AMBIENTE-BRASILE: Mancanza di alloggi e servizi sanitari minaccia l’acqua potabile

SAN PAOLO, 12 giugno 2007 (IPS) – José Carlos Bezerra sa che le acque di scarico di casa sua vanno a finire direttamente nel bacino di Guarapiranga, che è la fonte d’acqua per milioni di persone che vivono nella città più grande del Brasile. Ma cosa posso farci, chiede, potendo appena permettersi di vivere in questo slum?

La sua baracca, costruita a ridosso di quella dei vicini, si trova esattamente sopra il corso d’acqua di Itupú, dove confluiscono le acque reflue di migliaia di altre abitazioni appena prima del suo sbocco nel fiume Guarapiranga, che rifornisce 3,8 milioni di abitanti della “grande San Paolo” (l’area metropolitana), una delle aree urbane più popolate al mondo, con i suoi 19 milioni di abitanti.

Pilastri di cemento piantati nel letto del ruscello sostengono la parte posteriore delle favelas di legno e mattoni, mentre l’altra metà è appoggiata a terra in modo precario lungo il ciglio di una gola alta tre metri, che si assottiglia ogni qualvolta le piogge provocano l’innalzamento del livello dell’acqua.

“Se crolla tutto, costruiremo altre case”, ha detto il suo vicino Luciano Da Silva, che come Bezerra ha lasciato il nord-est povero e semiarido del Brasile 10 anni fa, per cercare lavoro a San Paolo, insieme alla moglie e alla figlia piccola.

Lavoratore edile con impieghi saltuari, Da Silva non può far altro che vivere in questo posto così precario, visto che non può permettersi l’affitto di una casa più dignitosa, e per di più rifiuta di “invadere proprietà altrui”, riferendosi al movimento dei senzatetto in continua crescita a San Paolo e in altre città.

Non è pentito di essere venuto a San Paolo, perché qui guadagna in una giornata di lavoro “cinque volte di più che a Alagoas”, suo stato d’origine.

Ma le abitazioni di Da Silva e Bezerra verranno presto demolite, a causa dei lavori pubblici di canalizzazione della sorgente già avviati nel quartiere. La loro unica speranza è che “l’assistenza sociale” del Comune offra loro almeno un’aera dove poter costruire nuove case.

Euclides Lima, di 72 anni e con quattro figli, che ha lasciato il nord-est ma 40 anni fa, spera di avere più fortuna.

Spera di perdere solo un terzo della sua casa, costruita quasi completamente su un terreno stabile, ma in prossimità di una curva della sorgente. Previdente muratore in pensione, ha costruito lui stesso l’edificio in modo tale da poter aggiungere un secondo piano sulla parte salvabile, in caso di crollo della parte a rischio.

I tre immigrati del nord-est con le loro famiglie fanno parte dei 950.000 abitanti del bacino idrografico di Guarapiranga, e minacciano di inquinare irrimediabilmente l’acqua utilizzata da un quinto della popolazione di San Paolo. Nel 1991, secondo il censimento nazionale, quest’area era occupata da 550.000 persone.

L’aumento esplosivo della popolazione, che ha fatto di Guarapiranga “una sorgente urbana”, è dovuto all’espansione dei quartieri dormitorio circostanti il bacino, per la sua vicinanza con il “centro dinamico” di San Paolo, che ha continuato a crescere verso sud e ovest, concentrando grandi hotel e imprese che hanno generato posti di lavoro per gli abitanti delle favelas, ha spiegato Ricardo Araujo, responsabile della sanità nel segretariato sanità ed energia dello Stato di San Paolo.

“Non perdere il sistema Guarapiranga”, la seconda principale fonte di fornitura locale, è fondamentale per assicurare acqua potabile a sufficienza per l'area metropolitana, la cui popolazione continuerà a crescere fino al 2025, quando si calcola che raggiungerà i 23,5-24 milioni di abitanti, ha detto Araujo. Al momento, la fornitura è già al limite, con offerta e domanda praticamente dello stesso volume di circa 67 metri cubi al secondo, che varia secondo i periodi dell’anno, senza un margine di sicurezza. Un qualsiasi incidente può causare il razionamento in alcuni quartieri o città.

Per questo serviranno “nuove sorgenti”, per cui il segretariato della sanità progetta di ampliare le due fonti già esistenti nella grande San Paolo, recuperando l’acqua anche da un altro bacino esterno, il fiume Ribeira, il che comporterebbe alti costi di trasporto, oltre al fatto di dover risalire da 180 metri di profondità. L’incremento totale sarebbe di 12 metri cubi al secondo, senza contare i surplus di sicurezza.

In alternativa a Guarapiranga, bisognerebbe andare a cercare risorse idriche molto più lontano, con investimenti e costi operativi insostenibili per la popolazione povera, come per l’energia necessaria a pompare l’acqua, che già rappresenta il 20 per cento dei costi per la sanità nell’area metropolitana, ha spiegato Araujo.

Ma anche altre sorgenti sono minacciate dalla pressione demografica, come il bacino Billings, nella cui area circostante vivono circa 900.000 persone.

Dopo decenni di flussi permanenti la regione del Gran San Paolo ha smesso di attirare immigrati dall’interno del paese come accadeva negli anni ’80, il che ha permesso di fermare la rapida crescita della popolazione.

