GIENEVRA, 12 ottobre 2007 (IPS) – I paesi in via di sviluppo sostengono di essere pronti a concludere il debole round di Doha sui negoziati commerciali esclusivamente sulla base degli obiettivi “di sviluppo” presenti nel mandato, e annunciano che non si lasceranno intimidire dai nuovi tentativi degli Stati Uniti di colpevolizzarli per le loro proposte costruttive.
Durante il recente incontro del consiglio generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), oltre 100 rappresentanti dei paesi in via di sviluppo si sono coalizzati per chiedere che gli obiettivi “di sviluppo”, come chiarito dal mandato di Doha, vengano inclusi nella bozza emendata dei parametri per l’accesso al mercato non agricolo, finalizzati alla riduzione delle tariffe industriali.
Nella dichiarazione congiunta, i paesi in via di sviluppo – guidati dal Sud Africa – sostengono che “le consultazioni di Doha riguardano lo sviluppo e i paesi in via di sviluppo, in particolare i Paesi meno sviluppati”. Il documento chiarisce nel dettaglio cosa dovrebbe includere la bozza del presidente dei negoziati per l’accesso al mercato non agricolo (NAMA – non-agricultural market access), l’ambasciatore canadese Don Stephenson, destinata a racchiudere la dimensione di sviluppo propria delle consultazioni di Doha.
Immediatamente, gli Stati Uniti hanno attaccato i paesi in via di sviluppo per una simile dichiarazione, definendola una minaccia per i negoziati. “Siamo molto preoccupati per questa proposta”, annuncia Sean Spicer, portavoce dell’ufficio di Rappresentanza per il commercio Usa. “Di fatto, potrebbe segnare la fine delle consultazioni di Doha”, ha detto, sottintendendo che i paesi in via di sviluppo dovrebbero poi assumersi la responsabilità del fallimento dei negoziati.
Secondo gli inviati dei paesi in via di sviluppo per il commercio, spostare la responsabilità su di loro non ha alcun fondamento, dato che ciò che si richiede è semplicemente un accordo sulla base del mandato chiarito dall’Agenda di sviluppo di Doha, dall’Accordo quadro di luglio 2004, e dalla Dichiarazione ministeriale di Hong Kong del 2005.
”La maggioranza dei membri dell’OMC si è impegnati a concludere le consultazioni di Doha sulla base del mandato di sviluppo”, ha detto all’IPS Faisal Ismail, inviato sudafricano presso l’OMC.
”Dopo la presentazione della bozza di luglio (da parte dell’ambasciatore Don Stephenson, presidente dei negoziati per l’accesso al mercato non agricolo), oltre 100 paesi in via di sviluppo hanno offerto una critica sostanziale dei difetti presenti in bozza, tuttavia, Stati Uniti e Unione Europea hanno continuato ad ignorare i nostri timori insistendo perché il pesante onere imposto dal testo venisse accettato, e perché i paesi in via di sviluppo negoziassero esclusivamente sulla base di quel testo”, denuncia Ismail.
”Il processo imposto da Usa e Ue è fondamentalmente ingiusto perché ai paesi in via di sviluppo viene chiesto di pagare con pesanti concessioni prima che i paesi sviluppati accettino una riduzione dei loro sussidi agricoli”, ha dichiarato. “È semplicemente inaccettabile, e non ci lasceremo intimidire dallo spostamento di responsabilità”.
In questione vi sono le variazioni e la flessibilità proposte da Stephenson per la riduzione delle tariffe. Secondo i paesi in via di sviluppo, le indicazioni del presidente sono diametralmente opposte al principio di reciprocità in base al quale viene richiesto ai paesi industrializzati di assumersi la maggiore percentuale di tagli rispetto ai paesi in via di sviluppo nei dazi di importazione sui loro prodotti industriali.
Le proposte del presidente richiederebbero ai paesi ricchi di tagliare le loro tariffe industriali di circa il 40 per cento, mentre i paesi in via di sviluppo dovrebbero ridurle di oltre il 55 per cento. Inoltre, il presidente ha ristretto le flessibilità accordate ai paesi in via di sviluppo.
In netto contrasto, i paesi industrializzati guidati dagli Usa hanno accolto le proposte del presidente. “È ora che le delegazioni confermino di voler negoziare sulla base del testo del presidente in tema di agricoltura e di NAMA, anche per quanto riguarda le variazioni e flessibilità di accesso al mercato contenute in queste bozze”, ribadisce in una dichiarazione Peter Allgeier, inviato Usa per il commercio.
Gli Usa sostengono di non poter assicurare un’estensione alla loro autorità di promozione commerciale, oggi scaduta, a meno che non venga soddisfatto il Congresso con qualche ambizioso incentivo di apertura del mercato nei paesi in via di sviluppo. Chiedono pertanto che il mondo in via di sviluppo concordi sugli esorbitanti impegni di accesso al mercato in tema di agricoltura, beni industriali e servizi. ”Non siamo pronti a firmare un assegno in bianco solo per accontentare il Congresso degli Stati Uniti”, ha dichiarato l’inviato di un paese in via di sviluppo che chiede l’anonimato, aggiungendo che gli Usa hanno adottato la posizione aggressiva di spremere tutti i paesi senza offrire niente in cambio.
Diversi paesi in via di sviluppo hanno inoltre evidenziato il grave squilibrio tra i negoziati agricoli di Doha e i NAMA. Ai ricchi paesi industrializzati piace l’insistenza di Usa, paesi dell’Ue e Giappone per l’apertura dei mercati industriali nei paesi in via di sviluppo, ha denunciato l’inviato sudafricano. Tuttavia, ha aggiunto, “l’agricoltura è l’ambizione delle consultazioni”, e “sulla sua base devono essere costruite le modalità per i NAMA, perché si giunga a un risultato paragonabile a quello ottenuto per l'agricoltura”.
”Lo scopo fondamentale del nostro documento è di rendere un contributo costruttivo ai negoziati restituendo equilibrio ai NAMA”, ha detto all’IPS l’inviato indiano per il commercio Ujal Singh Bhatia. “La dichiarazione contiene semplicemente quanto dichiarato nel mandato di Doha”.
Molti paesi in via di sviluppo come India, Brasile, Venezuela e Barbados hanno evidenziato la forte distinzione tra i parametri della bozza esistente per agricoltura e NAMA, sostenendo di poter lavorare sulla base della bozza del presidente per le modalità relative all’agricoltura, ma non per i NAMA.

