KAMPALA, 27 novembre 2007 (IPS) – I titoli di prima pagina che annunciano la sospensione del Pakistan dal Commonwealth nascondono alcune sfumature. Sfumature che derivano da importanti differenze emerse all’interno del Gruppo ministeriale d’azione del Commonwealth (CMAG), responsabile della decisione finale.
Il gruppo “ha anche ribadito il suo forte impegno nel mantenere un legame col Pakistan, in quanto membro stimato del Commonwealth, (e) a lavorare per aiutare la ripresa della democrazia in quel paese”. Il Pakistan, dunque, rimane ufficialmente membro dell’organizzazione, e un membro valido, nonostante i titoli sui giornali.
La Gran Bretagna si era battuta per dare al presidente Pervez Musharraf la possibilità almeno fino a gennaio di mantenere la sua promessa di elezioni giuste. Il ministro degli Esteri britannico David Milliband ha annunciato che “vedremo dei passi molto concreti [che dimostrano] che il Commonwealth è deciso a tendere la mano al Pakistan, prevedendo anche la possibilità di una missione del CMAG nel paese”.
Il rifiuto di isolare completamente il Pakistan potrebbe anche essere una cosa positiva. “Vogliamo che il Commonwealth intraprenda un’azione contro il governo del Pakistan, non contro il popolo del Pakistan”, ha detto all’IPS Claire Doube, del gruppo della società civile Civicus. “Dopotutto non è colpa loro se si trovano di fronte a tale negazione dei diritti”.
All’inizio di questo mese, in Pakistan è stato dichiarato lo stato d’emergenza, e la costituzione è stata sospesa. I funzionari hanno destituito i giudici e arrestato gli attivisti per i diritti umani, i membri dell’opposizione, giornalisti e avvocati – e questo mentre il tribunale stava deliberando sulla legittimità della rielezione di Musharraf avvenuta lo scorso mese. Giovedì scorso, i giudici simpatizzanti del presidente – che è anche capo delle forze armate – hanno confermato il suo nuovo mandato.
Secondo Musharraf, lo stato d’emergenza era necessario, in parte, a causa della minaccia di estremismo islamico.
Negli ultimi giorni, secondo Doube, il governo del Pakistan avrebbe avviato delle azioni promettenti. Alcuni detenuti sono stati rilasciati, e le restrizioni su alcune organizzazioni di media sono state allentate. Ma il Pakistan deve fare di più per poter riacquisire la piena appartenenza al Commonwealth, ha aggiunto.
La visione ottimistica del Commonwealth è che questa “sospensione-light” non ostacoli l’impegno col governo. La visione meno ottimistica è anche la più ovvia. È difficile per chiunque affermare che il Pakistan abbia perso materialmente qualcosa tra il 1999 – quando Musharraf prese il potere con un colpo di stato – e il 2004, quando il Pakistan fu riammesso con la promessa di un ritorno alla democrazia – che poi non sia tornato. Perciò, è anche difficile sostenere che il Pakistan possa perdere materialmente qualcosa adesso.
Ma certo si è deteriorata la sua posizione internazionale. La decisione del Commonwealth giunge come un ultimo avvertimento: non proprio una punizione, ma comunque una situazione imbarazzante agli occhi di tutti. E si potrebbe argomentare che i leader eletti democraticamente che rappresentano un paio di miliardi di persone ora si sono espressi formalmente contro Musharraf.
La sospensione ferisce evidentemente il Pakistan, al punto che i suoi leader hanno deciso di scrivere al CMAG (che comprende Malta, Lesotho, Sri Lanka, Malaysia, Gran Bretagna, Canada, Tanzania, Papua Nuova Guinea e Santa Lucia) per protestare contro una simile iniziativa. Le loro argomentazioni hanno sufficientemente convinto i membri del CMAG, che ha rinunciato ad eventuali azioni più dure fino alle elezioni, fissate per l’8 gennaio.
La sospensione del Pakistan dai consigli del Commonwealth significa l’esclusione dei suoi rappresentanti dalla partecipazione a qualsiasi incontro intergovernativo e da altre attività intergovernative, come il CHOGM (Meeting biennale dei capi di governo del Commonwealth, appena concluso nella capitale ugandese Kampala).
Il Pakistan sembra aver anticipato la decisione. Il CMAG ha dichiarato di aver “notato la decisione del Pakistan di non partecipare al CHOGM di Kampala”. Poteva rivelarsi imbarazzante dover dire ai funzionari appena arrivati per partecipare agli incontri che forse avrebbero dovuto riprendere l’aereo prima del previsto.
Il Commonwealth sta portando avanti con serietà le sue attività con il Pakistan, in nome della “solidarietà con il popolo del Pakistan”. E finora la sua decisione ha almeno fornito alla gente un’argomentazione contro Musharraf.
Non tutte le dichiarazioni congiunte del CMAG, comunque, appaiono totalmente oscure. Il gruppo ministeriale ha precisato in una dichiarazione scritta: “Il CMAG ha constatato la volontà del presidente Musharraf di togliersi l’uniforme, e si augura che lo faccia al più presto”.

