CITTA' DEL MESSICO, 25 febbraio (IPS) – Non sono solo i politici statunitensi a puntare sui voti di messicani e immigrati, ma anche i leader politici di Città del Messico
Infatti, è in discussione un’iniziativa che consentirebbe ai cittadini messicani che vivono negli Stati Uniti di votare alle presidenziali in Messico.
Dei 38,8 milioni di persone con origini latino-americane presenti negli Stati Uniti, 25,4 milioni sono messicani o messicani immigrati negli Usa e di questi, 9,9 milioni sono nati in Messico.
Nelle elezioni presidenziali statunitensi del 2000 circa 7,5 milioni di “latinos” erano iscritti nelle liste elettorali e 5,9 milioni hanno effettivamente votato.
Fabián Cáceres dell’UNAM (Universidad Nacional Autónoma de México) ha detto all’IPS: “Gli immigrati messicani, a causa della loro crescente influenza politica, hanno attirato l’interesse di molti politici in Messico e negli Stati Uniti”.
Il mese scorso, Bush ha presentato insieme a un gruppo di parlamentari un disegno di legge finalizzato alla regolarizzazione degli immigrati senza documenti che vivono negli Stati Uniti.
Gli osservatori affermano che il disegno di legge nasce dall’interesse di catturare il voto dei “latinos” nelle presidenziali di novembre.
A gennaio, anche il governo messicano ha promosso una serie di consultazioni per mettere a punto una legge che permetta agli immigrati che vivono negli Usa di votare alle prossime elezioni presidenziali messicane del 2006.
Se il progetto di legge passerà al Congresso, i messicani residenti all’estero rappresenterebbero tra il 15% e il 20% di tutti gli aventi diritto al voto.
Per promuovere l’iniziativa, i funzionari messicani hanno visitato, alla fine di gennaio, 10 città statunitensi con una forte presenza di immigrati, incontrando le organizzazioni che rappresentano la comunità messicana.
Il dibattito sul voto dei cittadini messicani residenti all’estero è cominciato nel 1998 quando l’IFE (Istituto Federal Electoral) ha istituito una commissione per analizzare la questione.
Oggi, governo e legislatori affermano di essere pronti a lavorare sulla proposta di legge che dovrebbe essere completata, al più tardi, entro la metà dell’anno.
Negli anni Novanta, negli Stati Uniti, il numero di “latinos” in età di voto è cresciuto del 25%, superando i 20 milioni.
Secondo l’Almanac of Latino Politics 2002/2004, promosso dalla NALEO (National Association of Latino Elected and Appointed Oficials), in ogni stato degli USA sono presenti ampie comunità di “latinos” che esercitano una crescente influenza politica.
Non a caso George W. Bush, durante la campagna che lo ha portato alla presidenza nel 2000, si è spesso rivolto agli elettori in spagnolo.
Oggi, molti candidati del partito democratico stanno facendo lo stesso nella campagna per le primarie in vista delle presidenziali.
A gennaio, il presidente Bush, il partito repubblicano e quello democratico, hanno presentato progetti per regolarizzare la posizione lavorativa di milioni di immigrati senza documenti.
In Messico le proposte sono state accolte molto positivamente, anche se c’era scetticismo da parte di chi le considerava solo il frutto della campagna elettorale.
“È ancora da vedere – afferma Cáceres – se le proposte di legge sull’immigrazione porteranno a qualcosa di concreto o finiranno per essere dimenticate tra tante promesse elettorali”.
Anche se le prossime elezioni presidenziali in Messico sono lontane, un numero sempre maggiore di leader politici visita gli Stati Uniti, soprattutto per incontrare i gruppi di immigrati.
L’analista ha dichiarato: “Oggi nessuno può negare che gli immigrati avranno un ruolo decisivo nel definire il futuro politico di Messico e Stati Uniti”.
Negli ultimi dieci anni, secondo i dati del censimento, negli Stati Uniti il numero di persone nate in Messico e residenti negli Usa ha superato il 100%, passando dai 4,3 milioni del 1993 ai 9,9 milioni del 2003. Metà di loro è sprovvista del permesso di soggiorno e la maggior parte lavora nell’agricoltura, nell’industria e nell’edilizia.
Questi rappresentano oggi quasi 10 milioni di potenziali elettori nelle prossime elezioni presidenziali del Messico.
Lo scorso anno, le rimesse dei messicani all’estero – di cui la maggior parte vive negli Stati Uniti – hanno raggiunto un vero e proprio record, superando i 12 miliardi di dollari, la somma più alta mai ricevuta da nessun’altra nazione al mondo.
Cáceres ha affermato: “Gli immigrati, in passato disprezzati e derisi, svolgono oggi un ruolo di primo piano e nessun politico minimamente informato può ignorare questa realtà, sia negli Stati Uniti che in Messico”.

