MEDIO ORIENTE: Dov’è la democrazia nelle relazioni internazionali?

VENEZIA, 11 dicembre 2007 (IPS) – È' storia nota: ci sono molte buone ragioni per ascoltare chi potrebbe influire su una possibile risoluzione. Perciò, quando Abdelwahab Derbal, capo missione della Lega degli Stati arabi a Bruxelles, esprime la sua rabbia sulla questione palestinese, potrebbe valere la pena ascoltare quel che ha da dire, da qualunque parte dello spartiacque ci si trovi.

Derbal ha parlato con Sanjay Suri dell’IPS della sua rabbia per la posizione degli Usa in Medio Oriente, e della necessità di un dialogo. Anche lui era fra gli speaker dell'incontro “Il ruolo della comunicazione nel dialogo fra le civiltà” organizzato a Venezia la scorsa settimana dall'IPS, insieme all'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) e alla Provincia di Venezia.

IPS: Che cosa ha fatto Annapolis per la causa araba?

Abdelwahab Derbal: Come ha detto Amr Moussa, segretario generale (della Lega araba), abbiamo molte riserve rispetto a questi processi, perché abbiamo avuto molte speranze prima, che adesso sono scomparse. E gli arabi finora non hanno percepito niente di positivo sulla questione palestinese.

IPS: Le richieste degli arabi sono diverse rispetto a quelle dei palestinesi?

AD: Credo che le richieste degli arabi siano sempre state collettive – di siriani, libanesi e palestinesi. Credo che nessuno voglia vedere risolvere i suoi problemi separatamente. Le Alture del Golan sono state occupate a causa dei palestinesi. E lo stesso con il sud del Libano. E le risoluzioni delle Nazioni Unite parlano di tutti i territori arabi occupati. Non credo che occuparsi di ciascuna parte in modo isolato sarebbe la via giusta.

IPS: Ma ci sono così tante divisioni all’interno della Lega araba.

AD: In ogni lavoro collettivo, in ogni organizzazione nel mondo che lavora in modo collettivo, ci saranno certamente delle differenze. Ma tra gli arabi non ci sono differenze di vedute sulla questione palestinese.

IPS: Ma alcuni Stati arabi riconoscono Israele, altri no.

AD: Gli Stati che hanno riconosciuto Israele lo hanno fatto per via di alcuni problemi che avevano con Israele e che sono stati risolti.

IPS: Se guardiamo all’ascesa di Hamas nell’area palestinese, della Fratellanza musulmana in Egitto, stiamo assistendo all’islamismo politico in ascesa?

AD: L’Islam non fa distinzioni tra la relazione di un essere umano con il suo signore (dio), quella tra un essere umano con la sua società, con il suo stato, e con la sua famiglia. E poi non ci sono due Islam ma c’è solo un Islam, che organizza la tua vita in relazione con il tuo dio, così come con la tua società, con il tuo stato, con il tuo popolo, con tutti. Quindi la differenza tra religione e vita è sconosciuta in Islam. Ed è per questo che il retroterra della società araba, della società musulmana, è sempre la religione.

Da questo punto di vista, i movimenti politici nel nostro mondo credono che molti problemi si risolveranno nel pensiero islamico. E perciò esistono questi movimenti. Credo che ci dovrebbe essere un dialogo su questo tema, ma un dialogo che sia scientifico, obiettivo e saggio.

IPS: Sembra esserci molta rabbia in tutto il mondo musulmano.

AD: Anche io sono molto arrabbiato su questo tema. Come arabo, e come musulmano. Ma questa rabbia non esiste solo nel mondo musulmano e nel mondo arabo. C’è anche in altre parti del mondo. In quelli che chiamavamo paesi del Terzo mondo, o nella maggior parte di essi. Perché sperimentiamo moltissima ingiustizia nelle relazioni internazionali. Conosciamo quel ritornello sulla democrazia che ci ripetono giorno e notte. Che per essere moderno devi essere democratico, e per essere democratico devi essere multipartitico. Ma quando si tratta di relazioni internazionali, non funziona la stessa logica. Perché non vogliono capire che non apparteniamo a una sola civiltà.

In secondo luogo, quando chiediamo che i nostri paesi obbediscano a ciò che chiamiamo risoluzioni internazionali dell’Onu – e io stesso vorrei che tutti attuassero queste risoluzioni – ma per tutti i popoli e per tutte le nazioni e per tutti gli Stati. Quando si parla di Israele, non funziona allo stesso modo. E se uno viene maltrattato nei nostri paesi, come abbiamo sentito nel caso dell’insegnante in Sudan, lo veniamo a sapere dalla BBC. Ma ogni giorno vengono massacrati e uccisi più di 15 palestinesi, e questo viene considerato normalissimo. Queste cose, che i popoli della nostra regione, della nostra società, vivono tutti i giorni, non lasciano alcun margine per i buoni sentimenti nei confronti degli Stati Uniti.

IPS: Come verrà gestita questa rabbia dalla gente?

AD: Noi diciamo ai nostri amici, agli europei, e alle nazioni civilizzate, come si autodefiniscono, che il dialogo è l’unico modo per capirsi a vicenda. Credo che abbiamo bisogno del dialogo dentro le nostre società, tra la società e le autorità. E credo fermamente che qui in Occidente, la società sia più potente delle autorità. Le ha scelte, le controlla, e può mandarle via se vuole. Dobbiamo stabilire un dialogo tra le nostre società e trovare un cammino per la vera democrazia che nasca dalla nostra cultura, dalla nostra civiltà.