 39% sí.

La Venpres ha dichiarato che il Coordinatore Democratico della coalizione dell’opposizione si è rifiutato di divulgare i risultati della Datos CA, perché confermano la vittoria ad agosto di Chávez.

L’agenzia di sondaggi Indaga, allineata con il governo, afferma che i dati a favore e contro Chávez hanno subito delle variazioni verso la fine del 2003, e che questo mese il 55% degli intervistati è a favore del presidente, il 42% è con l’opposizione.

Ancora un’altra agenzia, la Ivada, in passato legata all’opposizione, ha pubblicato i risultati parziali di un sondaggio condotto a maggio (in 11 province su 24), secondo cui Chávez dovrebbe vincere il referendum in 10 delle 11 province prese a campione.

Nel sondaggio di maggio della Hinterlaces, il 42% era a favore di Chávez, il 39% era contro e il 19% non sapeva o pensava di non andare a votare.

Ma tra coloro che hanno detto di non sentirsi rappresentati da nessuno dei due schieramenti – i ‘ne-ne’ -, il 49% era orientato a votare contro il presidente, il 21% a favore, mentre il 30% non ha risposto o ha detto che non avrebbe votato.

“Se Chávez riuscirà a proporsi come alternativa al passato (quando la politica era in mano ai partiti tradizionali) potrebbe vincere, soprattutto se l’opposizione non arriverà a creare un legame emotivo con i settori più poveri, perché il 70% della popolazione venezuelana è povera”, ha detto Schémel della Hinterlaces.

Dal canto suo, León ha ricordato un detto di molti analisti, per cui “non vi è nulla di più reale di una sensazione, e la sensazione a livello nazionale ed internazionale è che l’opposizione è la maggioranza, e i sostenitori di Chávez la minoranza più ampia”.

“Ciò che abbiamo è una radiografia dell’elettorato a maggio, prima che l’opposizione raggiungesse trionfalmente il numero di firme per il referendum”, ha detto León all’IPS.

“L’opposizione ha i voti necessari per destituire Chávez. Tutt’altra storia è trasformare questo dato in una reale vittoria alle urne”, ha aggiunto León.

I risultati dei sondaggi d’opinione che verranno pubblicati questo mese forniranno nuove armi alla battaglia elettorale.