Ma a questa situazione si è sostituita una “forte migrazione interna” verso la periferia della città, con poveri espulsi dalle aree centrali per l’alto valore degli immobili e che hanno invaso i bacini principali, ha osservato Marussia Whately, coordinatrice del Programma per le sorgenti dell’Istituto non governativo Socioambientale (ISA).

E mentre gli abitanti dei quartieri centrali di San Paolo sono diminuiti, i municipi del sud dell’area metropolitana, come Embú-Guaçú, registrano una crescita demografica dal cinque al sei per cento all’anno, moltiplicando così i quartieri privi di misure sanitarie, ha spiegato.

Salvare il fiume Guarapiranga richiede misure pubbliche efficaci e rapide, dopo “anni di inefficienza e inattività”, ha lamentato Whately, in base a studi e iniziative dell’ISA in difesa del bacino.

È necessario “invertire la logica urbana”, che espande e concentra la popolazione nella periferia di San Paolo a discapito del centro. Ma la tendenza centrifuga è accentuata da un nuovo raccordo autostradale intorno alla città, che il governo sta costruendo per allontanare i veicoli pesanti in transito e ridurre il traffico in città, ha criticato l’esperta.

Dato che è impossibile allontanare la popolazione locale dalle aree con il maggiore impatto sulle sorgenti d’acqua, è necessario “deconcentrarla” per evitare che continui ad inquinare l’acqua, ha commentato.

Ma questo obiettivo è difficile da realizzare con un sistema sanitario inefficiente, con pochi impianti di trattamento delle acque reflue, che rendono necessario trasportarle per decine di chilometri in tubature che attraversano la città.

Interi municipi non hanno fognature e impianti di trattamento, e il trasporto dei liquami nei tubi aggraverà il problema, visto che le acque reflue non trattate finiscono direttamente nei bacini, senza poter essere prima parzialmente “depurate” dalle sorgenti; una potenzialità limitata, ma che potrebbe essere migliorata, secondo Whately.

Araujo, da parte sua, ha riconosciuto l’inadeguatezza del vecchio sistema “monopolistico” di trattamento delle acque, che è in funzione da quaranta anni e non può essere ristrutturato ma solo sostituito con nuovi impianti; ma ha negato che la maggior parte delle acque reflue finiscano nel fiume Guarapiranga senza trattamento.

”Gran parte viene incanalata verso l’esterno” del bacino, ha assicurato, spiegando che il problema è che la separazione tra le acque di scarico e quelle piovane, adottata in Brasile, non funziona nei quartieri poveri.

Quanto agli effetti del raccordo autostradale, che comprende ponti sui fiumi Guarapiranga e Billings, Araujo non crede che attirerà molti nuovi abitanti, poiché il tentativo di incoraggiare questa emigrazione verso la periferia era già stato fatto con la costruzione delle autostrade, che ora dovranno essere collegate dall’anello autostradale.

D’altra parte, questa costruzione promuoverà un miglioramento economico nella regione metropolitana, riducendo la tensione dell’inquinamento sulle sorgenti, ha commentato.

A suo parere, la povertà è il fattore principale del deterioramento ambientale nei bacini, con le occupazioni illegali che rendono difficile una bonifica completa.

L’inquinamento delle fonti d’acqua costituisce di fatto “un problema socio-ambientale”, ha confermato Marco Antonio Lucena, amministratore del Parco Ecologico di Guarapiranga, creato nel 1999 per proteggere due dei 28 chilometri di sponde del bacino, conservando 250 ettari di boschi.

Con diverse iniziative di educazione ambientale e attività culturali, sportive e sociali sviluppate nel parco, si cerca di indirizzare la popolazione delle periferie, molto povera, alla difesa della risorsa naturale da cui dipende l’intera popolazione metropolitana.

I lavoratori vengono reclutati quasi tutti nei quartieri circostanti. Nei campi di football giocano 16 squadre delle zone limitrofe, c’è collaborazione con le scuole vicine, presentazioni di gruppi teatrali e musicali e un centro per l’accesso della popolazione locale a Internet, ha spiegato Lucena.

I circoli sportivi che in passato attiravano le classi medie sono alleati nella conservazione ambientale, per mantenere pulita la costa e impedire che venga occupata dalle case, ma oggi sono in declino, visto che i suoi vecchi soci hanno paura di attraversare i quartieri poveri e violenti circostanti il bacino, ha lamentato.

Ma il governo sta progettando la creazione di cinque nuovi parchi, e il recupero delle attività ricreative.

Il movimento dei Lavoratori senza terra (MTST), che ha come priorità l’occupazione di terre incolte nelle periferie per installarvi insediamenti popolari, ha portato avanti da marzo a metà maggio un accampamento di 3.500 famiglie a Itapecerica da Serra, un comune situato nel bacino di Guarapiranga.

Il governo ha promesso che verranno costruiti alloggi per buona parte delle persone interessate.

Questa mobilitazione rafforza la tendenza della metropoli ad espandersi verso la periferia, con i suoi effetti negativi e ostacolando la necessaria rivitalizzazione del centro di San Paolo, dove ci sono 400.000 alloggi non occupati, ha commentato Nelson Saule, esperto dell’Istituto Polis.

La periferia della città manca delle infrastrutture fisiche, dei servizi e delle opportunità di lavoro che offre il centro, ha specificato.

Si tratta di una “visione accademica, di chi non conosce la realtà del deficit abitativo, i quartieri poveri e le necessità reali delle persone che vivono lì”, ha lamentato Guilherme Boulos, un leader del movimento dei 'senza terra'.