BANGKOK, 25 ottobre 2007 (IPS) – Mentre accolgono il ritorno dell’inviato per i diritti umani dell’Onu in visita in Birmania, gli esiliati politici birmani all’estero pongono interrogativi pungenti, come chi trarrà più vantaggi da questa visita di alto profilo.

Donne birmane rifugiate manifestano a New Delhi
Mizzima
Le preoccupazioni di gruppi come l’Associazione di assistenza per i prigionieri politici (AAPP) e la rete degli ex prigionieri politici birmani fuggiti dal paese, sono legittime. Dopotutto, quasi un mese dopo la brutale repressione della giunta birmana nei confronti dei monaci buddisti inermi e dei civili che protestavano per le strade di Rangoon e altrove, il paese del Sud-est asiatico vive ancora intrappolato nella morsa della paura.
”Chi trarrà beneficio da questa visita? Avrà lo scopo di aiutare il popolo birmano, vittima delle azioni repressive dei regimi militari, oppure di aiutare a ripristinare l’immagine del regime?”, chiede Bo Kyi, un ex prigioniero politico e membro dell’AAPP, che ha sede a Mae Sot, un piccolo villaggio al confine con la Tailandia. “Temo che questa visita non servirà ad altro che ad allentare le pressioni internazionali sul regime”.
I rappresentanti del governo di coalizione nazionale dell’Unione della Birmania (NCGUB), il governo eletto democraticamente e dal 1990 costretto all’esilio, hanno altrettante ragioni per essere scettici: “Non vogliamo che questo sia un altro tentativo della giunta di prendere tempo per portare avanti la propria agenda politica. Il regime militare propone sempre questo tipo di iniziative quando è sotto una forte pressione internazionale”, ha detto Zin Linn, responsabile dell’informazione del NCGUB.
Questi commenti rilasciati all’IPS sono seguiti alla decisione della giunta, lunedì scorso, di abolire l’espulsione per quattro anni del diplomatico brasiliano Paolo Sergio Pinheiro, permettendogli di tornare in Birmania nelle prossime settimane. L’inviato per i diritti umani dell’Onu si era recato nel paese l’ultima volta nel novembre 2003; una visita che aveva lasciato il segno, quando Pinheiro aveva scoperto la presenza di cimici in una stanza riservata al colloquio con i prigionieri politici.
Il Consiglio di stato per la pace e lo sviluppo (SPDC), nome ufficiale della giunta, ha subito un’ondata di forti critiche internazionali per le severe misure adottate nel soffocare le proteste di piazza, nate per un improvviso rialzo dei prezzi della benzina e poi sfociate in una manifestazione contro il governo. Alla fine di settembre, i generali hanno fatto alcune concessioni, permettendo all’inviato speciale dell’Onu per la Birmania, Ibrahim Gambari, di visitare il paese in missione politica.
Ma questa concessione non ha fermato la giunta, che ha rinominato il paese Myanmar, dal perseguire con la forza altri dissidenti, monaci buddisti e qualunque sospetto simpatizzante dell’opposizione. Secondo alcune fonti a Rangoon, la recente abolizione da parte del regime del coprifuoco notturno non ha alleviato le tensioni, visto il continuo timore di sentire bussare alla porta di casa dopo il tramonto, per poi essere arrestati.
E anche l’annuncio dell'SPDC all’inizio di ottobre della nomina di un viceministro come intermediario tra il leader della giunta e il capo dell’opposizione per la democrazia, non si è tradotto in realtà. Aung Sang Suu Kyi, la leader per la democrazia che ha trascorso 12 degli ultimi 18 anni agli arresti domiciliari, continua a restare isolata da qualsiasi possibile iniziativa di riconciliazione. E lo stesso accade per i membri del suo partito politico, la Lega nazionale per la democrazia.
Nel week-end, la giunta ha ammesso di aver detenuto circa 3mila persone dopo la repressione di fine settembre, e ha avvertito che sarebbero state prese di mira altre persone sospettate di coinvolgimento nelle manifestazioni antigovernative. Le proteste di piazza cominciate a metà agosto sono state un raro riflesso di indignazione pubblica cui non si assisteva da vent’anni.
La visita di Pinheiro è stata considerata una prova del nove del grado di apertura della giunta verso l’impegno con la comunità internazionale. “La sua visita non dovrebbe limitarsi a un esercizio diplomatico di soli incontri con funzionari, ma gli dovrebbe essere consentito di condurre un’indagine su tutte le violazioni dei diritti umani commesse”, ha detto all’IPS Debbie Stothard di ALTSEAN, un’organizzazione regionale per i diritti umani. “Vorremmo che Pinheiro parlasse con i monaci e gli altri detenuti, per poter conoscere il loro destino”.
È altrettanto importante, secondo Bo Kyi, che l’SPDC assicuri all’Onu che i testimoni e le vittime che parleranno con Pinheiro non verranno arrestate dopo che l’inviato avrà lasciato la Birmania. “Ci sono seri dubbi sul fatto che riuscirà a condurre le sue inchieste in modo libero e aperto. E per questo gli deve essere garantito che le persone con cui parlerà non subiranno abusi dal regime e non verranno arrestate”.
L’AAPP, infatti, ha documentato casi in cui l’SPDC avrebbe preso di mira i prigionieri politici e gli attivisti che avevano rivelato dei dettagli a Pinheiro nelle sue precedenti visite. “Alcuni inviati dell’SPDC seguivano Pinheiro ovunque andasse, e minacciavano le persone di dire solo cose favorevoli se intervistate da lui”, aggiunge Bo Kyi. “Il popolo birmano lo sa, e questa volta avrà paura di parlare con Pinheiro”.
Simili impedimenti, comunque, non hanno frenato l’inviato dal tracciare un tetro scenario delle violazioni dei diritti umani in Birmania, nel presentare i suoi regolari rapporti all’Assemblea generale e al Consiglio dei diritti umani dell’Onu. In passato, Pinheiro aveva fatto luce sulle sventure dei 1.100 prigionieri politici del paese, l’uso del lavoro forzato, le dure restrizioni alle libertà politiche e civili e gli abusi sistematici contro le minoranze etniche della Birmania.
Che l’imminente visita di Pinheiro vada aldilà di ogni sua visita precedente quanto a pressioni politiche e forti aspettative, è prevedibile per la presenza di un altro elemento inquietante: dopo la brutale repressione delle proteste pacifiche, non è emerso nessun dato chiaro sul numero delle persone rimaste uccise. Mentre la giunta parla di 10 morti, secondo i gruppi antigovernativi le vittime sarebbero circa 200.
”È ancora tutto da vedere, prima di poter dire che ci sono stati dei progressi, e che la sua visita è stata un successo”, ha detto Zin Linn, dell’NCGUB. “Pinheiro dovrebbe sapere che attualmente in Birmania regna il terrore”.

